Personale di Noemi Priolo a Venezia, ERBALUCE esplorando il rapporto tra natura e materia

Bubble Space

Dorsoduro 19, Venezia

dal 3 maggio al 22 novembre 2026

Opening 2 maggio 2026, ore 18.00

Noemi Priolo. Disgrabeidi, ancestors from the future. The couple; 2022; Resin, mixed media, cm25x25x5,5.Courtesy of Tha Artist

VENEZIA – Bubble Space presenta ERBALUCE, mostra personale di Noemi Priolo a cura di Vincenzo Alessandria, aperta al pubblico dal 3 maggio fino al 22 novembre 2026 presso lo spazio di Dorsoduro 19 a Venezia.

C’è un tipo di spazio che non racconta storie, ma le rende possibili. ErbaLuce è questo: un ambiente in cui materia organica, sintetica e trasformata si incontrano in un equilibrio instabile, aprendo una crepa nella percezione ordinaria. Non un altrove da immaginare, ma le condizioni concrete per immaginarlo.

Noemi Priolo. Fly qb, 2025, Resin, salt, Mixed media, Cm 30x60x5 _crediti Andrea Rosset

Centrale allo spazio si erge il lavoro che dà il titolo alla mostra: una grande installazione scultorea che prende forma come una pianta immaginaria, ispirata al cardo selvatico dei paesaggi aridi del Mediterraneo. Dallo stelo in alluminio si sviluppano foglie, spine e fiori in vetro che emergono da un terreno di pietra lavica. I fiori assumono la forma di mani giunte in preghiera, tese verso l’alto, evocando un gesto che appartiene tanto alla spiritualità quanto alla dimensione naturale del corpo.

Noemi Priolo_965_2019_Resina, mixed media_170 x 120 x 10cm.Courtesy of The Artist

La trasparenza del vetro trasforma ciò che potrebbe essere fragile in una presenza tagliente, luminosa, necessaria: ogni elemento sembra spingere verso l’alto come se il suolo fosse attraversato da una forza sotterranea. La pianta che dà titolo alla mostra è descritta come una specie infestante capace di emanare spore velenose. Ma il veleno, in questo caso, non distrugge: conduce a uno stato di pace e di gioia. Attraverso questo paradosso, Priolo introduce l’idea di un passaggio trasformativo. I fiori a forma di mani preganti non invocano una divinità esterna, ma suggeriscono un gesto di ascolto e riconciliazione con la materia stessa del mondo.

Noemi Priolo_AmorMundi_2021 Resin and mixed media 10x85x35.Courtesy of Tha Artist

Ad animare ulteriormente lo spazio è Amor Mundi, una serie di nove sculture che si propagano nell’ambiente come un’apparizione silenziosa e persistente. I suoi elementi – corpi compatti, dalla superficie lucida, quasi seducente – affiorano in più punti della sala espositiva, ripetendosi come una forma di invasione gentile. La loro configurazione richiama morfologie entomologiche, suggerendo presenze ibride, sospese tra attrazione e meraviglia. Da ciascuna si diramano estensioni filamentose e irregolari, simili ad appendici sensibili, senza mai assumere una forma del tutto riconoscibile. Il titolo rimanda al pensiero di Hannah Arendt, e l’amore per il mondo che Priolo mette in scena è proprio questo, una celebrazione del contatto, della contaminazione, dell’apertura all’altro. La materia viene spinta oltre i propri confini, trasformandosi in qualcosa di nuovo, sospeso tra il vivente e l’artificiale, come se ogni forma portasse in sé la promessa di un’ulteriore metamorfosi.

Art_NoemiPriolo

Chiude l’esposizione 965, un lavoro che procede per accumulo, dove elementi minimi si aggregano in superfici dense, quasi tessute. La molteplicità non si dissolve nell’insieme ma rimane leggibile, come una crescita collettiva che sembra poter continuare oltre i bordi dell’opera, in un equilibrio costante tra addensamento e proliferazione.

Art_NoemiPriolo

Insieme, le opere costruiscono uno spazio di soglia, in cui le categorie più familiari – naturale e artificiale, organico e sintetico, dentro e fuori – sfumano e si confondono. Lo spettatore è invitato a sostare, a lasciarsi raggiungere da uno sguardo più lento e più aperto, in cui vedere diventa un modo per attraversare le ambiguità che le opere mettono in gioco, accogliendole invece di risolverle. Attraverso un linguaggio che intreccia poesia, mitologia personale e ricerca scultorea, ErbaLuce costruisce una narrazione in cui la natura diventa una possibile condizione dell’essere. Un invito a immaginare una nuova forma di appartenenza, in cui i confini tra umano e naturale si dissolvono in qualcosa di più ampio, fatto di luce, materia e respiro.

