LAVORO
IL MERCATO DEL LAVORO NEL 2024 – ANDAMENTI E TENDENZE IN ATTO
Le dinamiche occupazionali nazionali
MANTOVA – L’Istat, nel comunicato stampa relativo all’andamento del mercato del lavoro dell’ultimo quadrimestre 20241, descrive il proseguimento della crescita del numero di occupati: nella media del 2024 si è registrato un incremento del 1,5% (+352mila).
Alla crescita dell’occupazione si associa una diminuzione della disoccupazione. Nel 2024 si intensifica, rispetto al 2023, la riduzione del numero di persone in cerca di occupazione (-283 mila, – 14,6% in un anno) che scende a 1 milione 664 mila e il tasso di disoccupazione cala al 6,5% (-1,1 punti rispetto al 2023).
Nel 2024, dopo tre anni consecutivi di forte calo, torna a crescere il numero di inattivi di 15-64 anni (+56 mila, +0,5% in un anno. La variazione positiva è sintesi dell’aumento di coloro che non cercano e non sono disponibili a lavorare (+175 mila, +1,7%) e del calo delle forze di lavoro potenziali (-119 mila, -5,4%), ossia la componente degli inattivi più vicina al mercato del lavoro.
Il tasso di inattività 15-64 anni si attesta al 33,4% (+0,1 punti rispetto al 2023). L’aumento del tasso di occupazione e di quello di inattività è lo stesso per uomini e donne (rispettivamente, +0,7 e +0,1 punti in un anno); il calo del tasso di disoccupazione è invece più marcato per le donne (-1,4 punti rispetto al -0,9 degli uomini). Pertanto, rimangono inalterati ed elevati i divari di genere – ovvero la differenza tra i tassi maschili e femminili – relativi a occupazione e inattività (+17,8 punti e -18,1 punti); il gap per il tasso di disoccupazione scende a -1,5 punti.
Nella ricerca di lavoro, rivolgersi a parenti, amici e conoscenti rimane il metodo più diffuso, seppure in flessione rispetto all’anno precedente (74,6%, -2,0 punti), seguito dall’invio di curricula (66,8%, +1,9 punti); aumenta la quota di chi ha cercato lavoro rivolgendosi al Centro pubblico per l’impiego (28,9%,
+3,2 punti), di quanti hanno cercato lavoro consultando offerte (50,9%, +3,4 punti) oppure rispondendo o pubblicando annunci (33,2%, +3,3 punti).
Le dinamiche occupazionali provinciali
Per il 2024 i dati provinciali fotografano un quadro che rispecchia l’andamento nazionale.
I dati Istat provinciali rilevano, nel 2024 rispetto ai due anni precedenti, una leggera crescita del numero di occupati. L’indagine sulle forze lavoro rileva un numero di occupati pari a oltre 183mila con un aumento in valori assoluti di oltre 1.600 persone. Il tasso di occupazione si assesta al 52,5% confermando un tasso di occupazione femminile pari al 42,9% e quello maschile pari al 62,3%.
A fronte di un lieve aumento dell’occupazione, nel 2024 la disoccupazione provinciale raggiunge livelli tali per cui si può parlare di disoccupazione frizionale, ovvero sussistono le condizioni per cui le persone sono temporaneamente disoccupate mentre cercano il lavoro giusto o cambiano impiego; c’è un periodo di tempo necessario affinché la domanda e l’offerta di lavoro si incontrino.
L’Istat rileva un tasso di disoccupazione pari al 3,6%, valore più basso degli ultimi 20 anni, e un numero di disoccupati pari a 6.537, il 27% in meno rispetto al 2023.
Permane il divario di genere nella 1 https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/03/Mercato-del-lavoro-IV-trim_2024.pdf
partecipazione al mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione femminile supera di 3 punti percentuali quello maschile.
In questo contesto di calo della disoccupazione si inserisce l’aumento costante, almeno rispetto al 2022 del numero di inattivi, nel 2024 ammontano a oltre 72mila. In particolare, l’aumento è dovuto alle donne cha passano da oltre 45mila a circa 47mila.
