Di Marialuisa Roscino
Lucattini:“Coltivare insieme qualcosa, anche solo un fiore in vaso, delle erbe aromatiche o dei semi in batuffoli di cotone, aiuta i bambini a seminare ed attendere che sboccino, una metafora della loro crescita fisica e psicologica”.
In una società sempre più urbanizzata e digitale, il legame spontaneo tra infanzia e mondo naturale si è progressivamente affievolito. Con il venir meno della cultura rurale, il contatto con la terra è spesso percepito come un’esperienza occasionale o, peggio, fonte di ansia e fobie, alimentate dai media. Eppure, la psicoanalisi, considerati i recenti dati scientifici, sempre più spesso mette in evidenzia come lo sviluppo sensoriale, emotivo e intuitivo dei bambini passa inevitabilmente attraverso l’esplorazione del mondo vivente, dalle piante agli insetti, dalle pozzanghere agli animali domestici. E allora, come possiamo aiutare i più piccoli a sviluppare empatia e sicurezza interiore fin dagli spazi di casa per poi uscire volentieri ed immergersi nella bellezza e splendore dominante della natura?
Ne parliamo oggi con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e Full Member dell’International Psychoanalytical Association.
Attraverso la sua guida, scopriamo quali benefici psicologici la natura può regalarci nella vita di tutti i giorni.
Dott.ssa Lucattini, la letteratura scientifica evidenzia come il contatto con la terra favorisca l’intuito e la sensorialità nei bambini. Quali sono le ragioni profonde, dal punto di vista psicoanalitico, di questo beneficio emotivo e sensoriale?
Il contatto con la natura aiuta il bambino perché coinvolge insieme corpo, sensi ed emozioni. Prima ancora di poter dare un nome a ciò che prova, il bambino conosce il mondo attraverso il tatto, gli odori, i suoni, il movimento, è da questa esperienza corporea e sensoriale che nasce anche una prima forma di intuizione.
Dal punto di vista psicologico, la natura offre inoltre uno spazio libero e non completamente organizzato dall’adulto, nel quale il bambino può esplorare, immaginare e trasformare ciò che incontra. Una pietra, un ramo o una pozzanghera diventano così occasioni di gioco, scoperta e costruzione del mondo interno. La natura può funzionare come uno “spazio potenziale” che favorisce creatività, sicurezza e capacità di stare in relazione con la realtà (Frontiers in Public Health, 2025).
In un mondo dominato da schermi, ritmi urbani e ambienti iper-sterilizzati, il contatto genuino tra infanzia e mondo naturale si è progressivamente affievolito. Con il tramonto della cultura rurale, la terra, in particolare, non è più un campo da gioco quotidiano per molti bambini, “lo stare nella natura”, è diventato così un’esperienza occasionale, cosa ci può dire al riguardo?
Il rischio è che la natura diventi per i bambini qualcosa da osservare, più che da vivere. Eppure, nell’infanzia è fondamentale poter fare esperienza diretta del mondo: sporcarsi, toccare, raccogliere, annusare, incontrare ciò che è imprevedibile e non completamente organizzato dagli adulti.
In termini psicoanalitici, la natura offre uno spazio di esplorazione in cui il bambino può sperimentare la propria autonomia in sicurezza, dare spazio alla curiosità e sviluppare fiducia nelle proprie capacità. Terra, acqua, piante e piccoli animali lo mettono in contatto con una realtà viva, che non risponde immediatamente ai suoi desideri e proprio per questo lo aiuta a tollerare l’attesa, la frustrazione e l’imprevisto. Non è soltanto “stare all’aperto”, è costruire un rapporto più ricco tra corporeità, emozioni e realtà. Una recente ricerca sottolinea proprio il possibile rapporto tra esposizione alla biodiversità, gioco, benessere e salute mentale nell’infanzia (Environmental Research, 2025).
La natura non è fatta solo di piante, ma anche di animali: dai cavalli fino a insetti e fauna selvatica. Perché per lo sviluppo psichico del bambino è fondamentale imparare a conoscerli direttamente nel loro ambiente naturale?
