RESPONSABILITÀ AMBIENTALE, NUOVI OBBLIGHI IN ARRIVO PER LE IMPRESE

APPROFONDIMENTO

Il Disegno di Legge di Delegazione Europea 2026, approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 agosto scorso e attualmente in corso di esame presso le Commissioni del Senato, introduce nuovi adempimenti per le aziende su tematiche quali ESG, microplastiche e suolo. Il Fitness Check della Commissione europea sul principio “chi inquina paga”, incrociato con gli ultimi dati ANIA, conferma che tra le imprese il ricorso allo strumento assicurativo resta debole e che sono numerosi i casi in cui l’azienda responsabile non riesce a far fronte agli obblighi di bonifica. “Il primo passo verso una buona governance del rischio ambientale è la presa di coscienza dell’esposizione a cui l’attività espone, a prescindere dalla dimensione aziendale o dal settore” spiegano gli esperti di Pool Ambiente. Il 24 e 25 novembre al via il nuovo corso di formazione specialistico sui rischi di responsabilità ambientale promosso da ICMQ S.p.A. Società Benefit in collaborazione con il Pool Ambiente

Un pacchetto di nuovi obblighi normativi per le imprese italiane ed europee è in arrivo, mentre gli ultimi dati confermano che la protezione assicurativa contro i danni all’ambiente resta un’eccezione più che una regola.

È il quadro che emerge incrociando il testo del Disegno di Legge di Delegazione Europea 2026 (Atto Senato n. 2025) varato dal Consiglio dei Ministri il 4 agosto scorso e attualmente in sede d’esame referente al Senato presso la 4ª Commissione permanente (Politiche dell’Unione europea) con il Polluter Pays Principle (PPP) Fitness Check pubblicato il 16 luglio dalla Commissione europea sull’attuazione del principio “chi inquina paga” e con i dati della più recente rilevazione statistica ANIA sulla diffusione delle polizze di responsabilità ambientale tra le imprese italiane.

Il DDL di Delegazione Europea 2026, ora all’esame del Parlamento, delega il Governo a recepire tre corpi normativi che riguardano direttamente le imprese. Sul fronte della rendicontazione di sostenibilità, l’art. 6 recepisce la direttiva “Omnibus I” (UE) 2026/470, che ridefinisce il perimetro degli obblighi ESG per le grandi imprese (oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di ricavi) e affida alla Consob e al Ministero dell’Economia e delle Finanza (MEF) la vigilanza sui revisori, con sanzioni ai sensi del D.Lgs. 39/2010: il regime pieno dovrebbe applicarsi dai bilanci 2027, con un regime transitorio biennale per chi ha appena chiuso il primo esercizio di rendicontazione.

Più stringente è il fronte delle microplastiche: l’art. 10 del DDL delega il Governo ad adeguare la normativa nazionale al Regolamento (UE) 2025/2365, già direttamente applicabile, che impone a chi produce, movimenta, stocca, trasporta o pulisce container di pellet di plastica (oltre la soglia di cinque tonnellate annue) di dotarsi di un piano di gestione dei rischi, di prevenire e contenere le dispersioni e di raccoglierle senza indugio, conservandone la documentazione.

Il decreto attuativo italiano, che dovrà individuare le autorità competenti e le sanzioni amministrative e penali, è atteso entro quattro mesi dall’entrata in vigore della legge ed è previsto l’esonero dalla certificazione per le imprese registrate EMAS. Infine, l’art. 5 recepisce la direttiva sul monitoraggio del suolo (UE) 2025/2360, che renderà più rilevanti le verifiche ambientali sui terreni in occasione di trasformazioni, riqualificazioni o cessioni di siti produttivi.

