MANTOVA – Stagione al di sopra delle aspettative per il miele mantovano, a dispetto di un’estate caratterizzata da temperature elevate e precipitazioni saltuarie e, in taluni casi, violente. Una primavera mite e senza sbalzi di temperatura ha contribuito ad avere produzioni di miele più elevate rispetto al 2025, quando fra aprile e giugno i cali termici e una piovosità al di sopra della media hanno contribuito a complicare l’intera stagione.
Lo rileva Coldiretti Mantova, sulla base di un sondaggio fra i produttori associati, quasi tutti abbastanza soddisfatti, a parte alcune criticità come la presenza della varroa e di un trend che, se confrontato con i primi anni Duemila, è sicuramente più scarso nella produzione.
Costantin Gavrila, produttore con oltre 100 alveari, presente al Mercato coperto di Campagna Amica in piazza Broletto a Mantova, parla di annata positiva, grazie anche alla pratica del nomadismo, da lui seguita da tempo, così da individuare le aree migliori per le diverse fioriture anche al di fuori della provincia di Mantova, dal Ferrarese al Modenese, fino al Monte Baldo.
“Nel complesso sono soddisfatto per la produzione di miele di acacia, tutto sommato buona, ma anche per il tiglio e il millefiori, per il miele ottenuto dalla fioritura di erba medica, per il castagno, mentre è stata forse al di sotto delle attese la produzione di miele di tarassaco e di ciliegio. La qualità è eccellente”.
Parla di “discreta annata” anche Pietro Rovesti, allevatore con 600 alveari e consigliere dell’Associazione apicoltori mantovani. “Fino a giugno è stata, nel complesso, una primavera interessante e un inizio di estate positivo, tanto per l’acacia quanto per il miele millefiori – afferma Rovesti -. Le criticità si sono mostrate nel corso dell’estate, perché la siccità ha pesato e con temperature superiori ai 35 gradi le piante e i fiori smettono fisiologicamente di produrre nettare per tutelarsi e questo ha spinto le api in difficoltà, concentrate ad operare per abbassare le temperature all’interno dell’alveare, che non dovrebbe oltrepassare i 37 gradi. La disponibilità di acqua nei canali è stata provvidenziale e, ne approfitto per un messaggio ai non addetti ai lavori, se d’estate vedete api nei sottovasi o a ridosso delle piscine, non c’è da spaventarsi, sono in cerca di acqua per abbassare la temperatura”.
La preoccupazione, semmai, per Rovesti va interpretata in proiezione. “Spostare le api in collina o in montagna può essere una soluzione, tenuto conto appunto che anche per gli anni futuri sono indicate estati torride”.
Stefano Morini gestisce 60 arnie tra Gonzaga e Bondanello e parla di “un’annata migliore rispetto al 2025, grazie a diversi fattori: la realizzazione di un apiario nuovo a Gonzaga, erba medica in zona di qualità e molto abbondante, grazie a sistemi di irrigazione efficienti e alla disponibilità idrica, una diffusione di orticole sul territorio che hanno ampliato l’offerta varietale di fiori per le api”. Fatti due conti rapidi, “rispetto all’anno scorso ho prodotto circa 3 chilogrammi in più per arnia”. Pollice alzato, dunque, nonostante non si possano più comparare le produzioni di miele del 2025 e 2026 con gli anni d’oro dei primi anni Duemila, “quando si produceva quasi il doppio”.
Pochi alveari, ma una scelta del cuore per Milena Del Bon, floricoltrice di Casalmaggiore presente al Mercato Coperto di piazza Broletto. “ho appena quattro alveari, tradizione di famiglia dai tempi del nonno – racconta – e ho prodotto circa 200 chilogrammi di millefiori. È stata un’annata calda, ma nel vivaio abbiamo un impianto di irrigazione a goccia e le api non hanno sofferto. Per me, un’annata positiva”.
La produzione italiana di miele ammonta a 31 milioni di chili, secondo l’analisi Coldiretti su dati dell’Osservatorio Miele, con la Lombardia che si attesta poco al di sopra dei 4 milioni di chilogrammi, grazie al supporto di quasi 147mila alveari.
