PANDOLFINI: All’asta il De Oratore di Cicerone miniato da Bartolomeo Sanvito. È l’ultimo esemplare di Sanvito in mani private

IL DE ORATORE DI CICERONE MINIATO DA BARTOLOMEO SANVITO

ALL’ASTA DA PANDOLFINI A MILANO

Il raro capolavoro rinascimentale è l’ultimo del Maestro calligrafo in mani private, realizzato per il committente mantovano Lodovico Andreasi e impreziosito da un ricco apparato miniato

MILANO – Un capolavoro del Rinascimento torna sul mercato: a maggio, da Pandolfini – in occasione della prima asta dedicata ai libri antichi organizzata nella sede di Milano – andrà all’asta l’ultimo manoscritto firmato di Bartolomeo Sanvito ancora in mani private. Un’occasione rarissima per il collezionismo internazionale, che riporta sotto i riflettori uno dei massimi esempi di arte umanistica italiana.

Vergato da quello che è considerato il più importante calligrafo del Rinascimento, l’esemplare all’incanto – realizzato per il committente mantovano Ludovico Andreasi – appartiene al nucleo più alto della produzione di Sanvito e si distingue per qualità esecutiva, stato di conservazione, oltre che per una straordinaria legatura architettonica rinascimentale del Cinquecento. Tra le più rare e raffinate oggi in una collezione privata, proprio la sua legatura è stata riprodotta come frontespizio nel volume III dell’opera di Tammaro De Marinis La legatura artistica in Italia nei secoli XV e XVI, a conferma del suo status iconico nella storia del libro antico e del collezionismo bibliofilo.

Esemplari di questa importanza compaiono molto raramente sul mercato italiano, rendendo la vendita un evento di rilievo per il mondo dell’arte, della cultura e del collezionismo.

Pandolfini è quindi orgogliosa di presentare questo lotto straordinario nell’ambito della sua asta di maggio dedicata ai Libri Antichi, confermando il proprio ruolo di riferimento in Italia in questo settore.

Manoscritto Bartolomeo Sanvito_De Oratore, Cicerone

L’elegante corsiva di Sanvito ispirò il carattere corsivo disegnato nel 1500 da Francesco Griffo per la serie in ottavo di testi latini e italiani pubblicata da Aldo Manuzio

Marco Tullio Cicerone. De oratore. Roma, venerdì 20 dicembre 1499.

In folio (240 × 148 mm); 170 carte. Manoscritto calligrafico miniato su pergamena, prodotto da Bartolomeo Sanvito, firmato con le sue iniziali e datato al colophon, 25 righe su recto e verso, scrittura umanistica corsiva libraria, inchiostro nero, titoli correnti e rubriche in rosso, alcune correzioni e note marginali in rosso e nero della stessa mano, iniziali in oro e a colori che formano le lunghe intestazioni all’inizio di ciascuno dei tre libri, 4 miniature: A1r: Titolo e incipit della prefazione circondati da elaborato fregio architettonico e classicheggiante, miniato in oro e colori su fondo verde (abraso in alcuni punti) e recante lo stemma di Andreasi sorretto da una coppia di angeli; iniziale istoriata C di 4 righe con due putti su un fondo di ornamento floreale; A5v: Incipit epigrafico del Libro I circondato da un fregio architettonico e classicheggiante, miniato su fondo purpureo, il comparto inferiore contenente una miniatura di un giovane oratore che affronta in disputa due gruppi di uomini anziani in un paesaggio (tagliato lungo il margine inferiore, restaurato con carta sul recto, con una riga di testo sostituita); iniziale miniata C di 4 righe contenente un ritratto di profilo di Cicerone laureato; F1v: Incipit epigrafico del Libro II; iniziale M di 4 righe sorretta da un putto (ossidata) su fondo floreale, un fiore e un’ape nel margine esterno; N4v: Incipit epigrafico del Libro III; iniziale I di 4 righe sorretta da due putti (parzialmente rovinata) su sfondo floreale, un fiore e una farfalla nel margine esterno; R10r: Colophon epigrafico con piccolo ornamento a foglia di vite.

Importante e rara legatura architettonica rinascimentale italiana in marocchino rosso coevo su assi di faggio con decorazione a mosaico e ferri dorati, piatti con raffinato disegno architettonico a edicola con piccoli ferri intarsiati in marocchino verde oliva, colonne tozze con inserti in marocchino marrone recante stemma e due leoni passanti affrontati, a sostegno di un architrave a torri ripetute, il fregio, in marocchino verde oliva, reca titolo e autore impressi in oro entro cornice, contropiatti in marocchino nero con comparto centrale sagomato, decorato da ferri floreali e fitomorfi, e monogramma sacro, filetti a secco e in oro con ferri a fiore agli angoli (dorso rifatto nel XVIII secolo con pelle marrone, un tassello in marocchino verde e un ferro a cordoncino dorato nei compartimenti, pochi difetti, due coppie di fermagli e bindelle rimosse).

Sanvito era particolarmente rinomato per le sue lettere capitali romane nei titoli e negli incipit, e anche i fregi miniati e le iniziali possono essergli attribuiti.

Il manoscritto è conservato in una preziosa legatura romana a intarsio di eccezionale rilievo, la cui straordinaria qualità è tale da essere riprodotta a colori come frontespizio del volume III dell’opera di Tammaro de Marinis La legatura artistica in Italia nei secoli XV e XVI.