“Oggi, nell’ambito delle microplastiche, l’obbligo di intervenire immediatamente in caso di dispersione di pellet si applica già dal 16 dicembre 2025, anche in assenza di un danno ambientale accertato o di un procedimento amministrativo, mentre il piano di gestione dei rischi e i registri diventeranno cogenti dal 17 dicembre 2027 — spiega l’Avv. Roberta Victoria Nucci di ITC Law —. Le imprese che rientrano nel perimetro del Regolamento, dalla produzione al trasporto, dalla semplice movimentazione dei pellet alla pulizia dei container, farebbero bene a non aspettare l’ultimo momento per adeguarsi. Lo stesso vale, con tempi diversi, per gli obblighi ESG e per il nuovo sistema di monitoraggio del suolo. Chi si muove per tempo può costruire piani di gestione dei rischi solidi e proporzionati su cui calibrare anche le coperture assicurative, mentre chi rincorre la scadenza rischia di trovarsi scoperto proprio quando la norma chiede di reagire subito”.

Il quadro normativo si irrigidisce, ma lo strumento che dovrebbe trasferire il rischio dall’impresa e dalla collettività al mercato assicurativo resta poco utilizzato. Lo conferma il Polluter Pays Principle (PPP) Fitness Check sul principio “chi inquina paga” pubblicato dalla Commissione europea (SWD (2026) 402) il 16 luglio 2026, che ha esaminato 76 atti dell’Unione europea.

Il principio è applicato in modo soddisfacente alla prevenzione, ma non al danno ambientale vero e proprio, che in nessun settore e in nessuna area tematica risulta internalizzato per intero. Tra le criticità individuate, il documento segnala l’attuazione disomogenea delle garanzie finanziarie previste dalla Direttiva sulla responsabilità ambientale (ELD): quando l’operatore è insolvente, è lo Stato — e quindi la collettività — a doversi far carico dei costi. La spesa nazionale dell’UE per la protezione ambientale (NEEP), secondo Eurostat, ammonta a 357 miliardi di euro all’anno e include parte della spesa per i costi amministrativi, compresi i costi generali necessari a garantire l’applicazione del PPP. Laddove sono disponibili i dati, le stime del grado di internalizzazione indicano solo un’attuazione parziale del principio «chi inquina paga».

Ciò si riflette in tasse ambientali pari a circa 320 miliardi di euro all’anno, che sono molto inferiori persino alle stime parziali del danno monetario (calcolato tra 268 e 428 miliardi di euro all’anno solo per l’inquinamento atmosferico causato dall’industria).

Il dato italiano, elaborato dall’Osservatorio Pool Ambiente sulla base della terza rilevazione statistica ANIA, dà la misura del divario: solo lo 0,89% delle imprese italiane dispone oggi di una polizza per i danni all’ambiente, nonostante il 2023 abbia segnato la crescita più rapida mai registrata nella serie storica (+32,6% di polizze in un anno). Un divario che il Fitness Check descrive come strutturale a livello europeo, e che si traduce in casi concreti in cui l’impresa responsabile non è in grado di sostenere i costi di bonifica: il Rapporto ISPRA 424/2025 censisce 484 siti “orfani”, in cui il responsabile non è individuabile o non provvede, già destinatari di 500 milioni di euro di fondi pubblici.

Il Primo Rapporto sul Mercato delle Bonifiche (REF Ricerche, 2025) stima il valore potenziale del mercato italiano delle bonifiche tra 43 e 92 miliardi di euro, di cui 29,5 miliardi di competenza privata: una passività che, in assenza di copertura assicurativa, rischia di ricadere sulla fiscalità generale.

Per Pool Ambiente, consorzio di coassicurazione specializzato nei rischi di responsabilità ambientale nato nel 1979 all’indomani del disastro di Seveso, “colmare questo divario non è solo una questione di prodotti assicurativi disponibili — che esistono e sono in continua evoluzione — ma parte da un cambio di cultura del rischio all’interno delle imprese. Il primo passo verso una buona governance del rischio ambientale è la presa di coscienza dell’esposizione a cui l’attività espone, a prescindere dalla dimensione aziendale o dal settore. Da qui discende la necessità di un vero piano di gestione dei rischi, che non si limiti all’adempimento formale richiesto dalle nuove norme ma preveda manutenzioni programmate degli impianti, controlli periodici sui punti critici e formazione continua del personale. Solo un’organizzazione che sa riconoscere e presidiare i propri rischi – concludono gli esperti di Pool Ambiente – è nelle condizioni di scegliere consapevolmente come trasferirli, anche attraverso lo strumento assicurativo”.

