ALCOVE-DIALOGHI SULLA SCULTURA, una mostra che unisce artisti e materiali in dialogo con il patrimonio di Cori, fino al 31 ottobre

Interno di una grotta con pareti rocciose e sculture appese in mostra.
Alcove – Dialoghi sulla scultura, a cura di Ilaria Monti e Alberto Timossi, 2026, veduta dell’allestimento, Studio Specus, Cori (LT). Francesco Petrone, Vittima Carnefice, 2026
 
Foto: Francesco Pacifici

CORI (LT)- Rimane aperta al pubblico fino al 31 ottobre, a Cori, tra gli spazi di Studio Specus e il Museo della Città e del Territorio, la seconda edizione di Alcove – Dialoghi sulla scultura, progetto espositivo e culturale a cura di Ilaria Monti e Alberto Timossi.

Cinque artisti e artiste di generazioni e ricerche differenti, Claudia Di Francesco (Roma, 1992), Pino Genovese (Roma, 1953), Giovanni Longo (Locri, 1985), Veronica Neri (Sora, 1995) e Francesco Petrone (Foggia, 1978), abitano tre condizioni diverse della materia: la Loggia rinascimentale del Museo, parte del Complesso Monumentale di Sant’Oliva; il giardino, aperto sul paesaggio; lo spazio ipogeo di Studio Specus, studio dell’artista Alberto Timossi nel centro storico della città, con le sue nicchie scavate nella roccia e l’antica dispensa.

Cranio e mascella fossili esposti su una parete rocciosa.
Francesco Petrone
Vittima Carnefice, 2026, dettaglio
Pane, ferro
 
Foto: Francesco Pacifici

Dopo la prima edizione del 2025, Alcove prosegue il percorso avviato da Studio Specus – Cantiere per l’arte contemporanea, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Cori e in collaborazione con le associazioni minima, Polygonal e Arcadia, con l’obiettivo di promuovere appuntamenti periodici dedicati alla scultura contemporanea e alle sue possibilità di relazione con lo spazio, il paesaggio e il patrimonio culturale locale.

L’allestimento si costruisce come un dialogo tra il sopra e il sotto. Ogni artista è presente con due lavori, uno nella luce e uno nel buio: da una parte le arcate della Loggia e l’erba del giardino, dall’altra l’umidità e la penombra della grotta. Tra i due poli le opere non si limitano a essere collocate: reagiscono ai luoghi, e i luoghi entrano nelle opere.

Interno di una cavità rocciosa illuminata parzialmente, con una barra metallica appoggiata su un lato.
Alcove – Dialoghi sulla scultura, a cura di Ilaria Monti e Alberto Timossi, 2026, veduta dell’allestimento, Studio Specus, Cori (LT). Giovanni Longo, Props, 2026
 
Foto: Francesco Pacifici

Ne risulta una mostra fatta di gesti, più che di soggetti. Custodire, offrire, sacrificare, decomporre, classificare, abitare. Claudia Di Francesco lavora sulla figura del recipiente: Le Tre Custodi della Lekánē e Vas Miraculi Aesculapii si presentano come reperti archeologici contemporanei, corpi che sembrano aver registrato un tempo che non possiedono e che, accanto ai reperti del Museo, ne mettono in discussione l’autorità. Veronica Neri riveste di rame i fiori raccolti tra i rifiuti dei cimiteri (Semprevivo) e, nella grotta, posa fiori freschi sul motivo floreale stampato di una pila di lenzuola (Stanotte, amore, non ho più pensato a te): un gioco di emulazione e rappresentazione tra fiore vero e fiore stampato, in cui i primi appassiscono per tutta la durata della mostra mentre i secondi restano intatti. Francesco Petrone modella il pane in forma di osso e di carne: una mandibola di lupo e un cranio di pecora si fronteggiano nella roccia (Vittima Carnefice), mentre nella Loggia tredici lembi di pane posati su un palo di ferro compongono L’ultima scena, «un’ultima cena feroce».

Interno di un laboratorio artistico con pareti in pietra e soffitto ad arco, arredato con oggetti vari e sculture rosse di plastica. In evidenza ci sono colonne e forme artistiche rosse disposte intorno a contenitori e attrezzi da lavoro.
Alcove – Dialoghi sulla scultura, a cura di Ilaria Monti e Alberto Timossi, 2026, Studio Specus, Cori (LT). Veduta dello studio di Alberto Timossi
 
Foto: Francesco Pacifici

Il pane che assorbe umidità e i fiori che appassiscono portano nella scultura un tempo biologico, che la mostra lascia accadere davanti al pubblico; il rame, la resina e il ferro provano invece a trattenerlo. È in questa tensione, tra ciò che si consuma e ciò che resiste, che i lavori dei tre artisti si parlano, anche a distanza.

