
Foto: Francesco Pacifici
CORI (LT)- Rimane aperta al pubblico fino al 31 ottobre, a Cori, tra gli spazi di Studio Specus e il Museo della Città e del Territorio, la seconda edizione di Alcove – Dialoghi sulla scultura, progetto espositivo e culturale a cura di Ilaria Monti e Alberto Timossi.
Cinque artisti e artiste di generazioni e ricerche differenti, Claudia Di Francesco (Roma, 1992), Pino Genovese (Roma, 1953), Giovanni Longo (Locri, 1985), Veronica Neri (Sora, 1995) e Francesco Petrone (Foggia, 1978), abitano tre condizioni diverse della materia: la Loggia rinascimentale del Museo, parte del Complesso Monumentale di Sant’Oliva; il giardino, aperto sul paesaggio; lo spazio ipogeo di Studio Specus, studio dell’artista Alberto Timossi nel centro storico della città, con le sue nicchie scavate nella roccia e l’antica dispensa.
Dopo la prima edizione del 2025, Alcove prosegue il percorso avviato da Studio Specus – Cantiere per l’arte contemporanea, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Cori e in collaborazione con le associazioni minima, Polygonal e Arcadia, con l’obiettivo di promuovere appuntamenti periodici dedicati alla scultura contemporanea e alle sue possibilità di relazione con lo spazio, il paesaggio e il patrimonio culturale locale.
L’allestimento si costruisce come un dialogo tra il sopra e il sotto. Ogni artista è presente con due lavori, uno nella luce e uno nel buio: da una parte le arcate della Loggia e l’erba del giardino, dall’altra l’umidità e la penombra della grotta. Tra i due poli le opere non si limitano a essere collocate: reagiscono ai luoghi, e i luoghi entrano nelle opere.

Foto: Francesco Pacifici
Ne risulta una mostra fatta di gesti, più che di soggetti. Custodire, offrire, sacrificare, decomporre, classificare, abitare. Claudia Di Francesco lavora sulla figura del recipiente: Le Tre Custodi della Lekánē e Vas Miraculi Aesculapii si presentano come reperti archeologici contemporanei, corpi che sembrano aver registrato un tempo che non possiedono e che, accanto ai reperti del Museo, ne mettono in discussione l’autorità. Veronica Neri riveste di rame i fiori raccolti tra i rifiuti dei cimiteri (Semprevivo) e, nella grotta, posa fiori freschi sul motivo floreale stampato di una pila di lenzuola (Stanotte, amore, non ho più pensato a te): un gioco di emulazione e rappresentazione tra fiore vero e fiore stampato, in cui i primi appassiscono per tutta la durata della mostra mentre i secondi restano intatti. Francesco Petrone modella il pane in forma di osso e di carne: una mandibola di lupo e un cranio di pecora si fronteggiano nella roccia (Vittima Carnefice), mentre nella Loggia tredici lembi di pane posati su un palo di ferro compongono L’ultima scena, «un’ultima cena feroce».

Foto: Francesco Pacifici
Il pane che assorbe umidità e i fiori che appassiscono portano nella scultura un tempo biologico, che la mostra lascia accadere davanti al pubblico; il rame, la resina e il ferro provano invece a trattenerlo. È in questa tensione, tra ciò che si consuma e ciò che resiste, che i lavori dei tre artisti si parlano, anche a distanza.

Foto: Francesco Pacifici
Sull’altro versante del percorso, Giovanni Longo e Pino Genovese lavorano entrambi con il legno, ma a partire da materiali e geografie differenti, e con gesti quasi speculari. Longo smembra il paesaggio: in Like a Dam (form archive XXL) frammenti di legno raccolti in vent’anni lungo le fiumare calabresi vengono selezionati, etichettati e disposti in contenitori trasparenti su una scaffalatura mobile, come in un deposito museale, mentre in Props le stesse forme (corni, costole, sterni) si ricompongono lungo un’asta diagonale in uno scheletro senza animale. Genovese lo ricompone: le Tane, due ripari bassi di corteccia di pino e legni del mare, si radicano nella terra del giardino, e Albero, ramo di pino e corno di capra, abita l’antica dispensa di Studio Specus. Da una parte il paesaggio diventa archivio, dall’altra la materia raccolta torna a farsi paesaggio e dimora. E tra le ossa di legno di Longo e quelle di pane di Petrone, tra un cranio e l’ingresso di una tana, la mostra intreccia i suoi rimandi interni.

Foto: Francesco Pacifici
Come per la prima edizione, anche questa seconda tappa di Alcove evolverà in un catalogo di prossima pubblicazione, con contributi critici di Ilaria Monti e Gianlorenzo Chiaraluce, pensato per accompagnare e approfondire il percorso della mostra, le relazioni tra le opere e il loro dialogo con i luoghi di Cori.

Foto: Francesco Pacifici

Like a Dam (form archive XXL), 2026
Materiali lignei di recupero, contenitori in polipropilene, etichette, scaffalatura metallica, plafoniere LED, ruote
Foto: Francesco Pacifici
INFO
ALCOVE – Dialoghi sulla scultura
Seconda edizione
A cura di Ilaria Monti e Alberto Timossi
Artisti: Claudia Di Francesco, Pino Genovese, Giovanni Longo, Veronica Neri, Francesco Petrone
Con il patrocinio e il sostegno del Comune di Cori
In collaborazione con le Associazioni minima, Polygonal e Arcadia
Dal 19 settembre al 31 ottobre 2026
Studio Specus e Museo della Città e del Territorio di Cori
Visite guidate gratuite: sabato e domenica, dalle 16 alle 18 o su appuntamento.
Studio Specus
Via Cavour 109 – Cori (LT)
Orari: su appuntamento: studiospecus@gmail.com – minimaassociazione@gmail.com
Ingresso gratuito
Museo della Città e del Territorio di Cori
Via Giacomo Matteotti – Cori (LT)
Orari: venerdi, sabato e domenica dalle 10.00 -13.00 / 16.00 -19.00
Ingresso: intero 5 €, ridotto 2,50 €
www.museodicori.com
