Sabato 25 ottobre, presso lo Spazio Espositivo “Diritti a Colori” in Via San Longino 1/b in centro storico a Mantova, si è tenuta l’inaugurazione della Mostra “KAIROS – L’arte come educazione sentimentale” dell’artista Federica Aiello Pini, curata da Carlo Micheli.
La Mostra, che fa parte della rassegna culturale autunnale della Biblioteca Popolare “B. Vezzani” in corso fino a dicembre, sarà aperta fino al 9 novembre su prenotazione nei giorni feriali da mercoledì a venerdì con orario 9.30-12.30 | 16.00-18.00 con possibilità di presenza dell’artista per visite guidate e con accesso libero sabato e domenica con orario 10.00-12.30 | 16.00-19.00.
Oltre alla presentazione delle opere esposte da parte dell’artista e del curatore, il prof. Stefano Iori di Mantova Poesia ha letto alcuni passi tratti dalla sua raccolta poetica “Flussi 2023/2025”.
Grande è stata l’affluenza da parte del pubblico cittadino e non. Ringraziamo tutti i partecipanti all’evento.
Ricordiamo che la rassegna della Biblioteca Popolare “B. Vezzani” ha ricevuto il patrocinio di: Regione Lombardia, Provincia di Mantova, Comune di Mantova, Città di Curtatone, Città di San Benedetto Po, Rete Bibliotecaria Mantovana, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano – Comitato di Mantova, Mantova Poesia, Associazione “Curtatone Speme d’Italia”, Associazione Mazziniana Italiana, Alfaomega Organizzazione di Volontariato, Società Storica Lombarda, A.N.P.I. – Comitato Provinciale di Mantova “Renato Sandri”, Istituto Araldico Genealogico Italiano (IAGI), Associazione Insigniti Onorificenze Cavalleresche (AIOC), International Confederation of Genealogy and Heraldry (CIGH), Istituto Mantovano di Storia Contemporanea, MUDRI – Museo Diffuso del Risorgimento, A.M.I.R.I. (Associazione nel Mondo Insigniti Repubblica Italiana), Associazione Militari in Congedo.
L’Associazione “Faro Tricolore” ha concesso il patrocinio relativamente agli incontri di approfondimento sul Risorgimento Italiano.
FEDERICA AIELLO PINI
KAIROS – L’Arte come educazione sentimentale
Testo critico di Carlo Micheli
Nel tempo rarefatto delle opere di Federica Aiello Pini, la materia non è mai inerte. È pelle, respiro, vibrazione. La carta, fragile e porosa, si trasforma in superficie viva, attraversata da gesti che trattengono il tempo e lo lasciano evaporare. Ogni piega, ogni strappo, ogni cucitura è un atto di resistenza poetica, una forma di ascolto. Le sue opere non si impongono: si insinuano. Non si offrono come oggetti finiti, ma come spazi aperti, come soglie da attraversare.
Federica lavora con il tempo, non con quello misurabile del kronos, piuttosto le sue creazioni vibrano nel kairos, il tempo qualitativo, interiore, sospeso. Un tempo che non si narra, ma si sente, che non si accumula, ma si dissolve. Anche le stratificazioni di materia non narrano una storia: sedimentano memorie senza racconto, emozioni senza parola. È il tempo della sensazione, del ricordo che insiste anche quando non lo si può nominare.
In questo paesaggio, anche l’ombra non è più semplice proiezione. È materia viva, interlocutore silenzioso, presenza che rivela. Federica non la teme: la cerca, la accoglie, la lascia entrare nell’opera fino a farla diventare parte del suo tessuto. L’ombra non nasconde, amplifica. Non sottrae, rivela. È il controcanto della luce, il respiro profondo che dà corpo all’assenza. In un mondo che tende a semplificare, a polarizzare, l’ombra ci ricorda la complessità, la profondità, la necessità di sostare anche nell’indefinito.
Pure il recupero di frammenti di opere passate è un gesto centrale nella sua poetica e non si tratta di un mero atto creativo, piuttosto di un significativo atto di memoria. Federica cuce il tempo, lo stratifica, lo conserva. In un’epoca segnata dall’avvento dell’intelligenza artificiale, dove la memoria rischia di diventare archivio impersonale, automatizzato, l’arte ci rammenta che ricordare è un gesto umano, affettivo, culturale. È un modo per dare valore all’esperienza, per riconoscere ciò che ci ha attraversato, per non perdere ciò che ci ha formato. La memoria, nelle opere di Federica, non è nostalgia: è resistenza.
Ma ciò che rende il suo lavoro profondamente necessario oggi è la tensione etica che lo attraversa. Federica crede nell’arte come strumento educativo, come veicolo di trasformazione sociale. Il suo messaggio, fatto di grazia e sensibilità, si rivolge soprattutto ai giovani, come una delicata educazione sentimentale al bello, all’amore consapevole, alla cultura, alla gentilezza. In un mondo ferito da odio e violenza, le sue opere diventano luoghi di cura, di ascolto, di resistenza gentile. Un invito a costruire una società più attenta ai bisogni dell’altro, più sensibile, più positiva.
L’educazione sentimentale, in questo contesto, non è un lusso: è una necessità. È l’unico mezzo per giungere alla realizzazione di una società migliore. Un’educazione che forma alla bellezza, alla responsabilità, alla relazione. Le opere di Federica sono strumenti di questa pedagogia silenziosa, capaci di parlare al cuore prima che alla mente. Un’arte che non istruisce, ma trasforma. Che non insegna, ma accompagna.
Da qui nasce anche l’incontro con “Diritti a Colori”, progetto che condivide la stessa tensione verso il fare “con” e “per” amore. Una convergenza naturale, una risonanza etica che trasforma l’atto creativo in gesto civile. L’arte non come ornamento, ma come azione. Non come prodotto, ma come processo. Non come oggetto, ma come relazione.
Le opere di Federica non si collocano dunque in una cronologia, ma in una risonanza. Sono luoghi dove il tempo si fa esperienza, dove il fragile diventa forza, e il silenzio si fa voce. Un invito a entrare nel kairos e restarci. A lasciarci attraversare da ciò che non si vede, ma insiste. A credere, ancora, che l’arte possa educare, trasformare, guarire.