Conoscere gli animali direttamente significa incontrare un essere vivente che ha tempi, bisogni e comportamenti propri. Dal punto di vista psicoanalitico, è un’esperienza importante per la scoperta dell’alterità e degli esseri viventi, il bambino scopre che l’Altro non è una sua proiezione, ma qualcuno da osservare, rispettare e comprendere. Da qui, possono svilupparsi empatia, curiosità e capacità di prendersi cura.
Anche insetti, piccoli roditori o animali selvatici, se avvicinati con la guida rassicurante di un adulto, permettono di trasformare l’estraneità e talvolta la paura in conoscenza. Osservarli nel loro ambiente è particolarmente prezioso perché il bambino comprende che ogni essere vivente appartiene a un mondo che va rispettato, non posseduto né controllato. È un piccolo ma importante esercizio di rispetto dei limiti e dei confini, della diversità e della realtà stessa (Frontiers of Psychology, 2025).
Aracnofobia da Spider-Man, paura dei pipistrelli per Batman, terrore degli uccelli, in particolare, per “Il corvo”: quanto a Suo avviso, i media, in questo senso, hanno “condizionato” il nostro rapporto con la natura, alimentando fobie e ansie nei più piccoli?
I media possono certamente influenzare il modo in cui un bambino immagina la natura, soprattutto quando mancano esperienze dirette capaci di correggere quelle rappresentazioni. Un pipistrello, un ragno o un corvo possono così diventare nella fantasia molto minacciosi anche se innocui nella realtà. Dal punto di vista psicoanalitico, il bambino tende a proiettare sugli animali paure e fantasie interiori, immagini molto forti, ripetute attraverso film, videogiochi e social, possono offrire a queste angosce una forma concreta. Non significa che i media “creino” automaticamente una fobia, ma possono amplificare una paura preesistente o favorire associazioni emotive negative.
Per questo l’antidoto più efficace è spesso l’esperienza reale, accompagnata da un adulto, conoscere un animale, possibilmente proprio, osservarne il comportamento e comprenderne l’ambiente permette di trasformare l’immaginario minaccioso in curiosità e conoscenza (People and Nature, 2024).
Non tutti hanno la possibilità di vivere in campagna o fare continue uscite fuori porta. In che modo possiamo fare entrare “la natura dentro casa” o nei contesti urbani quotidiani attraverso piccole esperienze pratiche, come la coltivazione di fiori in vaso o il classico esperimento del grano nei batuffoli di cotone?
Non è indispensabile vivere in campagna per sviluppare un buon rapporto con la natura, anche se naturalmente può facilitarlo. Per i bambini anche un vaso nel salotto dove piantare e vedere crescere il proprio fiore può diventare un piccolo laboratorio scientifico, esperienziale e emotivo. Seminare, annaffiare, osservare un germoglio che cresce o far nascere il grano nel cotone, significa anche entrare in relazione con qualcosa di vivo che richiede cura, continuità e attesa.
Sono esperienze preziose perché insegnano che non tutto è immediato ma che si può preparare, seminare o piantare, aspettare, prendersi cura e poi vedere qualcosa trasformarsi. Il bambino apprende con piacere la pazienza, responsabilità, piacere della scoperta, attesa trepidante. Anche in città, quindi, buone abitudini naturalistiche accompagnate da piccoli gesti quotidiani, possono mantenere vivo quel legame con la natura che nessuno strumento elettronico può imitare e tantomeno sostituire. I programmi di attività svolte in orti urbani per bambini, è associato a un miglioramento importante delle abilità manuali, un arricchimento e disinvoltura nei rapporti coi compagni e sociali in generale, e a una riduzione dell’uso problematico di social e internet (Journal of Pediatric Nursing, 2026)
Accogliere in casa un criceto, coniglio nano o qualsiasi altro genere di animale, richiede la supervisione e la cura condivisa tra genitori e figli. Qual è il valore educativo e affettivo di prendersi cura “insieme” di un piccolo animale domestico in gabbia?
