Nessun’ispezione per 6 Prefetture lombarde su 12 nel 2024
L’EMERGENZA SI CREA CON CENTRI D’ACCOGLIENZA GRANDI E SOVRAFFOLLATI, GESTORI PROFIT, POCHI CONTROLLI E MINORI IN CAS PER ADULTI
Non c’è alcuna “invasione migranti” in Lombardia, come in Italia. Al 31 dicembre 2024 si registrano 17.786 persone straniere accolte su 18.046 posti. L’incidenza sulla popolazione residente è pari allo 0,18% circa, sotto la media nazionale (0,23%). Questo è quanto emerge dal nuovo report “La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026”, realizzato da ActionAid in collaborazione con Openpolis, che ricostruisce lo stato del sistema di accoglienza italiano di rifugiati e richiedenti asilo attraverso dati ottenuti da Ministeri e Prefetture. A livello nazionale, il report evidenzia il consolidamento dei grandi centri, il sovraffollamento di una parte della rete, la crescita dei gestori profit, il calo dei controlli prefettizi e il ricorso ai centri per adulti anche per minori stranieri non accompagnati.
Un sistema sbilanciato sui Cas: grandi centri sovraffollati. In Lombardia questa fotografia assume un profilo preciso. L’assetto del sistema resta sbilanciato: 14.679 posti, pari all’81,3% della capienza regionale, sono nei CAS-centri di accoglienza straordinaria di competenza delle Prefetture, mentre il SAI-centri degli enti locali – conta 3.367 posti, pari al 18,7%.
“I numeri della Lombardia smentiscono la narrazione dominante: le persone accolte sono meno di due ogni mille residenti. Il problema non è la quantità degli arrivi sul territorio, ma il modo in cui il sistema viene organizzato. Quando oltre otto posti su dieci sono nei CAS, centri straordinari che dovrebbero essere una soluzione di emergenza, l’accoglienza smette di essere un percorso di tutela e autonomia e diventa mera gestione amministrativa delle persone”, dichiara Fabrizio Coresi, esperto Migrazioni ActionAid.
Il dato regionale va letto soprattutto attraverso il peso dell’area metropolitana milanese. La Prefettura di Milano concentra 5.767 posti (3.856 nel solo Comune di Milano) e circa un terzo delle presenze regionali. Qui la pressione non si traduce in sovraffollamento, ma si manifesta come concentrazione in strutture di grande scala: nella provincia di Milano l’81,1% della capienza CAS adulti è in centri sopra i 50 posti (il 90,7% nel comune di Milano) e il 35,7% in centri oltre i 300. A livello regionale, nei soli CAS adulti, il 43,8% dei posti si trova in strutture oltre i 50 posti e il 10,5% in centri sopra i 300. Risultano inoltre 108 CAS adulti oltre la soglia del 120% della capienza, con almeno 420 presenze da redistribuire per rientrare sotto quella soglia.
I gestori e la presenza profit. La concentrazione gestionale è meno estrema rispetto ad altri grandi territori metropolitani: Medihospes è il primo gestore CAS adulti in Lombardia con 1.135 posti, pari al 7,8% della capienza CAS adulti regionale. Insieme, i primi tre gestori arrivano al 21,7%. Nel Comune di Milano, invece, la concentrazione è molto più marcata: Medihospes gestisce 965 posti CAS adulti, pari al 33,1% della capienza dei CAS adulti sul territorio comunale.
Nella Prefettura di Milano il peso degli operatori commerciali è relativamente contenuto: ORS Italia Srl gestisce 256 posti CAS adulti, pari al 6,0% della capienza CAS adulti provinciale e all’8,8% della capienza CAS adulti del Comune di Milano. La presenza più forte del for profit, in termini percentuali, si osserva invece in altre province. A Pavia i soggetti for profit gestiscono 482 posti, pari al 44,8% della capienza dei CAS adulti provinciale; a Sondrio 161 posti, pari al 37,6%; a Brescia 566 posti, pari al 35,6%; a Lodi 169 posti, pari al 35% dei posti gestiti dalla prefettura; a Cremona 143 posti, pari al 15,6% dei CAS adulti; a Como 112 posti, pari al 9,5% dei CAS adulti.