Si specifica che non tutti gli inattivi sono uguali, perché l’Istat considera inattivi oltre coloro che non cercano e non sono immediatamente disponibili al lavoro anche chi non cerca ma è disponibile e chi cerca ma non è disponibile in quel momento, identificando le forze di lavoro potenziali, quel segmento di inattività più prossimo al confine della partecipazione. L’Istat non fornisce il dettaglio provinciale ma considerare che tra gli inattivi c’è anche una componente più vicina al mercato del lavoro auita ad interpretare meglio il calo della disoccupazione.
L’evoluzione del mercato del lavoro mantovano per il 2024 non si caratterizza solo da buon bilanciamento dell’occupazione ma occorre tener conto anche dall’aumento del mismatch tra domanda e offerta di lavoro
Il bollettino provinciale riferito all’anno 2024 del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, sottolinea da una parte l’aumento del numero di lavoratori previsti in entrata nelle imprese, che passano da 34.110 nel 2023 a 34.460 nel 2024, ma dall’altra la crescita significativa delle difficoltà delle imprese nel trovare i profili ricercati: la percentuale delle entrate di difficile reperimento sale dal 49% nel 2023 al 52% nel 2024.
Secondo le imprese mantovane le difficoltà di reperimento di personale sono solo in parte associate ad una formazione inadeguata ma perlopiù nascono da una offerta ridotta e non sufficiente, da una carenza di capitale umano disponibile.
Infatti, l’analisi dell’andamento del mercato del lavoro ormai non può più prescindere dalla lettura dell’andamento demografico. Si sta verificando una situazione generale di cambiamento della struttura occupazionale caratterizzandola da un invecchiamento della popolazione.
Le previsioni dell’andamento demografico della popolazione residente totale per classi di età, indica che dal 2024 al 2040 la struttura della popolazione cambierà significativamente, con un aumento del tasso di dipendenza degli anziani – rapporto tra la popolazione anziana (65 anni e oltre) e la popolazione in età lavorativa (15-64 anni) – che raggiungerà il 52. Un alto tasso di dipendenza degli anziani indica un potenziale squilibrio generazionale e un maggiore carico sociale ed economico sulla popolazione attiva. Ci si aspetta che la popolazione continui ad invecchiare, con un incremento della fascia di età superiore ai 65 anni, mentre la popolazione in età lavorativa e i giovani diminuiranno progressivamente entro i prossimi 10 anni, per tornare a crescere, questi ultimi (nella fascia 0-14) negli anni successivi.
Quindi, abbiamo non solo meno giovani che potranno lavorare ma meno giovani in generale; pertanto, i giovani nel mercato del lavoro sono diventati una merce molto rara che è necessario trattenere all’interno delle realtà aziendali.
Le dinamiche lavorative provinciali
I dati proposti nel presente rapporto ed elaborati a partire dalla banca dati provinciale che consentono di osservare puntualmente i fenomeni in atto a livello territoriale e settoriale, confermano nello specifico un lieve aumento dell’occupazione con valori degli eventi lavorativi in aumento rispetto a quelli del 2023. Si osserva una crescita complessiva del 2%: oltre 3 mila comunicazioni in più. Il saldo tra avviamenti e cessazioni continua ad essere positivo (+2.878 avviamenti).
Quest’anno il rapporto è arricchito dalla sezione riguardante i saldi annualizzati: il saldo annualizzato rappresenta la differenza tra il totale degli avviamenti e delle cessazioni registrati negli ultimi 12 mesi. Questo indicatore permette di misurare la variazione netta delle posizioni lavorative su base annua, offrendo una visione più stabile rispetto al saldo mensile e al semplice saldo annuale, influenzato dalle fluttuazioni dei fenomeni mensili. L’indicatore rileva le variazioni tendenziali, ossia quanto è capitato nell’arco di un intero anno.
