MADE IN ITALY: 10MILA AGRICOLTORI AL BRENNERO – MANTOVANI: DIFENDERE PRODUZIONE AGRICOLA ITALIANA E REDDITI AGRICOLTORI

Coldiretti combatte il falso made in Italy e difende la produzione agricola italiana per garantire qualità e reddito agli agricoltori.

Diecimila agricoltori di Coldiretti al Brennero – fra i quali anche una nutrita delegazione mantovana, capitanata dal presidente Fabio Mantovani e dal direttore Giuseppe Ruffini – per dire no al falso made in Italy. Secondo l’analisi di Coldiretti, infatti, gli agricoltori potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro se venisse modificata la norma dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale, che in questa difficile fase potrebbero contribuire a mitigare l’effetto dei rincari dei costi di produzione e combattere gli aumenti dei prezzi al consumo. A causa della guerra in Iran energia, gasolio e concimi sono andati alle stelle ed è complicato anche l’approvvigionamento, mettendo a rischio le semine e la produzione alimentare e aprendo le porte a un incremento della presenza di alimenti ultra-trasformati.

Insieme al presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, e al segretario generale, Vincenzo Gesmundo, era presente la delegazione dalla Lombardia con agricoltori da tutte le province, guidata dal presidente regionale, Gianfranco Comincioli, e dal direttore regionale, Giovanni Benedetti.

“Il Brennero per noi è un appuntamento fondamentale – commenta il presidente di Coldiretti Lombardia Gianfranco Comincioli – per portare verità e giustizia nei confronti degli agricoltori e dei consumatori. Il falso made in Italy è un problema per produttori e consumatori e la regola dell’ultima trasformazione, che permette di far diventare italiano un prodotto straniero, aggrava tutto questo. È una situazione non più tollerabile”.

“Con il Brennero – dichiara il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo – prosegue un percorso di mobilitazione che ha coinvolto quasi 100mila agricoltori in tutta Italia, uniti nel rivendicare un cambiamento non più rinviabile. Al centro c’è la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. Una distorsione che indebolisce il sistema produttivo e inganna i consumatori”.

Una battaglia per l’origine che è da sempre, sottolinea il presidente di Coldiretti Mantova, Fabio Mantovani, “una priorità sindacale per Coldiretti e che pochi giorni fa ha visto anche un risultato storico con l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta ‘Legge Caselli’, ottenuta dopo oltre un decennio di impegno e fondamentale per rafforzare la lotta alle agromafie e garantire maggiore chiarezza lungo tutta la filiera”.

Il cibo è una componente strategica della sicurezza nazionale e il tema dell’origine incide direttamente sulla sovranità economica del Paese. “Difendere il valore della produzione agricola – prosegue Mantovani – significa quindi tutelare un interesse collettivo e garantire autonomia in un settore essenziale. In questo quadro si inserisce anche il tema della pace. I conflitti in corso stanno già producendo effetti concreti sulle filiere agricole, sui costi di produzione e sul potere d’acquisto delle famiglie. Ancora una volta a pagare sono agricoltori e consumatori”.

Il meccanismo. 

Dalle cosce di prosciutto alle cagliate per fare la mozzarella, ogni giorno passano dal Brennero migliaia di tonnellate di prodotti alimentari stranieri che, in assenza di adeguata trasparenza, alimentano inganni commerciali, rischi sanitari e danni economici alle imprese agricole, schiacciando prezzi, redditi e margini di export.

Un prodotto simbolo sono le cagliate. Ne arrivano in Italia 150mila tonnellate, di cui il 90% proprio dal Brennero, secondo un’analisi del Centro Studi Divulga su dati del Ministero della Salute. Sono usate come semilavorato per produrre mozzarelle, burrate e altri formaggi a pasta filata, spesso venduti successivamente come “Made in Italy”. Dal valico altoatesino transita anche tra il 75 e l’80% del latte liquido acquistato dalle imprese italiane del settore agroalimentare, della logistica e del commercio. Si tratta di 1,1 milioni di tonnellate che alimentano caseifici e industrie lattiero-casearie per yogurt, formaggi e burro.
Ma ci sono anche i prosciutti freschi (560mila tonnellate), base per prosciutti magari a denominazione di origine Igp i cui disciplinari non prevedono limitazioni geografiche sulla provenienza dei maiali.

Ma il problema riguarda un po’ tutti i prodotti che sono abitualmente presenti sulle tavole degli italiani. Soprattutto dai porti arrivano i quasi 6 milioni di tonnellate, ad esempio, di grano tenero straniero usati per fare pane e biscotti, mentre 2,9 milioni di tonnellate di grano duro, compreso quello canadese al glifosato, finiscono nella produzione di pasta secca, simbolo della Dieta mediterranea esportata nel mondo. Le patate seguono a ruota: 857mila tonnellate di kg fresche più 337mila congelate, per un totale di 1,91 milioni, pronte per purè, fritti e piatti tradizionali. L’olio d’oliva tocca le 615mila tonnellate, il pomodoro trasformato (256mila tonnellate) dà corpo a sughi pronti e conserve vendute all’estero come italiane, mentre i calamari (67mila tonnellate) riforniscono ristoranti e supermercati per fritture e zuppe di pesce.

La battaglia per l’etichettatura. 

La difesa del lavoro delle imprese agricole passa dunque in primis dall’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa e dalla riforma dell’attuale codice doganale, che consente autentici inganni commerciali grazie alla regola dell’ultima trasformazione sostanziale. Nonostante i progressi ottenuti grazie alle battaglie sulla trasparenza condotte in questi anni dalla Coldiretti, una parte significativa della spesa resta ancora anonima: pane, biscotti, prodotti derivati dai cereali, legumi in scatola, preparazioni gastronomiche, surgelati (esclusi i prodotti ittici) come frutta, verdura e piatti pronti, e piatti nei menù al ristorante, ovoprodotti, sughi complessi, succhi, marmellate, patatine, sottoli, zucchero, gelati, oli vegetali e numerosi alimenti multi ingrediente non riportano ancora l’origine in etichetta. Una zona d’ombra che continua a favorire inganni nei confronti dei consumatori. Per questo Coldiretti chiede una legge europea che renda obbligatoria l’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari commercializzati nell’Unione europea.

La campagna social. 

La mobilitazione è sostenuta dalla campagna #nofakeinitaly sui canali social ufficiali di Coldiretti.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.