Con il giornalista Stefano Bergonzini titolare dello StudioBergonziniComunicazione, prima agenzia della MotorValley, rivivi la magica storia di Alessandro Zanardi, il suo ritorno in pista con Ganassi Racing e il trionfo in Formula Cart. Un biennio indimenticabile.
BOLOGNA – Alessandro Zanardi era un poco scomparso dai radar della comunicazione. Ogni tanto chiedevo notizie di lui alla cugina, l’avvocato Elisabetta Parmeggiani di Carpi, che mi rispondeva fissandomi brevemente con un mezzo sorriso, poi abbassando gli occhi e scuotendo il capo.
Io Alessandro l’ho conosciuto bene, in un periodo poco noto e valorizzato della sua vita di uomo e Campione, ma anch’esso carico di gloria.
Nel 1996 Zanardi, che aveva corso per 4 anni in Formula 1 dal 1991 al 1994 con risultati incoraggianti (anche un sesto posto) ma non sufficienti a garantirgli un sedile, riceve la proposta dal team americano Ganassi Racing per andare a correre oltre oceano in Formula Cart. Si tratta di un Campionato a ruote scoperte che vuole sostituire la più nota Formula Indy, caratterizzata dalle noiose gare nei circuiti ovali. Il Ganassi Racing, guidato dal leggendario Chip (foto), non è un team qualunque, ma una vera istituzione delle corse americane. Corre con monoposto Reynard motorizzate Honda.
Così Alessandro, che era a piedi da tempo ed era finito addirittura a fare il benzinaio a Castel Maggiore non si lascia sfuggire la proposta. L’idea piace anche a Paolo Barilla che decide di sponsorizzarlo per avere visibilità sul mercato americano. La copertura televisiva per l’Italia se la aggiudica una neonata syndication, Telesport, di proprietà del produttore parmense Gianni Prandi, di cui io ero il direttore.
A quel punto serve un telecronista: i giornalisti più bravi erano già tutti impegnati, Paolo Beltramo nel motomondiale, Luca Corsolini nel basket, Elisabetta Caracciolo nei rally, così il compito di seguire la Cart viene affidato a me.
Un biennio esaltante, tra Stati Uniti, Brasile e Canada, circuiti ovali, oppure cittadini costruiti nei parcheggi e piste belle come Rio de Janeiro. L’avventura comincia male, a Homestead Zanardi va a sbattere contro il muro e si ritira. Ma Alex va forte e ha talento da vendere.
Chiude il torneo al 3° posto come Rookie of the Year, superando all’interno al cavatappi di Laguna Seca Brian Herta (impresa poi replicata da Rossi nelle moto, su Stoner) e l’anno dopo vince il Campionato con 5 primi posti.
La mattina del 2 maggio ci siamo messaggiati a lungo con il cameraman Bruno Imovilli, Gianluca Gasparini della Gazzetta dello Sport che su Alex ha scritto un bellissimo libro e Alberto Porta di Italia 1 per ricordare lui, quel biennio meraviglioso e la giovinezza che non c’è più.
«Il successo e il potere oggi appartengono a chi sa comunicare, piacere, sedurre e interpretare lo spirito del tempo. Ma servono anche tecnica, professionalità e talento. I grandi protagonisti dei social media di oggi – da Giorgia Meloni a Chiara Ferragni, passando per Joe Bastianich, Matteo Renzi, Jannik Sinner, Bez, Bulegas e Andrea Kimi Antonelli – ha detto Bergonzini, alternano contenuti pubblici e aspetti quotidiani della propria vita. Un personaggio social deve essere insieme irraggiungibile e accessibile, straordinario ma anche simile alle persone comuni. Tuttavia chi comunica professionalmente vive spesso una forte pressione emotiva. Il mio libro prova a spiegare come muoversi in questo equilibrio senza perdere lucidità, cercando anche di fare informazione e cultura, mescolando alto e basso, secondo la lezione postmoderna di Pier Vittorio Tondelli, a cui il libro è dedicato».


