GRAZIE DI CURTATONE (MN)- Al Santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie si è svolta sabato 12 e domenica 13 settembre la Giornata diocesana dell’ammalato e del disabile, un incontro e un confronto dedicati alla dimensione comunitaria della cura.
L’iniziativa ha posto al centro il tema della cura e dell’importanza di viverla come responsabilità condivisa. La giornata di sabato 12 ha visto la partecipazione di famiglie, associazioni, operatori, volontari e diverse realtà impegnate nel sociale, tra cui ABEO -ADMO – AIDO -Associazione “Comunità Papa Giovanni XXIII”,- Associazione Italiana Persone Down- Associazione San Lorenzo-A.V.I.S. – Casa del Sole- CAV- C.V.S. – Fondazione ANFFAS -Fondazione ARCA- La Quercia Millenaria-, La Sfida- Oltre la Siepe- Simpatria Cooperativa Sociale- Sol.Co Mantova – Rossonano – Il Posto delle Fragole – Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e U.N.I.T.A.L.S.I riuniti per confrontarsi sul valore delle relazioni per costruire una comunità capace di accompagnare le persone più fragili. Il filo conduttore dell’incontro è stato il passaggio dall’idea di una cura affidata al singolo a quella di una cura vissuta insieme.
Malattia, disabilità e fragilità non riguardano infatti soltanto la persona che le vive e la sua famiglia, ma chiamano in causa l’intera comunità. Non sono un difetto da occultare, una debolezza o una povertà, ma una risorsa, dove a vincere non è il più forte, ma chi dà e riceve amore.
A guidare la riflessione sono stati anche due episodi del Vangelo: la guarigione del paralitico, narrata nel Vangelo di Marco, e la parabola del buon samaritano, tratta dal Vangelo di Luca.
Particolarmente significativo è stato il confronto tra le diverse realtà presenti. La partecipazione delle associazioni ha permesso di portare esperienze concrete, mostrando come la collaborazione possa creare una rete di relazioni capace di andare oltre il semplice gesto di aiuto. Nel forum della mattinata si è sottolineata la dimensione comunitaria della cura come azione civile ed ecclesiale e sono intervenuti rispettivamente Sergio D’Alessandro e don Paolo Gibelli.
Al centro del dialogo è stata la possibilità di costruire una comunità in cui anche la persona fragile non sia considerata soltanto destinataria di assistenza, ma protagonista e risorsa all’interno delle relazioni. La manifestazione, sostenuta da UNITALSI e CVS, è proseguita domenica 13 con la celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo Monsignor Marco, partecipata da persone non vedenti che hanno proclamato le letture e da persone sorde che hanno potuto unirsi alla liturgia mediante la traduzione nella Lingua dei Segni Italiana (LIS).
Nell’omelia il Vescovo Marco ha ripreso il tema del valore della cura come realtà comunitaria, sottolineando che l’ammalato e il disabile sono figli delle comunità e che la loro visibilità va incoraggiata, perché ci ricordano l’arte del vivere. Una fragilità, un’imperfezione, non vanno occultate secondo la corrente “logica della vetrina”, ma un uomo e una donna sono forti quando hanno fatto pace con il proprio limite.
La giornata è proseguita con un momento di festa nel pranzo condiviso e si è conclusa in Santuario con l’adorazione Eucaristica e il rosario meditato, accompagnati dal gruppo musicale Minorock “Scoperchiare il tetto” significa allora aprire uno spazio perché nessuno rimanga solo: una metafora che racchiude il senso dell’iniziativa e l’idea che la cura, quando viene condivisa, possa generare nuove relazioni e rafforzare il tessuto della comunità.



