POMODORO. Coldiretti Mantova: accordo sul prezzo non ancora raggiunto

L’aumento dei costi di produzione rischia di pesare sulle aziende agricole

MANTOVA – Nella campagna agraria di primavera, con le piantine nei vivai già prenotate, c’è ancora un grande assente: il contratto sul prezzo del pomodoro, un’incognita che lascia il comparto nell’incertezza, proprio mentre il boom dei prezzi del gasolio agricolo (+23%) e dei fertilizzanti (+36% in una settimana) stanno prospettando un aumento dei costi in campo preoccupanti per la tenuta delle aziende. Solo per il carburante la spesa per azienda è stimata in crescita di oltre 600 euro ad ettaro.

A lanciare l’allarme è Coldiretti Mantova, in una provincia che coltiva intorno ai 4.400 ettari, pari al 44% dell’intera superficie regionale (Cremona è la seconda realtà provinciale con oltre 2.800 ettari).

Il nodo dei costi rischia di pesare sulla tenuta delle imprese agricole, più che mai in preda all’incertezza per mercati volatili e depressi nelle voci produttive strategiche: mais, grano, soia. “In questo frangente di difficoltà e senza reali alternative colturali in grado di assicurare remuneratività alle aziende agricole, i produttori sono sempre più invogliati a spingersi verso il pomodoro, innescando il rischio di una sovrapproduzione che trascinerebbe i listini verso il basso”, mette in guardia Fabio Perini, presidente di Coldiretti Castellucchio ed esperto nel settore dell’oro rosso.

La trattativa interprofessionale, infatti, sarebbe arenata su uno scontro legato appunto ai prezzi di conferimento del pomodoro per la campagna in corso, sulla quale pesa il sentiment di un lieve incremento delle superfici nel Nord Italia, che potrebbe portare a un aumento conseguente delle produzioni e al rischio di esubero produttivo.

Uno scenario analogo lo sta vivendo la California, dove le superfici nel 2026 dovrebbero ridursi dell’11% secondo le proiezioni del National agricultural statistics service. “La filiera del pomodoro in California, così come in Spagna – precisa Perini – ha tempi di reazione alle crisi molto più rapida rispetto all’Italia, con una capacità di riprogrammare le campagne produttive in base agli stock di magazzino, alle previsioni sui consumi e alle esigenze del mercato, in modo da difendere gli equilibri di prezzo lungo la filiera”.

Nel Nord Italia i costi di produzione – al netto delle ultime fiammate su carburante e fertilizzanti che sono una ulteriore pressione – si aggirano fra i 10mila e i 12mila euro all’ettaro, stima Antonio Paganini, agricoltore di San Fermo di Piubega, che coltiva circa 380 ettari a pomodoro. Aumentare le produzioni oltre la capacità produttiva degli stabilimenti di trasformazione espone alle incognite del meteo, dal momento che per lavorare maggiori volumi di prodotto sarebbe necessario dilatare la campagna di raccolta, già oggi procrastinata verso la metà di ottobre.

Nel 2025 le parti raggiunsero un’intesa intorno ai 142,5 euro alla tonnellata, con variabili legate al grado brix e ad altri parametri che per il 2026 potrebbero essere più stringenti per il mondo agricolo, vista appunto una possibile spinta produttiva. Il condizionale è d’obbligo, avverte Coldiretti Mantova, anche perché la trattativa è in corso e non è ancora stato concordata alcuna cifra e la relativa scaletta.

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