Riclassificazione dei Comuni montani, nessuna intesa in Conferenza delle Regioni sul provvedimento del Governo

Oggi a Roma la seduta della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. In regione i Comuni montani erano 99, numero che si conferma con alcune variazioni in ingresso e in uscita.

L’assessore Baruffi: “Risultato insoddisfacente ma abbiamo ridotto i danni. E sul fronte delle risorse la Regione ripristinerà con propri mezzi l’equilibrio costruito in Emilia-Romagna in questi anni”

BOLOGNA – “Sulla riclassificazione dei Comuni montani è mancata l’intesa come avevamo ampiamente anticipato. Consideravamo sbagliati i criteri inseriti, a monte, nella legge, a valle non si poteva che arrivare ad un risultato non soddisfacente”.

Così l’assessore regionale alla Montagna, Davide Baruffi, al termine della seduta della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, tenutasi questa mattina a Roma, dove è mancata l’intesa sul provvedimento del Governo relativo alla riclassificazione dei Comuni montani.

“Già nei prossimi giorni- ha annunciato Baruffi– incontrerò i comuni montani, sia quelli inclusi che quelli esclusi: se la legge nazionale esclude, quella regionale resterà inclusiva. E dove il Governo toglie risorse agli esclusi, la Regione ripristinerà con propri mezzi l’equilibrio costruito in Emilia-Romagna in questi anni, da Rimini a Piacenza. E questo senza contrapposizione tra crinale e valle. Ma, al contrario, promuoveremo strategie di integrazione, cooperazione e solidarietà. Non a caso, in previsione dei guasti che la legge nazionale avrebbe potuto produrre, già in legge di bilancio 2026/2028 abbiamo aumentato del 60% le risorse del Fondo montagna regionale e questo ci consentirà di non penalizzare nessun comune”.

In Emilia-Romagna i Comuni montani erano 99, numero che si conferma con alcune variazioni in ingresso e in uscita. Restano esclusi i seguenti Comuni: Varano De’ Melegari per la provincia di Parma; Monte San Pietro, Sasso Marconi, Marzabotto, Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelice per la provincia di Bologna; Mercato Saraceno e Sogliano al Rubicone per la provincia di Forlì-Cesena.

Acquisiscono invece la montanità i Comuni: Alta Val Tidone, Piozzano, Travo, Gropparello, Lugagnano Val d’Arda e Vernasca per la provincia di Piacenza; Langhirano per la provincia di Parma; Modigliana e Civitella di Romagna per la provincia di Forlì-Cesena. Per altro anche i comuni inclusi dalla legge nazionale in Emilia-Romagna erano già riconosciuti montani dalla legge regionale che ne comprende 121.

“A conti fatti, si è verificato quanto avevamo paventato: mesi di dannosa contrapposizione tra Alpi e Appennino, così come tra comuni di crinale e comuni collinari- ha aggiunto l’assessore-. E tutto questo per cosa? Per decidere come distribuire 200 milioni tra 4 mila comuni: poco più erano, poco meno rimangono. Il confronto di queste ultime settimane, nonostante tutto, non è stato inconcludente: il provvedimento esce profondamente modificato rispetto all’impostazione iniziale. Abbiamo ridotto i danni e molti comuni inizialmente esclusi sono alla fine rientrati. Nonostante il dissenso di impostazione che ci ha visto contrapposti, riconosco al ministro Calderoli la disponibilità a modificare non poco il provvedimento, rendendo gli effetti negativi piuttosto contenuti. Anche per questo, però, torniamo a chiedere al Governo se questa non-riforma valesse davvero la pena, visto che, numeri alla mano, la montagna ha partorito un topolino. Se avessimo impegnato questo tempo a concordare misure per affrontare i problemi della montagna, anziché contrapporci su chi includere o escludere, avremmo certamente reso un servizio migliore al Paese, anzitutto alle cittadine e ai cittadini che vivono in Appennino”.

“A dimostrazione che il nostro dissenso non era preconcetto- conclude Baruffi-, c’è l’accordo raggiunto un minuto dopo per procedere rapidamente al riparto delle risorse. È interesse di tutti mettere a disposizione dei comuni montani anche le poche risorse che il Governo stanzia, peraltro le stesse ormai da cinque anni, senza alcun adeguamento inflattivo”.

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