All’asta da Pandolfini il manoscritto di Bartolomeo Sanvito, un capolavoro del Rinascimento con legatura rara e storica. L’ultimo ancora in mani private

Una legatura architettonica a intarsio di grandissima importanza e rarità su un superbo manoscritto calligrafico prodotto da uno dei più grandi scribi del Rinascimento, Bartolomeo Sanvito, datato e firmato con le sue iniziali al colophon 

Commissionato da Ludovico Andreasi di Mantova

MILANO – Un capolavoro del Rinascimento torna sul mercato: giovedì 14 maggio, da Pandolfini – in occasione della prima asta dedicata ai libri antichi organizzata nella sede di Milano – andrà all’asta l’ultimo manoscritto firmato di Bartolomeo Sanvito ancora in mani private. Un’occasione rarissima per il collezionismo internazionale, che riporta sotto i riflettori uno dei massimi esempi di arte umanistica italiana.

Copertina decorata di un libro antico, con il titolo 'C. I. De Oratore' in oro su fondo rosso. La copertura presenta elementi ornamentali tra cui colonne, uno scudo e figure stilizzate.
Manoscritto Bartolomeo Sanvito_De Oratore, Cicerone

Vergato da quello che è considerato il più importante calligrafo del Rinascimento, l’esemplare all’incanto – realizzato per il committente mantovano Ludovico Andreasi – appartiene al nucleo più alto della produzione di Sanvito e si distingue per qualità esecutiva, stato di conservazione, oltre che per una straordinaria legatura architettonica rinascimentale del Cinquecento. Tra le più rare e raffinate oggi in una collezione privata, proprio la sua legatura è stata riprodotta come frontespizio nel volume III dell’opera di Tammaro De Marinis La legatura artistica in Italia nei secoli XV e XVI, a conferma del suo status iconico nella storia del libro antico e del collezionismo bibliofilo.

L’elegante corsiva di Sanvito ispirò il carattere corsivo disegnato nel 1500 da Francesco Griffo per la serie in ottavo di testi latini e italiani pubblicata da Aldo Manuzio  

Illustrazione di un manoscritto antico con testo in latino e un'immagine di un volto circondato da decorazioni. Sullo sfondo, un gruppo di persone sedute che discutono.

Dal valore museale, il De oratore di Marco Tullio Cicerone – pilastro della cultura classica e della formazione umanistica – è qui offerta nella sua espressione più alta quale oggetto che è al tempo stesso documento storicocapolavoro estetico e testimonianza vivente della cultura umanistica italiana.

Anche la sua provenienza ne conferma il prestigio: commissionato da Ludovico Andreasi di Mantova, già al servizio dei Gonzaga, passò alla collezione del barone Horace de Landau, rappresentante della Banca Rothschild a Firenze, e quindi alla nipote Madame Hugo Finaly, che lo espose nella celebre mostra sulla legatura artistica a Palazzo Pitti nel 1922.

Esemplari di questa importanza compaiono molto raramente sul mercato italiano, rendendo la vendita un evento di rilievo per il mondo dell’arte, della cultura e del collezionismo.

Pandolfini è quindi orgogliosa di presentare questo lotto straordinario nell’ambito della sua asta del 14 maggio dedicata ai Libri Antichi, confermando il proprio ruolo di riferimento in Italia in questo settore.

Pagina decorata di un antico manoscritto, con il titolo in alto e illustrazioni di angeli e un motivo floreale.
Manoscritto Bartolomeo Sanvito_De Oratore, Cicerone

PROVENIENZA

Ludovico Andreasi di Mantova (stemma sulla prima pagina); Stemma non identificato al centro dei piatti. Secondo De Marinis, il ferro a torre ripetuta nell’architrave potrebbe essere araldico e rinvierebbe alla famiglia Avalos di Napoli; Barone Horace Landau; Madame Hugo Finaly (catalogo della mostra di legature, Palazzo Pitti, Firenze, 1922). 

LETTERATURA

  • Mostra storica della legatura artistica in Palazzo Pitti, Firenze, 1922, n° 40. 
  • Tammaro de Marinis. La Legatura artistica in Italia nei secoli XV e XVI, Volume III, Firenze, Alinari, 1960: n° 2843; vol. III, p. 54 e CCCCXCII. 
  • Laura Nuvolini. In Bulletin du Bibliophile, 2005, n° 2, p. 247. 
  • Albinia de la Mare. The handwriting of Italian humanists, t. I, fasc. 1, Oxford, 1973. 
  • Albinia de la Mare. Bartolomeo Sanvito da Padova, copista e miniatore, in La Miniatura a Padova dal Medioevo al Settecento, a cura di Giordana Canova Mariani, Padova, Franco Cosimo Panini editore, 1999, pp. 495–511. 
  • James Wardrop. Script of Humanism. Some aspects of Humanistics Script 1460–156, Oxford, 1963. 
  • Anthony Hobson. Humanists and bookbinders: the origins and diffusion of the humanistic bookbinding 1459–1559, Cambridge, University Press, 1989. 
  • Alfred Fairbank e Berthold Wolpe. Renaissance handwriting: an anthology of Italic scripts, Londra, 1960.

Bartolomeo Sanvito (1435 – c. 1511), formatosi a Padova e attivo tra Roma, Mantova e Napoli, fu figura centrale dell’umanesimo europeo, al servizio dei più importanti committenti dell’epoca come papa Sisto IV, i cardinali Francesco Gonzaga, Raffaele Riario e Giovanni d’Aragona, il re Mattia Corvino d’Ungheria, Giuliano e Lorenzo de’ Medici e Bernardo Bembo. La sua opera unisce scrittura, miniatura ed epigrafia in una sintesi di rara perfezione formale, che influenzò profondamente la tipografia rinascimentale e il gusto antiquario delle corti italiane. Il presente manoscritto appartiene al nucleo più alto della sua produzione ed è unanimemente considerato tra i vertici assoluti della miniatura umanistica.

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