Intelligenza artificiale, il 76% delle PMI italiane resta indietro: “Rischiano di sparire anche dalla comunicazione, non solo dalla produzione”

I dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano e dei principali report internazionali sul settore delle relazioni pubbliche fotografano un doppio ritardo delle imprese italiane, tecnologico e comunicativo.

MILANO – Il 76% delle piccole e medie imprese italiane non ha investito, né prevede di investire, nell’intelligenza artificiale. È il dato più recente della Ricerca 2025-2026 dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, che fotografa un tessuto produttivo — oltre 240mila imprese, pari a più del 40% del fatturato nazionale e circa il 40% della forza lavoro privata — ancora in larga parte fermo di fronte alla trasformazione tecnologica in corso. Solo il 7% delle PMI ha avviato percorsi di formazione strutturata sull’AI per i propri collaboratori.

Il ritardo trova conferma anche nel confronto europeo: secondo i dati della Commissione Europea citati nel comunicato ufficiale con cui Confartigianato Imprese e OpenAI hanno annunciato lo scorso aprile il lancio dello “SME AI Accelerator”, un programma gratuito di formazione dedicato alle piccole imprese italiane, l’Italia si colloca al diciottesimo posto su 27 Paesi UE per adozione dell’intelligenza artificiale da parte delle aziende.

Il commento: “Un doppio ritardo, tecnologico e comunicativo”

«Il problema non è solo tecnologico o produttivo: è anche un problema di comunicazione — commenta Salvo Longo, fondatore di ufficiostampaecomunicazione.com ed esperto di comunicazione strategica e ufficio stampa —. Le imprese che non raccontano in modo autorevole e verificabile cosa fanno rischiano di diventare invisibili non solo per i clienti e per i giornalisti, ma anche per gli strumenti di intelligenza artificiale che sempre più persone usano ogni giorno per cercare informazioni e fornitori. È un doppio ritardo che si somma, ed è proprio per questo che chi decide di investire oggi, anche con budget contenuti, si trova in un vantaggio quasi automatico rispetto alla maggioranza dei concorrenti ancora fermi».

Il contesto: la comunicazione cambia più velocemente delle imprese

Mentre le PMI italiane restano indietro, il mondo della comunicazione e delle relazioni con i media sta attraversando una trasformazione rapidissima. Secondo il report “Inside PR 2026” di Cision, condotto su quasi 600 professionisti tra Stati Uniti e Regno Unito, il 91% del settore utilizza ormai l’intelligenza artificiale generativa nel proprio lavoro quotidiano, ma la competenza più richiesta per il 2026 resta lo storytelling, seguita da media relations e capacità di interpretare i dati. Il report “State of AI in PR 2026” di Muck Rack conferma un’adozione stabile al 76% tra i professionisti PR, segno che il settore ha raggiunto una fase matura.

Sul fronte dei contenuti, il report “State of Digital PR 2026” di BuzzStream registra una crescita nell’uso dei comunicati stampa come strumento di lavoro, passato dal 68,8% al 79,1% dei professionisti in un solo anno, e mostra che il 66,2% del settore considera ormai la visibilità nelle citazioni dell’intelligenza artificiale un obiettivo strategico della propria attività — una categoria di misurazione che fino a due anni fa non esisteva. Un dato scientifico rafforza questa tendenza: una ricerca del 2024 condotta da Princeton University, Georgia Tech, Allen Institute for AI e IIT Delhi (Aggarwal et al., presentata alla conferenza ACM SIGKDD) ha dimostrato che l’uso di dati statistici e fonti verificabili può migliorare la visibilità di un contenuto nelle risposte dell’AI fino al 40%.

«Non è un caso che il settore internazionale stia riscoprendo il valore dei dati verificabili e delle fonti autorevoli — aggiunge Longo —. È esattamente il principio su cui si basa il lavoro di un ufficio stampa serio: costruire contenuti solidi, con numeri reali e riscontrabili, non per rincorrere un algoritmo ma perché è così che si costruisce credibilità, sia con un giornalista sia, oggi, con un sistema di intelligenza artificiale. Le PMI italiane che vogliono restare competitive non possono più considerare la comunicazione un costo accessorio, ma un investimento diretto sulla propria visibilità presente e futura».

Chi è Salvo Longo

Salvo Longo è un giornalista catanese, pubblicista dal 2004, e consulente di comunicazione strategica. Si occupa di gestione dell’ufficio stampa, comunicazione strategica e media relations per piccole e medie imprese, professionisti e realtà del terzo settore. È autore di alcuni manuali sulla comunicazione.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.