Nei CAS adulti lombardi gestiti da soggetti for profit risultano 8 “eccezionali presenze di minori in centri per adulti” a fine 2024 secondo i dati del Viminale – 7 in provincia di Pavia e 1 in provincia di Brescia – dove il circuito dei Cas per adulti gestito da operatori commerciali è molto presente e saturo, possono emergere facilmente anche collocamenti impropri di minori. Il dato più critico riguarda infatti la saturazione. Nei centri lombardi gestiti da soggetti for profit si registrano 2.101 presenze su 1.889 posti, con un tasso di occupazione del 111,2%, superiore alla media dei centri governativi regionali. Le strutture del for profit oltre il 120% della capienza sono 22. Gli operatori commerciali pur gestendo solamente un ottavo circa della capienza governativa lombarda (12,9%), concentrano circa un terzo delle presenze da redistribuire nei CAS adulti della regione per rientrare sotto la soglia del 120%: senza nemmeno tornare alla capienza ordinaria, andrebbero redistribuite almeno 137 persone su 420, pari al 32,6%. In altri termini, il for profit non è maggioritario nella rete lombarda, ma intercetta una quota molto alta della pressione e del sovraffollamento più severo
L’accoglienza Msna-minori stranieri non accompagnati dedicata nel 2024. Nei circuiti dedicati ai minori, in Lombardia si registrano 706 presenze: 611 nel SAI-MSNA e 95 nei CAS minori. Nella Prefettura di Milano non risultano CAS minori: le 410 presenze sono tutte nel SAI-MSNA (369 nel Comune di Milano). Dopo Milano, le presenze in circuiti dedicati si trovano a Cremona, con 140 presenze tra SAI-MSNA e CAS minori; Lodi, con 57; Bergamo, con 28; Como, con 24; Varese, con 22; Monza e Brianza, con 19; e Mantova, con 6. Questo quadro conferma il peso del circuito dei comuni dedicato ai Msna, ma anche la sua insufficienza a evitare collocamenti impropri o transiti nei centri per adulti nonostante posti liberi nella Regione in circuiti dedicati.
I Msna nei centri per adulti lombardi. La Prefettura di Milano registra 92 transiti complessivi di Msna nei centri per adulti, dal varo della norma dell’ottobre 2023 che consente l’inserimento di msna in centri per adulti a novembre 2025. Milano non è il caso più estremo per durata delle permanenze, ma il dato conferma che anche in Lombardia la deroga rischia di diventare una scorciatoia amministrativa. Si segnalano infatti anche 49 allontanamenti volontari (il 54,4% delle uscite registrate). È il dato che più chiaramente misura il fallimento della presa in carico. Per un minore straniero non accompagnato, l’abbandono spesso non è una semplice scelta individuale, ma è indice di una rottura del rapporto educativo, l’assenza di un progetto credibile, la mancanza di fiducia, il rischio di dispersione e una maggiore esposizione a sfruttamento lavorativo, reti illegali e marginalità. Se l’uscita prevalente è l’abbandono o la revoca (solo Sondrio in questo fa eccezione con il trasferimento al Sai-msna come motivo di uscita prevalente), il centro per adulti non funziona come misura temporanea di protezione: diventa un dispositivo di contenimento che perde proprio le persone più vulnerabili. La Lombardia, tuttavia, non si esaurisce nel caso milanese: a fine 2024 erano 33 i Msna nei Cas adulti delle prefetture lombarde monitorate, 47 a fine novembre 2025. Sondrio è tra le province con le incidenze più alte di MSNA collocati in centri per adulti sul totale provinciale dei MSNA presenti, con 53,3% al 31 dicembre 2024 e 27,3% al 30 novembre 2025. Como, Lecco, Mantova e Sondrio presentano almeno un inserimento anteriore alla norma che legittima l’accoglienza promiscua. Inoltre, Brescia (927 giorni), Lecco (773), Mantova (739), Sondrio (461) e Como (497) mostrano tempi di permanenza con picchi estremamente critici.
Responsabilità pubblica, ma pochi controlli. La responsabilità di questa ordinaria eccezione che ha un così forte impatto sui diritti delle persone più vulnerabili rimane pubblica. Nonostante questo, la Lombardia, conferma la criticità strutturale dei controlli rilevata a livello nazionale. Dai dati forniti dal Viminale risultano 100 controlli nel 2024, riconducibili a circa 95 strutture controllate su 860 centri prefettizi: una copertura pari all’11,0%, quindi inferiore alla media nazionale. La regione pesa per il 14,3% delle strutture governative e per il 13,8% dei posti del sistema nazionale, ma concentra solo il 6,4% dei controlli registrati. La distribuzione interna è molto diseguale: sei Prefetture lombarde su dodici non presentano controlli visibili — Bergamo, Como, Cremona, Lecco, Mantova e Sondrio — pur amministrando insieme 386 strutture e 4.644 posti, cioè il 44,9% delle strutture e il 31,6% della capienza governativa regionale. A Milano, principale snodo regionale, risultano 22 controlli su 92 strutture e 4.271 posti: la copertura delle strutture arriva al 23,9%, ma il rapporto scende a 5,2 controlli ogni mille posti. Il contrasto è evidente: Lodi registra 23 controlli su 21 strutture, mentre Como non presenta controlli visibili pur avendo 122 strutture e 1.204 posti, e Monza e Brianza si ferma a 5 controlli su 96 strutture. Il problema, quindi, non è solo il numero delle visite, ma la loro proporzione rispetto alla scala e alle criticità sui territori: proprio in una regione con CAS molto presenti, sovraffollamento diffuso e Msna in percorsi impropri dentro strutture per adulti, la trasparenza e il controllo restano fragili.