La lettura dei saldi annualizzati da gennaio 2020 a dicembre 2024 evidenzia che dopo il crollo registrato nel 2020, causato dalla crisi della pandemia, si è verificata una forte crescita nel 2021 dovuto alla ripresa delle assunzioni con successivo rallentamento nel 2022. La diminuzione dei valori dei saldi non indica un crollo dell’occupazione perché i valori rimangono comunque sempre positivi ma si osserva un fisiologico rallentamento. Nei due anni successivi la crescita si è consolidata registrando un aumento costante.
Il rimbalzo degli avviamenti nel post covid è stato trainato principalmente dai contratti a tempo determinato e in somministrazione. Nel 2022 si è registrata la ripresa dei contratti a tempo indeterminato, che hanno sostenuto l’occupazione, mentre tutte le altre forme contrattuali hanno registrato un calo fino al raggiungimento del saldo negativo nel 2023. Nel 2024 si osserva una leggera diminuzione dell’utilizzo del tempo indeterminato, che mantiene comunque un saldo positivo, accompagnata dalla crescita della somministrazione.
La precarietà del mercato del lavoro mantovano è ancora indiscussa: il 51% delle assunzioni avviene con tempi determinati. I contratti di lavoro permanenti rappresentano il 16% del totale degli avviamenti contro l’84% delle forme contrattuali flessibili.
Rispetto al 2023, si osserva una diminuzione dei rapporti a tempo indeterminato, di apprendistato e intermittenti, mentre risulta un incremento dell’impiego di contratti di somministrazione pari al +10%.
Il settore che assorbe la maggior parte dei nuovi contratti di lavoro nel 2024 è il settore manifatturiero con una quota del 20%, seguono l’agricoltura con il 13%, l’istruzione con’11% e il commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 9%.
Analizzando l’evoluzione degli avviamenti nei principali settori economici dal periodo post covid ad oggi, si rileva un aumento costante del trasporto e magazzinaggio, delle attività professionali e scientifiche e del commercio all’ingrosso e al dettaglio. L’istruzione registra un forte aumento tra il 2020 e il 2022 per poi rallentare e i servizi di alloggio e ristorazione, dopo una crescita costante fino al 2023, registrano un calo nel 2024. Infine, l’agricoltura si mantiene stabile con un leggero recupero nel 2024.
Alcune specificità: skill level e giovani
I dati di flusso permettono di approfondire alcune tematiche quali il livello di abilità degli avviamenti e le dinamiche lavorative dei giovani tra 18 e 29 anni.
Lo studio del livello di skill (lo skill level indica il livello di istruzione formale necessaria allo svolgimento della professione ) permette di osservare nel 2024, in provincia di Mantova gli avviamenti riguardano prevalentemente mansioni corrispondenti a profili professionali di medio-basso livello, mentre le figure professionali di alto livello corrispondono al 15% del totale; analizzando lo skill level rispetto ai settori economici si osserva che la manifattura ha assunto prevalentemente profili di medio livello, l’agricoltura ha concentrato le assunzioni su figure di basso livello e l’istruzione si distingue per l’avviamento di figure di alto livello.
Arrivando più nel dettaglio e analizzando le figure professionali delle assunzioni, si osserva che le prime due qualifiche sono le professioni non qualificate nel commercio e servizi e le professioni non qualificate nell’agricoltura e allevamento. A seguire ci sono gli specialisti della formazione e della ricerca e le professioni qualificate nelle attività ricettive e ristorazione
Le comunicazioni obbligatorie riferite all’anno 2024, per i giovani tra i 18 e i 29 anni, ammontano complessivamente a 61.882, Il 38% sono avviamenti e il 34% sono cessazioni di rapporti di lavoro. Gli avviamenti dei giovani rappresentano il 33% del totale provinciale. Il saldo tra avviamenti e cessazioni è positivo, pari a 3.024.
I contratti di lavoro permanenti rappresentano il 17% del totale degli avviamenti contro l’83% delle forme contrattuali flessibili. Tra queste, i contratti a tempo determinato incidono maggiormente rappresentando il 49% degli avviamenti.
