MILANO – L’accordo sull’Autonomia differenziata raggiunto dalla Regione Lombardia con il Governo nazionale è, secondo Emilio Del Bono, vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, un’occasione mancata e una profonda riduzione delle ambizioni con cui il percorso era stato avviato.
“Una montagna che non solo ha partorito un topolino, ma addirittura che sa di beffa, nel metodo e nel merito”, afferma Del Bono, contestando innanzitutto il percorso seguito dalla Regione. L’intesa, infatti, recupera una Risoluzione approvata dal Consiglio regionale nel 2017, ma ne riduce drasticamente la portata.
Quella Risoluzione, passata quasi all’unanimità, chiedeva l’attribuzione dell’intero pacchetto delle funzioni e delle competenze previste dal Titolo V della Costituzione (23 materie, di cui 20 concorrenti e 3 esclusive) e aveva come obiettivo il compimento di un primo passo verso un modello di federalismo fiscale, attraverso la garanzia delle risorse necessarie al finanziamento integrale delle funzioni attribuite alla Regione.
“L’accordo che ci troviamo di fronte è qualcosa di completamente diverso: quattro sole materie e modeste funzioni trasferite”, sottolinea Del Bono.
Nel dettaglio, l’accordo prevede alcuni poteri di ordinanza d’urgenza attribuiti al presidente della Regione in materia di protezione civile, ma senza l’assegnazione di risorse aggiuntive; la possibilità di disciplinare alcune qualifiche professionali, con esclusione di quelle ordinistiche e di quelle disciplinate dal Codice civile; la facoltà di istituire fondi di previdenza integrativa nel pubblico impiego regionale – già prevista dall’ordinamento -; e alcune forme di autonomia organizzativa in materia sanitaria.
Proprio sul fronte della sanità l’autonomia prevista rischia di incontrare un ostacolo costituzionale, in assenza della definizione da parte del Governo dei Livelli essenziali di assistenza.
“Siamo al nulla condito senza olio: senza risorse finanziarie e senza una vera legge sul federalismo fiscale, che era il punto qualificante del percorso avviato nel 2017- rimarca Del Bono -. L’autonomia non può essere disgiunta dalle risorse necessarie a esercitare effettivamente le competenze trasferite”.
A pesare è anche il metodo seguito dalla Giunta Fontana. “Il percorso è stato condotto senza un nuovo passaggio in Consiglio regionale e in mancanza di un adeguato coinvolgimento di Comuni e Province, nonostante si tratti di un processo che dovrebbe rafforzare proprio l’autonomia dei territori – sostiene Del Bono -. È paradossale parlare di autonomia escludendo il Consiglio regionale e senza coinvolgere le autonomie locali lombarde. Sarebbero serviti un confronto istituzionale e un indirizzo politico chiaro da parte dell’assemblea regionale”.
I consiglieri di centrosinistra hanno presentato un emendamento per fermare l’iter in corso. Il documento considera imprescindibile una puntuale valutazione degli effetti economico-finanziari delle singole attribuzioni, compresi gli impatti sulla finanza regionale, sui bilanci degli enti territoriali e sulle eventuali economie o diseconomie di scala. Inoltre, viene richiesto un effettivo coinvolgimento degli enti locali e dei soggetti istituzionali, economici e sociali interessati.
L’emendamento impegna la Regione a trasmettere al Consiglio regionale, prima di ogni ulteriore decisione sulla conclusione dell’intesa, una nuova istruttoria completa e aggiornata, corredata dalle valutazioni finanziarie e dagli esiti del confronto con enti locali e stakeholder.
Il punto centrale della risoluzione è netto: il Consiglio regionale viene chiamato a esprimersi contrariamente alla conclusione dell’intesa con lo Stato. Il presidente della Regione viene sollecitato a non sottoscrivere le intese definitive, interrompendo il percorso sull’attribuzione di ulteriori forme di autonomia nelle materie di protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e tutela della salute-coordinamento della finanza pubblica.
Per il consigliere regionale, l’accordo segna non soltanto il ridimensionamento di una proposta politica, ma anche il fallimento di una prospettiva che avrebbe potuto contribuire a rendere il Paese più moderno, efficiente ed equo.
“Non c’è da rallegrarsi. L’autonomia differenziata poteva rappresentare un’opportunità importante per ammodernare il Paese e renderlo più efficiente e più equo – aggiunge -. Ridurla a un accordo senza risorse e senza veri poteri significa trasformare un percorso fondamentale in una farsa”.
Una valutazione che, secondo Del Bono, si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà del governo regionale: “È l’ennesima riprova che il fallimento del governo lombardo allunga la sua scia di errori -conclude -, dalla gestione sempre più problematica del Servizio sanitario regionale a quella del trasporto pubblico locale, con conseguenze che ricadono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini lombardi”.