È in questo contesto che nasce il nuovo Corso di formazione Specialistico sui Rischi di Responsabilità Ambientale, promosso da ICMQ S.p.A. Società Benefit in collaborazione con Pool Ambiente, in programma online il 24 e 25 novembre 2026 dalle 9 alle 13 sulla piattaforma ICMQ Sustainability Academy. Il percorso, che vale 8 crediti formativi per il mantenimento delle certificazioni dei periti liquidatori assicurativi (UNI 11628), professionisti HSE (UNI 11720), professionisti della Security (UNI 10459), Sustainability Manager e Practitioner (UNI/Pdr 109-1) e Risk Manager (UNI 12012), affronta nella prima giornata il quadro normativo e la mappatura e valutazione dei rischi ambientali, nella seconda le misure di prevenzione e protezione, la PdR UNI 107:2021 “Ambiente Protetto”, le coperture assicurative dedicate oltre ad analizzare casi di sinistro reali, con un test finale di apprendimento. Il corso è rivolto, in particolare, a: periti liquidatori assicurativi, professionisti della security, professionisti HSE, risk manager e professionisti della sostenibilità.

Tra i docenti: Lisa Casali, manager di Pool Ambiente e Project Leader della PdR UNI 107:2021, Roberto Ferrari, Cinzia Scotti e Luca Ballabio, tutti esperti della Segreteria Tecnica del Pool Ambiente.

ICMQ S.p.A. Società Benefit

Organismo di certificazione italiano specializzato nella certificazione di prodotti, processi, sistemi, competenze delle persone e nella formazione è oggi un punto di riferimento per la crescita di una cultura della qualità nel settore industriale, delle costruzioni e dei servizi. ICMQ opera in un’ottica di miglioramento continuo delle organizzazioni, favorendo l’innovazione e l’internazionalizzazione nel rispetto dei più avanzati principi ambientali e di sostenibilità. ICMQ Sustainability Academy è il nuovo polo formativo dedicato a chi vuole affrontare con competenza le sfide della transizione sostenibile. Grazie all’esperienza consolidata di ICMQ nei servizi per la sostenibilità, la digitalizzazione e l’innovazione, ICMQ Sustainability Academy propone percorsi formativi d’eccellenza pensati per aziende, professionisti e giovani talenti.

Pool Ambiente

Il Pool Ambiente, dal 1979, è il consorzio di coassicurazione specializzato nei rischi di responsabilità ambientale: riunisce 21 compagnie di assicurazione e riassicurazione che, attraverso una forma strutturata di mutualità tecnica, condividono rischi, competenze e una base osservazionale comune sulla sinistrosità ambientale. Questo modello consente di offrire al mercato italiano una capacità assicurativa aggregata fino a 67 milioni di euro per rischio, con riassicurazione al 100%, e di sviluppare prodotti all’avanguardia in continua evoluzione in funzione delle novità normative. Il Pool è riconosciuto come centro di eccellenza italiano sui rischi e sinistri ambientali, interlocutore tecnico di imprese, broker, associazioni di categoria e istituzioni, e custode di un patrimonio di dati di sinistrosità che alimenta studi come questo Osservatorio.

I membri del Pool Ambiente sono: Allianz, Assimoco, AXA MPS, AXA Assicurazioni, Generali Italia, Groupama, Hannover Re, HDI Assicurazioni, Helvetia, Intesa Sanpaolo Protezione, Italiana Assicurazioni, ITAS Mutua, Le Assicurazioni di Roma, Munich Re, New Re, SARA Assicurazioni, SCOR SE, Società Reale Mutua, Swiss Re Europe, Unipol Assicurazioni, Vittoria Assicurazioni.

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