Prendersi cura insieme di un piccolo animale ha un valore affettivo molto profondo. Il bambino scopre che un essere vivente dipende anche dalla sua attenzione in quanto deve essere nutrito, osservato, rispettato nei suoi ritmi e nei suoi bisogni. Questa esperienza favorisce il passaggio dal desiderio di possedere all’esperienza del prendersi cura. Il criceto, il coniglio o un altro piccolo animale non sono giocattoli, ma esseri separati, con esigenze proprie. Con la supervisione dei genitori, il bambino può sviluppare responsabilità, empatia e capacità di riconoscere i bisogni dell’altro.
La cura condivisa è particolarmente importante perché trasforma l’animale anche in un’esperienza relazionale familiare, infatti, genitori e figli imparano insieme ad osservare, attendere e proteggere. Tra le varie interazioni che i bambini hanno con gli animali domestici, è proprio il “prendersene cura” è quella legata a un migliore funzionamento emotivo e comportamentale nei bambini e anche negli adolescenti. Per quanto riguarda, animali domestici come criceti, conigli, porcellini d’India e altri piccoli mammiferi, va però sottolineato che la responsabilità è sempre dell’adulto, perché questi animali hanno esigenze per il loro benessere spesso poco conosciute o comunque sottovalutate. Sarebbe un errore pensare che siano semplicemente “animaletti da gabbia” o “starter pets” (Animal Welfare, 2025).
Dalle passeggiate sul brecciolino in bicicletta per allenare l’equilibrio, alle uscite tra frutteti, serre e vivai: quanto è importante superare la paura di far sporcare o graffiare i bambini, ad esempio raccogliendo more o giocando tra le pozzanghere per rafforzare la loro sicurezza interiore?
È importante che i bambini siano protetti sempre, d’altro canto, sotto lo sguardo attento dei genitori, i bambini possono possano sperimentare piccoli rischi adatti alla loro età anagrafica ed emotiva come sporcarsi le mani, perdere per un attimo l’equilibrio camminando sul bordo di una pozzanghera, graffiarsi lievemente nel raccogliere le mora o schiacciare col gli scarponcini adatti una piccola pozzanghera ghiacciata durante l’inverno, sono esperienze attraverso cui imparano a conoscere il proprio corpo, i propri limiti e le proprie risorse.
La sicurezza interiore non nasce dall’assenza di difficoltà, ma dall’esperienza ripetuta di poterle affrontare e superare senza essere da soli, sapendo di poter contare sui genitori e sugli adulti in caso di bisogno. Il bambino facendo queste piccole esperienze monitorate, sente che può avere un po’ di paura sena che succeda nulla di male, provare, talvolta osare, sbagliare, non arrendersi, riprovare e alla fine riuscire. Non necessariamente lo stesso giorno, le esperienze si ripetono e i bambini sono abitudinari per cui tendono a ripeterle anche naturalmente, per sperimentare la costanza del mondo, degli affetti e degli esiti delle loro azioni. Un adulto troppo preoccupato, apprensivo o ansioso, può trasmettere involontariamente l’idea che il mondo sia sempre e soltanto pericoloso e che il bambino non sia sufficientemente capace per affrontarlo, neppure nelle piccole cose che invece si sente di fare senza pericolo. La presenza rassicurante dell’adulto dovrebbe quindi proteggere senza impedire l’esplorazione, è proprio grazie a questo equilibrio che si sviluppano autonomia, fiducia in sé e capacità di tollerare le piccole frustrazioni (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2026).
Quali consigli si sente di dare?
-Ridimensionare le paure alimentate da film e cartoni, spiegando che si tratta di rappresentazioni fantastiche, anche quando sembrano realistiche;
-Portarli regolarmente in mezzo alla natura, al mare, in montagna, nei boschi, vicino a laghi, fiumi, campagne e sentieri anche una volta al mese durante autunno e inverno, più speso con la bella stagione;
-Avvicinarli agli animali reali, insegnando rispetto, prudenza e curiosità, avendo anche piccoli roditori e altri animali domestici di cui prendersi cura insieme a loro;
-Coltivare insieme qualcosa, anche solo un fiore in vaso, delle erbe aromatiche o dei semi sul cotone, li aiuta a seminare ed attendere che sboccino, una metafora della loro crescita fisica e psicologica;
-Frequentare il verde quotidianamente, un parco o un’area verde vicino casa.