Il settore manifatturiero si conferma il più rappresentativo in termini di avviamenti in valore assoluto, anche per gli under 30, con 5.051 inserimenti. Analizzando il peso percentuale degli under 30 sul totale degli avviamenti, emerge che i settori che investono maggiormente nei giovani sono: le attività dei servizi di alloggio e ristorazione con il 55%, le attività artistiche e sportive con il 48% e il commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 47%
Dichiarazioni di immediata disponibilità
Per effetto dell’art. 19 del decreto legislativo n.150 2015 del Jobs act “Sono considerati disoccupati i soggetti privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro di cui all’articolo 13, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego”.
Nell’anno 2024 sono state presentate 6.098 Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro (DID), in calo del 2% rispetto all’anno precedente.
Il maggior numero di Dichiarazioni di Immediata Disponibilità al lavoro è stato presentato da persone tra i 20 e i 24 anni di genere femminile (53%); la percentuale degli italiani è pari al 72% del totale e gli stranieri rappresentano il restante 28%. Oltre la metà delle dichiarazioni di immediata disponibilità al lavoro vengono rilasciate da persone con titolo di studio pari alla licenza media.
La suddivisione territoriale dell’analisi delle dichiarazioni di immediata disponibilità al lavoro mostra come sia il Centro per l’Impiego di Mantova quello che registra il maggior numero di soggetti in cerca di occupazione, pari a 2.513 (41%), segue il CPI di Castiglione delle Stiviere con il 30% (1.582 soggetti), il CPI di Suzzara con il 13% (950 soggetti), Viadana con il 12% (714) ed infine Ostiglia con il 4% (339).
Conclusioni
In conclusione, possiamo affermare, così come riportato anche nel Rapporto annuale dell’Istat, che attualmente il mercato del lavoro è caratterizzato da chiari contrasti: se da un lato si conferma la crescita sostenuta del numero di occupati, dall’altro emergono fragilità strutturali che minano la qualità del lavoro. Le aziende si devono sempre più confrontare con candidati che valutano il proprio lavoro sulla base di una chiara equazione di valore: stipendio + crescita professionale + flessibilità. È su questi tre pilastri, ormai imprescindibili, che vanno costruite le fondamenta della cultura aziendale.
Le aziende stesse, durante il World Cafè a tema “Servizi per il lavoro: imprese, enti e istituzioni” organizzato a marzo 2025, hanno evidenziato criticità nella ricerca di personale qualificato. E’ emerso il tema ricorrente del mismatch tra domanda e offerta di lavoro; ovvero la difficoltà di far incontrare le competenze dei candidati con le esigenze delle imprese.
Le aziende hanno segnalato una crescente richiesta di profili con competenze tecniche specializzate, spesso legate a tecnologie emergenti, che non sempre sono presenti tra i candidati disponibili sul mercato. Inoltre, è emersa la difficoltà nel trovare candidati con soft skills, come motivazione, determinazione, autonomia, capacità di lavorare in gruppo, flessibilità e proattività, sempre più richieste dalle aziende moderne.
Infine, le imprese hanno sottolineato l’importanza di approfondire, soprattutto in fase assuntiva, i valori dei candidati per assicurarsi che si integrino al meglio nella cultura aziendale e per evitare che i migliori talenti guardino altrove.
Il tema dell’attrattività aziendale, ovvero della capacità di un’azienda di attrarre e trattenere talenti qualificati diventerà sempre più importante da affrontare dato l’incremento del flusso migratorio dei giovani talenti: secondo uno studio presentato al Cnel dalla Fondazione Nord Est, in tredici anni, dal 2011 al 2023, circa 550mila giovani italiani tra i 18 e 34 anni sono emigrati. L’emigrazione dei giovani non solo rende più difficile per le imprese la ricerca di persone da assumere ma accentua enormemente il mis-match tra domanda e offerta di competenze.