Il De oratore è il più importante testo ciceroniano sulla retorica e fu considerato essenziale dagli umanisti italiani per lo stile latino.

Manoscritto Bartolomeo Sanvito_De Oratore, Cicerone_1

PROVENIENZA

Ludovico Andreasi di Mantova (stemma sulla prima pagina); Stemma non identificato al centro dei piatti. Secondo De Marinis, il ferro a torre ripetuta nell’architrave potrebbe essere araldico e rinvierebbe alla famiglia Avalos di Napoli; Barone Horace Landau; Madame Hugo Finaly (catalogo della mostra di legature, Palazzo Pitti, Firenze, 1922). 

LETTERATURA

  • Mostra storica della legatura artistica in Palazzo Pitti, Firenze, 1922, n° 40. 
  • Tammaro de Marinis. La Legatura artistica in Italia nei secoli XV e XVI, Volume III, Firenze, Alinari, 1960: n° 2843; vol. III, p. 54 e CCCCXCII. 
  • Laura Nuvolini. In Bulletin du Bibliophile, 2005, n° 2, p. 247. 
  • Albinia de la Mare. The handwriting of Italian humanists, t. I, fasc. 1, Oxford, 1973. 
  • Albinia de la Mare. Bartolomeo Sanvito da Padova, copista e miniatore, in La Miniatura a Padova dal Medioevo al Settecento, a cura di Giordana Canova Mariani, Padova, Franco Cosimo Panini editore, 1999, pp. 495–511. 
  • James Wardrop. Script of Humanism. Some aspects of Humanistics Script 1460–156, Oxford, 1963. 
  • Anthony Hobson. Humanists and bookbinders: the origins and diffusion of the humanistic bookbinding 1459–1559, Cambridge, University Press, 1989. 
  • Alfred Fairbank e Berthold Wolpe. Renaissance handwriting: an anthology of Italic scripts, Londra, 1960.

Cicerone. De Oratore. Roma, 1499

In occasione dell’asta di maggio a Milano, Pandolfini è lieta di presentare un eccezionale manoscritto umanistico di Bartolomeo Sanvito, probabilmente il massimo calligrafo del Rinascimento italiano. L’opera è conservata in una straordinaria legatura architettonica rinascimentale, tra le più raffinate oggi in mani private.

Si tratta del De oratore di Cicerone, realizzato per il committente mantovano Lodovico Andreasi e impreziosito da un ricco apparato miniato. Il codice si apre con titolo e incipit entro un fregio architettonico classicheggiante in oro e colori su fondo verde, con lo stemma Andreasi sostenuto da angeli e una monumentale iniziale “C” istoriata animata da putti. Seguono gli incipit dei tre libri, ciascuno introdotto da iniziali istoriate o figurate con scene allegoriche e motivi naturalistici, fino al colophon finale ornato da un piccolo fregio a foglia di vite. L’insieme restituisce pienamente il ruolo di Sanvito nella costruzione dell’umanesimo figurativo, tra scrittura, araldica e invenzione antiquaria.

La straordinaria eleganza della sua scrittura corsiva, tra le più celebrate del Rinascimento, esercitò un’influenza decisiva sulla nascita del carattere inciso da Francesco Griffo per le edizioni di Aldo Manuzio, contribuendo alla definizione della tipografia moderna. Le sue grandi inziali, qui impiegate con straordinaria coerenza decorativa, rappresentano uno dei vertici dell’arte calligrafica umanistica.

La legatura, in marocchino rosso su assi lignee con ricca decorazione a intarsio e ferri dorati, appartiene al rarissimo gruppo delle cosiddette legature “architettoniche”, concepite come vere e proprie facciate rinascimentali. Insieme al quasi identico esemplare della Biblioteca Augusta di Perugia, contenente le Tusculanae disputationes copiate da Sanvito nel febbraio 1500, costituisce uno dei due più importanti esempi noti del genere. La straordinaria rilevanza di questa legatura fu tale che Tammaro De Marinis la scelse come immagine di copertina del suo volume sulla Legatura artistica in Italia nei secoli XV e XVI.

Bartolomeo Sanvito (1435 – c.1511), formatosi a Padova e attivo tra Roma, Mantova e Napoli, fu figura centrale dell’umanesimo europeo, al servizio dei più importanti committenti dell’epoca come papa Sisto IV, i cardinali Francesco Gonzaga, Raffaele Riario e Giovanni d’Aragona, il re Mattia Corvino d’Ungheria, Giuliano e Lorenzo de’ Medici e Bernardo Bembo. La sua opera unisce scrittura, miniatura ed epigrafia in una sintesi di rara perfezione formale, che influenzò profondamente la tipografia rinascimentale e il gusto antiquario delle corti italiane.

Il manoscritto appartiene al nucleo più alto della sua produzione ed è unanimemente considerato tra i vertici assoluti della miniatura umanistica. La legatura stessa, di qualità museale, è stata riprodotta come frontespizio nel volume III dell’opera di Tammaro De Marinis La legatura artistica in Italia nei secoli XV e XVI, a conferma del suo status iconico nella storia del libro antico. Il De oratore rappresenta uno dei testi fondamentali della teoria retorica classica e della formazione umanistica, qui offerto nella sua espressione più alta quale oggetto di sapere, prestigio e rappresentazione del collezionismo d’eccellenza. Un’opera di tale qualità, provenienza e stato di conservazione appare raramente sul mercato italiano e si configura come un’occasione irripetibile per aggiudicarsi uno dei vertici assoluti della produzione manoscritta rinascimental

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