La kermesse R2I è un evento nazionale promosso dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e organizzato dalla Regione Emilia-Romagna insieme ad Art-ER finanziata con Fondi europei e con il patrocinio di Maeci, Mimit e Mur
BOLOGNA – Posizionare il sistema italiano delle Regioni come interlocutore strutturato e propositivo nei processi decisionali nazionali ed europei per ricerca e innovazione.
È questo l’obiettivo del documento approvato dalla Commissione Sviluppo economico della Conferenza delle Regioni, riunita durante R2I – Research to Innovate Italy, in corso oggi e domani a Bologna.
Manifestazione che è stata aperta dal presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Massimiliano Fedriga, dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, insieme alla Commissaria europea per Startup, Ricerca e Innovazione, Ekaterina Zaharieva, al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al vicepresidente esecutivo per la Coesione e le riforme della Commissione europea, Raffaele Fitto, e alla presidente Art-ER, membro del Board dello European Innovation Council, Francesca Bria.
Una piattaforma comune delle Regioni
Il documento dettaglia impegni comuni, obiettivi e richieste aprendo la strada a una e vera e propria nascente piattaforma delle regioni italiane che punta a essere un luogo permanente di dialogo strategico e confronto operativo per sviluppare l’integrazione su questi temi tra Istituzioni a livello regionale, nazionale, europeo e internazionale e con il mondo dell’innovazione, della ricerca, del business e della finanza. E con lo sguardo, in particolare, rivolto proprio alla futura programmazione europea, a Horizon Europe 2028-2034, allo European Innovation Act e al rafforzamento delle Regional Innovation Valleys.
Dalle Regioni e Province Autonome tre le richieste al Governo, al Parlamento nonché alla Commissione Europea: in primo luogo l‘istituzione di un Tavolo permanente Governo-Regioni per co-programmare le politiche nazionali per la R&I, raccordando i programmi regionali con il Piano nazionale della Ricerca e Horizon 2028-2034. E poi un fondo pluriennale nella legge di bilancio 2027 per il cofinanziamento nazionale delle grandi infrastrutture di ricerca, con una quota espressamente dedicata allo sviluppo territoriale delle regioni ospitanti. Infine, un mandato forte alla delegazione italiana in Europa affinché sostenga attivamente la dimensione regionale e place-based nei negoziati sui futuri fondi europei per la R&I.
L’impegno del sistema regionale proseguirà con un dialogo costante con il Governo e le istituzioni Ue, avviando fin da subito i lavori preparatori per l’edizione “R2I 2027”, in vista della prossima presidenza italiana del Consiglio europeo prevista per il primo semestre 2028.
“Investire in innovazione e ricerca significa investire nella crescita del Paese – dichiara il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Massimiliano Fedriga -. Ora noi ci troviamo a un punto di svolta: da un lato siamo alla fine del Pnrr e dobbiamo preoccuparci di come garantire continuità agli investimenti messi in campo, dall’altro lato stiamo negoziando il prossimo quadro finanziario pluriennale europeo. Siamo nel momento di passaggio tra due cicli fondamentali. Qui le Regioni, insieme ai loro ecosistemi, devono giocare un ruolo protagonista nella programmazione e nella collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Non possiamo permetterci né centralizzazioni eccessive delle politiche, né distrazioni dei fondi verso altre priorità. Innovazione e Ricerca restano il seme dello sviluppo futuro”, conclude Fedriga.
“La nuova fase europea ci pone di fronte a scelte strategiche fondamentali per il nostro futuro. La ricerca pubblica, le nuove tecnologie, la competitività industriale e la capacità di attrarre competenze e talenti sono le chiavi per garantire lo sviluppo e la crescita delle regioni italiani e quindi dell’intero Paese- sottolinea il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale-. Insieme, le Regioni si presentano con una struttura solida e integrata, che unisce università, centri di ricerca, tecnopoli, imprese innovative, infrastrutture pubbliche e reti territoriali. L’innovazione non è un tema neutro, ma ha implicazioni dirette sui modelli di sviluppo che vogliamo promuovere e sulla qualità delle istituzioni nel saperla governare. Per questo, è fondamentale mettere a sistema politiche regionali, nazionali ed europee, investendo su ricerca, formazione, attrattività e partenariati solidi”.
Gli obiettivi del documento
“La ricerca e l’innovazione non sono politiche settoriali, sono la grammatica del futuro”, si legge nel documento approvato oggi, in cui i territori e gli ecosistemi regionali assumono un impegno ambizioso e condiviso per il sistema Italia in nove obiettivi. Il primo è rafforzare la collaborazione tecnica tra le Regioni e la rappresentatività dei territori nei principali dossier europei su ricerca e innovazione, il secondo rafforzare la collaborazione orizzontale attraverso il coinvolgimento di reti come Science and Technology Parks le aree di innovazione come attori chiave degli ecosistemi. E poi, valorizzare le competenze e le infrastrutture di ricerca per ottimizzare l’impatto sui sistemi produttivi; favorire il trasferimento tecnologico sull’intera filiera dell’innovazione attraverso la connessione tra università, centri di ricerca e sistema produttivo; favorire l’attrazione di capitali e strumenti finanziari per la crescita e la scalabilità delle startup. E ancora, creare partenariati pubblico privati per massimizzare il tasso di successo nei programmi a gestione diretta a partire da Horizon; integrare gli strumenti a gestione diretta con i fondi della politica di coesione per massimizzare l’impatto degli investimenti sui territori; aumentare l’attrazione, la formazione e il trattenere i talenti; favorire la collaborazione per competere con i grandi hub di innovazione europei.



