Confagricoltura Mantova denuncia le critiche al Piano di Ripristino della Natura, che minacciano il settore agricolo e le produzioni locali

MANTOVA – Poca chiarezzagrande complessità nelle norme da applicare e un insieme di misure che andranno a danneggiare pesantemente il mondo agricolo nel suo complesso.

Questa la posizione di Confagricoltura Mantova in merito al Piano di Ripristino della Natura, che si pone come obiettivo di “attuare misure di ripristino efficaci che riguardino, entro il 2030, almeno il 20% delle zone terrestri e il 20% di quelle marine dell’Ue”.

Sono numerose però le criticità che riguardano il settore primario, che potranno avere ricadute importanti anche sull’areale mantovano. In primis, l’impatto dei provvedimenti a carico degli imprenditori agricoli nelle aree Natura 2000, nelle quali verrebbe imposto il biologico come metodo unico di produzione: «Questa – spiega l’ufficio tecnico di via Fancelli – è una misura che potrebbe riguardare zone come il Parco del Mincio o il Parco Oglio Sud, all’interno dei quali migliaia di ettari di terreno dovrebbero forzatamente venire convertiti al biologico. Riteniamo che tale scelta debba continuare a basarsi su un unico principio, quello della volontarietà. Aumentare le superfici biologiche poi vorrebbe dire immettere sul mercato quantità di prodotto difficilmente assorbibili dai consumatori, con conseguente calo dei prezzi».

Alcune regioni infatti, come la Lombardia o l’Emilia Romagna, stanno valutando di impedire l’utilizzo di prodotti fitosanitari alle aziende agricole con terreni posti sia in aree Natura 2000 che al di fuori di esse.

Quanto agli ecosistemi agricoli poi, il Piano promuove l’adozione di pratiche agricole estensive, in luogo di quelle cosiddette intensive: «Aspetto che contestiamo fortemente – prosegue Confagricoltura Mantova – dal momento che, ad oggi, già il 73% delle superfici europee è coltivata con pratiche virtuose, regolate da ecoschemi e impegni agro-climatico-ambientali. Adottarne altre vorrebbe dire far pericolosamente calare le produzioni».

In ultimo, la questione pioppi, una coltura fondamentale per la provincia di Mantova (oltre 7.000 gli ettari coltivati, quasi un terzo del totale lombardo). Le misure relative alla connettività fluviale e alla rinaturazione dei corsi d’acqua infatti rischiano di incidere negativamente sull’assetto idraulico e sulla morfologia di alvei e fasce di mobilità, zone nelle quali sono presenti numerosissimi pioppeti: «La pioppicoltura – aggiunge Confagricoltura Mantova – , oltre ad essere un’attività economica di primaria importanza, contribuisce da sempre al presidio delle aree perifluviali, alla gestione del territorio e all’assorbimento di carbonio, oltreché alla stabilità idraulica dei suoli. Ridurla avrebbe solo conseguenze negative, tra cui un aumento della dipendenza dall’estero per tutta la filiera di trasformazione del legno». Positivo invece il parere dell’Organizzazione sulla prevista gestione degli ecosistemi forestali.

Quali saranno dunque i prossimi passi? «Confagricoltura ha fatto pressioni al Ministero dell’Ambiente e a quello dell’Agricoltura, così come all’assessore regionale Beduschi. Poche settimane fa sono state inviate le osservazioni al piano, ed entro il 1° settembre gli stati europei dovranno presentare il proprio piano nazionale a Bruxelles. Fino ad allora la nostra attenzione sul tema sarà massima».

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