La mostra è stata realizzata in collaborazione con il Ristorante Lineadombra e il supporto di Ca’ Rugate Viticoltori, Bressan Mastri vinai, Bilato S.r.l. e Grafiche Venete.

Noemi Priolo_Erbaluce_2026_vetro, alluminio, pietra lavica_15mq_crediti_FilippoMolena

Noemi Priolo Biografia

Noemi Priolo (Palermo, 1990) vive e lavora tra Padova e Venezia. La sua formazione in scultura all’Accademia di Belle Arti di Palermo si intreccia con un periodo trascorso in Inghilterra (2016–2021), esperienza che ne amplia e stratifica l’immaginario. La sua ricerca trae origine dall’immaginario arcaico della Sicilia, inteso come paesaggio interiore abitato da memorie ancestrali e tensioni primordiali. Nelle sue opere prendono forma presenze ibride, creature sospese tra animale, vegetale e umano, che emergono da territori liminali, come visioni in bilico tra attrazione e inquietudine. Resine, pellicce, piume e objets trouvés diventano materia viva, pelle e traccia: frammenti di un racconto in continua trasformazione. In questo dialogo viscerale con la natura, l’umano si dissolve, perde il proprio centro e si inscrive in un ciclo più ampio, oscuro e metamorfico. Tra le mostre personali si segnalano Io sono il primo e l’ultimo e il vivente (2022, Bunker Villa Caldogno, Vicenza, a cura di Andrea Dusio) e Project Room #1 (2016, Davide Paludetto Arte Contemporanea, Torino). Ha inoltre partecipato a numerose mostre collettive, tra cui Tracce di Futuri (2025, Palazzo Cordellina, Vicenza, a cura di Angela Stefani), We Art Open Worldwide (2024, Spazio CREA, Venezia, a cura di Pier Paolo Scelsi), Chimere (2024, Cour Des Arts, Tullé, a cura di Angela Stefani), Essenziale (2023, Fondazione Amleto Bertoni, Saluzzo, a cura di Francesca Canfora) e Die Grosse 20/21 (2021, Kunstpalast, Düsseldorf, a cura di Michael Kortlaender).

Noemi Priolo_FleecyAmorMUndi_Courtesy of The Artist

Erbaluce

In una galassia lontana lontana

Il tuo non finisce dove inizia il mio,

ma si fonde.

È una pace ribelle.

Fatta di cristalli e luce smeralda.

Soffi di neve carbone e l’aria è bizzarra.

Pulsa, di profumi agrumati e turchese:

Brilla.Brilla.

Brilla e poi respira.

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Art_NoemiPriolo

Erbaluce è una pianta infestante.
Cresce tra le crepe della terra vulcanica, tra le macerie delle identità.
Ha spine affilate e fiori che si aprono come mani in preghiera.

Le sue spore sono velenose.

Ma il suo veleno non uccide.
Dissolve.

Dissolve le sovrastrutture, i ruoli, i nomi che ci tengono separati dal mondo.
Attraverso i suoi riflessi cristallini e le vertigini del veleno, il corpo ricorda qualcosa di antico: di appartenere alla stessa materia di tutte le cose.

Chi entra in contatto con Erba Luce attraversa una soglia.

Dopo non è più possibile tornare indietro.
Perché si scopre che dentro la ferita esiste la dolcezza.

La pace. La gioia.

La stessa che abita silenziosamente nell’universo.

Noemi Priolo

https://www.noemipriolo.com

Praying Lily_2025_ Steel, cardboard,resin and lace_ Cm199x99x65.Courtesy of The Artist

Note dell’artista:
Il mio è un pensiero concentrico che conduce ogni turbamento e fascinazione dentro uno stretto e necessario rapporto tra l’uomo e il mondo da lui percepito. Interrogando i confini del concetto di umanità, attraverso un’osservazione attenta dell’uomo e della natura, si sviluppa una poetica che vive in uno spazio instabile, dove identità, gerarchie e categorie consolidate vengono messe continuamente in discussione.
L’invasione degli spazi attraverso installazioni scultoree site specific, rappresentano la mia dimensione prediletta: ad una pratica intensamente laboratoriale, in cui tecniche tradizionali e raffinate convivono con l’assemblaggio di materiali industriali trovati, segue un momento fisico ed estemporaneo. Vere e proprie azioni che irrompono nello spazio con gesti dirompenti. Attraverso accostamenti, rotture e trasformazioni, elementi eterogenei – animali, insetti, residui organici e materiali artificiali – generano presenze ibride e ambigue. La materia diventa pelle e superficie narrativa, luogo di memoria e metamorfosi. Nascono storie e personaggi che si fanno testimoni di tensioni profonde e universali ma che tuttavia conservano un aspetto ludico e ironico.  Ogni pensiero pertiene ad una forma e ogni forma è pensata attraverso un materiale. Stoffa, silicone, piume, resina, sono ogni volta elementi co-originari dei miei progetti.

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