Andamento economico di Cremona, Mantova e Pavia nel 2026: crescita manifatturiera, sfide geopolitiche e futuro incerto

I risultati dell’indagine

Veduta della città di Cremona con edifici storici.

Il quadro economico del primo trimestre 2026 per Cremona, Mantova e Pavia delinea una Lombardia meridionale a due velocità, fortemente condizionata da un contesto geopolitico instabile.

Le crescenti tensioni in Medio Oriente e l’inasprimento dei dazi commerciali USA stanno infatti frenando il commercio globale, penalizzando gli ordinativi esteri e riaccendendo i timori sui costi energetici. In questa cornice complessa, mentre Cremona sovverte i pronostici trainando la regione con un’eccellente crescita manifatturiera (+5,1%), Mantova (+2,9%) e Pavia (+1,5%) mostrano dinamiche più guardinghe, aggrappate alla tenuta del mercato interno. Comune alle tre province è infine il forte clima di incertezza che grava sul comparto artigianale: nonostante un avvio d’anno consuntivo positivo, il sentiment dei piccoli imprenditori per il secondo trimestre vira decisamente al negativo sotto il peso delle incognite internazionali.

“Il primo trimestre del 2026 restituisce un quadro economico articolato per i territori di Cremona, Mantova e Pavia, che continuano a mostrare capacità di adattamento anche in un contesto internazionale caratterizzato da forti elementi di instabilità” – afferma il Presidente della Camera di Commercio di Cremona, Mantova e Pavia, Gian Domenico Auricchio – “Le tensioni geopolitiche e le difficoltà che stanno interessando il commercio mondiale influenzano inevitabilmente anche il nostro sistema produttivo, soprattutto sul fronte degli scambi con l’estero e delle prospettive di crescita per i prossimi mesi. Nonostante questo scenario, le imprese dei tre territori hanno confermato una buona tenuta complessiva. Particolarmente significativo il risultato di Cremona, che registra una crescita manifatturiera molto positiva, mentre Mantova e Pavia evidenziano andamenti più moderati ma comunque sostenuti dalla solidità del mercato interno e dalla capacità delle aziende di reagire con pragmatismo alle difficoltà del momento. Più prudente appare invece il clima tra le imprese artigiane, dove pesa soprattutto l’incertezza legata all’evoluzione del quadro economico internazionale.

In una fase come quella attuale, diventa sempre più importante accompagnare le imprese nei percorsi di innovazione, digitalizzazione e rafforzamento competitivo, aiutandole anche a cogliere nuove opportunità sui mercati. La Camera di commercio, anche in collaborazione con il sistema camerale lombardo, prosegue quindi il proprio impegno a supporto del tessuto economico locale, promuovendo interventi e strumenti dedicati alla crescita, alla sostenibilità e allo sviluppo delle competenze, con l’obiettivo di sostenere la competitività delle imprese e la capacità dei territori di affrontare le sfide dei prossimi mesi.”

CREMONA

Il primo trimestre del 2026 si è chiuso con un bilancio favorevole per l’economia della provincia di Cremona, che ha registrato l’accelerazione della produzione più marcata nel contesto della regione Lombardia. Il settore manifatturiero ha trainato la crescita locale, archiviando i primi tre mesi dell’anno con un robusto incremento della produzione, salita del 5,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. A dare vigore a questa dinamica è stata soprattutto la forte ripresa della domanda, sia sul fronte internazionale che su quello interno: gli ordinativi esteri hanno infatti registrato un significativo +4,8%, mentre quelli nazionali sono cresciuti del 2,2%. Questa spinta commerciale ha permesso al fatturato complessivo delle imprese industriali di segnare un progresso dell’1,6%. Lo sguardo dei manifatturieri verso il futuro immediato rimane decisamente ottimista. Per il secondo trimestre del 2026, gli imprenditori cremonesi manifestano un sentiment orientato alla fiducia, con previsioni che stimano una crescita a doppia cifra per le principali variabili economiche analizzate (produzione, fatturato, occupazione e ordini).

Nel primo trimestre il comparto artigiano ha mostrato una buona tenuta rispetto allo stesso periodo del 2025, registrando un aumento della produzione dell’1,5% e una crescita dell’occupazione pari all’1%. A fronte di ordinativi interni che si sono limitati a un timido +0,5%, le imprese artigiane hanno però saputo monetizzare efficacemente l’attività, spingendo il fatturato a un solido +4,0%. Nonostante questi dati consuntivi favorevoli, le aspettative degli artigiani per il secondo trimestre del 2026 sono virate verso l’incertezza. A differenza dei colleghi dell’industria, gli operatori del settore prevedono una fase di rallentamento, stimando valori negativi per tutti i principali indicatori economici nel breve periodo.