Una vista di un'area esterna con un edificio grigio e due forme simili a cumuli di legno nel prato. Ci sono alberi e lampioni nella scena.
Alcove – Dialoghi sulla scultura, a cura di Ilaria Monti e Alberto Timossi, 2026, veduta dell’allestimento, Museo della Città e del Territorio, giardino, Cori (LT). Pino Genovese, Tane, 2026 (site-specific)
 
Foto: Francesco Pacifici

Sull’altro versante del percorso, Giovanni Longo e Pino Genovese lavorano entrambi con il legno, ma a partire da materiali e geografie differenti, e con gesti quasi speculari. Longo smembra il paesaggio: in Like a Dam (form archive XXL) frammenti di legno raccolti in vent’anni lungo le fiumare calabresi vengono selezionati, etichettati e disposti in contenitori trasparenti su una scaffalatura mobile, come in un deposito museale, mentre in Props le stesse forme (corni, costole, sterni) si ricompongono lungo un’asta diagonale in uno scheletro senza animale. Genovese lo ricompone: le Tane, due ripari bassi di corteccia di pino e legni del mare, si radicano nella terra del giardino, e Albero, ramo di pino e corno di capra, abita l’antica dispensa di Studio Specus. Da una parte il paesaggio diventa archivio, dall’altra la materia raccolta torna a farsi paesaggio e dimora. E tra le ossa di legno di Longo e quelle di pane di Petrone, tra un cranio e l’ingresso di una tana, la mostra intreccia i suoi rimandi interni.

Due espositori bianchi in un ambiente minimalista con pareti di pietra lavorata. Uno è alto e quadrato, l'altro è basso e rettangolare, entrambi con elementi naturali sopra.
Alcove – Dialoghi sulla scultura, a cura di Ilaria Monti e Alberto Timossi, 2026, veduta dell’allestimento, Museo della Città e del Territorio, Loggia, Cori (LT). Veronica Neri, Semprevivi, 2024
 
Foto: Francesco Pacifici

Come per la prima edizione, anche questa seconda tappa di Alcove evolverà in un catalogo di prossima pubblicazione, con contributi critici di Ilaria Monti e Gianlorenzo Chiaraluce, pensato per accompagnare e approfondire il percorso della mostra, le relazioni tra le opere e il loro dialogo con i luoghi di Cori.

Interno di un museo con un'opera d'arte su un supporto nero e colonne in fondo.
Alcove – Dialoghi sulla scultura, a cura di Ilaria Monti e Alberto Timossi, 2026, veduta dell’allestimento, Museo della Città e del Territorio, Loggia, Cori (LT). Francesco Petrone, L’ultima scena, 2026 (in primo piano)
 
Foto: Francesco Pacifici
 
Una scaffalatura di plastica trasparente contenente vari oggetti, situata in un chiostro con arcate e un campanile sullo sfondo. La scena è illuminata con luce soffusa al crepuscolo.
Giovanni Longo
Like a Dam (form archive XXL), 2026
Materiali lignei di recupero, contenitori in polipropilene, etichette, scaffalatura metallica, plafoniere LED, ruote
 
Foto: Francesco Pacifici
 

INFO

ALCOVE – Dialoghi sulla scultura
Seconda edizione
A cura di Ilaria Monti e Alberto Timossi
Artisti: Claudia Di Francesco, Pino Genovese, Giovanni Longo, Veronica Neri, Francesco Petrone
Con il patrocinio e il sostegno del Comune di Cori
In collaborazione con le Associazioni minima, Polygonal e Arcadia

Dal 19 settembre al 31 ottobre 2026
Studio Specus e Museo della Città e del Territorio di Cori
Visite guidate gratuite: sabato e domenica, dalle 16 alle 18 o su appuntamento.


Studio Specus
Via Cavour 109 – Cori (LT)
Orari: su appuntamento: studiospecus@gmail.com – minimaassociazione@gmail.com
Ingresso gratuito


Museo della Città e del Territorio di Cori
Via Giacomo Matteotti – Cori (LT)
Orari: venerdi, sabato e domenica dalle 10.00 -13.00 / 16.00 -19.00
Ingresso: intero 5 €, ridotto 2,50 €
www.museodicori.com

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