L’OLIO DEI COLLI DI BOLOGNA E’ IGP: l’Emilia-Romagna sale a 46 prodotti Dop e Igp

L’Unione europea ha registrato la nuova Indicazione geografica protetta. L’extravergine viene prodotto sulle colline della Città metropolitana di Bologna, a sud della via Emilia. È il terzo olio regionale a indicazione geografica dopo le Dop Brisighella e Colline di Romagna. L’iter avviato nel 2021 su iniziativa della Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna

BOLOGNA– Un olio extravergine di oliva che nasce sulle colline bolognesi, frutto di una tradizione che affonda le proprie radici nei secoli e di un territorio dalle caratteristiche ambientali peculiari. È l’Olio dei Colli di Bologna, che ha ottenuto ufficialmente dall’Unione europea il riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta.

Con la nuova Igp sale così a 46 il numero dei prodotti Dop e Igp dell’Emilia-Romagna, che rafforza il proprio primato europeo per numero di prodotti agroalimentari a indicazione geografica. L’Olio dei Colli di Bologna si aggiunge inoltre ai due oli extravergine regionali già riconosciuti come Dop, Brisighella e Colline di Romagna.

“Con l’Olio dei Colli di Bologna arriviamo a 46 prodotti Dop e Igp e rafforziamo un primato europeo che racconta la straordinaria ricchezza del nostro sistema agroalimentare- affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale all’Agricoltura e all’Agroalimentare, Alessio Mammi -. Le Indicazioni geografiche sono uno degli strumenti più importanti che abbiamo per difendere il valore e la qualità delle produzioni, sostenere il reddito e il lavoro delle imprese e rendere più forti le nostre filiere. Per una regione come la nostra, che ha nella qualità certificata uno dei pilastri della propria economia agricola e dell’export, valorizzarle significa rafforzare la competitività sui mercati nazionali e internazionali e creare nuove opportunità di crescita per le aziende e per i territori. È questo l’obiettivo: continuare a investire sulla qualità e sull’identità delle nostre produzioni per dare sempre più forza all’agroalimentare dell’Emilia-Romagna in Italia e nel mondo. Un ringraziamento va a tutti i produttori che hanno creduto in questo percorso e che ogni giorno lavorano per portare sulle tavole prodotti di altissima qualità”.

“È un riconoscimento importante per Bologna e per tutta l’Emilia-Romagna, che premia innanzitutto il lavoro dei produttori e la scelta di investire sulla qualità, sulla tracciabilità e sulla valorizzazione di una produzione storica delle colline bolognesi- proseguono de Pascale e Mammi -. L’Olio dei Colli di Bologna racconta una storia agricola antica che negli ultimi decenni è tornata a crescere grazie all’impegno delle imprese, alla ricerca e alla capacità di fare squadra. Tutelare questa produzione significa darle nuove opportunità di sviluppo, ma anche valorizzare il paesaggio, le comunità e un patrimonio che appartiene all’identità delle nostre colline. È questa la forza dell’agricoltura emiliano-romagnola: produrre qualità e, nello stesso tempo, creare valore e lavoro nei territori”.

“Siamo molto felici di avere raggiunto questo bel risultato- afferma il presidente della Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna, Ermanno Rocca– che dà lustro al territorio agricolo bolognese, creando nuove possibilità di sviluppo sostenibile e una valorizzazione paesaggistica in considerazione della legge sull’oleoturismo”.

L’Olio dei Colli di Bologna Igp

La zona di produzione dell’Olio dei Colli di Bologna Igp comprende le colline della Città metropolitana di Bologna a sud della via Emilia. A caratterizzare questa produzione contribuisce il particolare microclima dell’area, influenzato anche dalla presenza delle rocce evaporitiche gessose affioranti nel territorio riconosciuto dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’Umanità nel 2023.

Le escursioni termiche e le condizioni ambientali favoriscono le caratteristiche qualitative dell’olio, che presenta un’acidità libera contenuta entro lo 0,3% e un rapporto tra acido oleico e acido linoleico mai inferiore a 7. Dal punto di vista organolettico si distingue per un fruttato da medio a intenso, accompagnato da note equilibrate di amaro e piccante e da sentori di carciofo, erba, mandorla e pomodoro. Presenta inoltre un elevato contenuto di biofenoli e polifenoli.

Il disciplinare prevede due modalità di produzione. Per l’olio monovarietale, almeno l’85% del prodotto deve provenire da un’unica varietà di olive (cultivar) tra Correggiolo, Frantoio, Nostrana di Brisighella, Ghiacciola e le varietà autoctone bolognesi Farneto, Montebudello, Montecapra, Montecalvo 2 e Oliveto. Nel caso del blend, invece, l’olio deve derivare dall’unione di due o più cultivar ammesse, che devono rappresentare almeno l’80% del totale.

Il percorso verso il riconoscimento europeo

L’iter per ottenere l’Indicazione geografica protetta è stato avviato ufficialmente nel 2021 su iniziativa della Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna, nata nel 2017 per valorizzare la produzione olivicola del territorio. Ne fanno parte oggi l’Azienda agricola Bonazza, Agrivar, Palazzo di Varignana Food, l’Azienda agricola Assirelli, l’Azienda agricola Podere Pratale, il Frantoio Valsanterno, l’Azienda Agricola Cà Scarani, l’Azienda Agricola Torre, l’Azienda Agricola Sorella Terra, l’Azienda Agricola Nugareto, l’Azienda Agricola 1997 e la Società Agricola Copaps.

La domanda di registrazione è stata presentata nel 2023. Dopo il parere favorevole della Regione e l’istruttoria del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, la proposta di disciplinare è stata trasmessa alla Commissione europea e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea nel maggio 2026.

La coltivazione dell’olivo nel Bolognese ha origini molto antiche: le prime testimonianze risalgono all’età romana e documenti notarili e fonti storiche attestano la presenza di oliveti sulle colline attorno a Bologna già dall’VIII secolo. Dopo il progressivo declino dovuto alle gelate e alle difficoltà climatiche tra Seicento e Ottocento, dagli anni Novanta del Novecento l’olivicoltura bolognese ha conosciuto una nuova fase di crescita, sostenuta dagli studi scientifici del Cnr, dalla realizzazione di nuovi impianti e dai progetti di valorizzazione del territorio.

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