MANTOVA

Il panorama economico della provincia di Mantova delinea un primo trimestre del 2026 a due velocità, dove ai buoni risultati produttivi conseguiti nei primi tre mesi dell’anno si contrappone un clima di diffusa prudenza per il futuro prossimo. Il settore manifatturiero mantovano ha archiviato il periodo con una nota positiva, registrando una ripresa della produzione pari al +2,9% su base tendenziale. A sostenere questa performance è stata soprattutto la vivacità del mercato nazionale, come dimostra l’incremento del 3,1% degli ordini interni, che ha controbilanciato il lieve rallentamento registrato sul fronte internazionale, dove gli ordinativi esteri hanno segnato una contrazione dello 0,7%. Grazie alla spinta domestica, anche il fatturato complessivo ha chiuso in territorio positivo, attestandosi a un +1,3%. Tuttavia, lo sguardo degli industriali verso il secondo trimestre del 2026 rivela un cambio di rotta nel sentiment. Le aspettative degli imprenditori virano infatti verso il segno meno per quasi tutti i principali indicatori economici; l’unica eccezione è rappresentata dai volumi di produzione, per i quali si stima una sostanziale stabilità.

Anche il comparto artigianale di Mantova ha mostrato segnali di ripresa nel primo trimestre, muovendosi in controtendenza rispetto alla debolezza della domanda. Nonostante gli ordinativi abbiano subito una contrazione dell’1,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, le imprese artigiane sono riuscite a incrementare la produzione del 2,7%. Questo dinamismo si è riflesso positivamente sia sul fatturato, cresciuto dello 0,7%, sia soprattutto sul mercato del lavoro, con l’occupazione del settore che ha fatto registrare un significativo +1,6%. Nonostante un consuntivo incoraggiante, il futuro immediato desta preoccupazione anche tra i piccoli imprenditori. Le previsioni degli artigiani per il secondo trimestre del 2026 rimangono infatti improntate all’incertezza, con aspettative che stimano valori negativi per i principali indicatori analizzati.

PAVIA

Il primo trimestre del 2026 si è chiuso con una nota di moderata crescita per l’economia della provincia di Pavia, trainata soprattutto dalla vivacità della domanda interna, a fronte però di segnali di stanchezza sui mercati internazionali che condizionano le prospettive a breve termine. Nel settore manifatturiero, la produzione industriale ha fatto registrare un incremento tendenziale dell’1,5%. A spingere il comparto è stata la straordinaria performance degli ordinativi interni, balzati del 18,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; un dato, questo, che ha ampiamente compensato la contrazione del 2,0% subita sul fronte estero. Grazie alla solida tenuta dei consumi domestici, anche il fatturato complessivo ha chiuso i primi tre mesi dell’anno in territorio positivo, segnando un progresso dell’1,8%. Tuttavia, lo sguardo dei manifatturieri pavesi verso il secondo trimestre del 2026 rivela un clima di incertezza. Se da un lato le previsioni rimangono orientate all’ottimismo per quanto riguarda i volumi di produzione e i livelli occupazionali, dall’altro si stima una sostanziale stabilità per il fatturato e la domanda interna, mentre le attese sulla domanda estera virano decisamente al negativo.

Un andamento speculare ha interessato il comparto artigianale di Pavia. Nel primo trimestre dell’anno, l’artigianato locale ha mostrato una buona resilienza, con una produzione in aumento dell’1,4% su base tendenziale. Il trend positivo ha trovato riscontro anche nella crescita del fatturato (+1,2%) e dell’occupazione (+1,1%), mentre gli ordinativi totali hanno ceduto lo 0,8%. Nonostante la sostanziale stabilità dei dati consuntivi, il sentiment degli artigiani pavesi per il periodo aprile-giugno 2026 appare pessimista: le aspettative per il secondo trimestre si mantengono infatti ampiamente negative per tutti i principali indicatori economici, riflettendo una diffusa cautela tra i piccoli imprenditori.

Analizzando il territorio regionale nel suo complesso, la Lombardia vede una ripresa della produzione manifatturiera, pari al +2,4%, così come risultano in crescita gli altri indicatori: fatturato (+2,8%), ordini interni (+3,2%) e ordini esteri (+1,9%). Nel primo trimestre, l’industria lombarda vede eccellere l’aggregato «varie», i mezzi di trasporto e le pelli-calzature, che guidano i ricavi con un fatturato al +8,4% su base annua. Al contrario, l’industria dei minerali non metalliferi e l’abbigliamento registrano le maggiori difficoltà, con quest’ultimo in calo sia nella produzione (-3,4%) che nel fatturato (-0,8%). Le aspettative per il futuro prossimo evidenziano un generale peggioramento, condizionato soprattutto dal ridimensionamento dei livelli occupazionali e dalla frenata della domanda interna.

I dati consuntivi dell’artigianato lombardo dei primi tre mesi evidenziano una crescita della produzione pari al 2%, una dinamica favorevole che ha trainato anche i ricavi del settore, spingendo il fatturato a un solido +1,9%. Parallelamente, il mercato del lavoro consolida la propria tenuta con un incremento dell’occupazione dello 0,5%, una variazione analoga a quella riscontrata sul fronte commerciale, dove gli ordinativi totali si attestano sulla medesima crescita dello 0,5%.

Nonostante questa sostanziale solidità dei dati reali, il clima di fiducia tra i piccoli imprenditori lombardi ha subito una netta flessione. Nel corso del trimestre il mood delle imprese artigiane ha visto infatti aumentare il pessimismo, alimentato dalle crescenti preoccupazioni per il periodo successivo. Le attese degli operatori virano al ribasso, condizionate dal timore di un imminente rallentamento della produzione e del fatturato, ma soprattutto da una prevista contrazione della domanda sul mercato interno.

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