APPROFONDIMENTO
In tutto il mondo scatta l’allarme per i possibili impatti causati dall’attuale episodio di El Niño che, secondo le previsioni dei Global Producing Centres for Seasonal Prediction della World Meteorological Organization (WMO) dovrebbe intensificarsi fino a un livello molto forte nel corso dei prossimi mesi e ha una probabilità “quasi del 100%” di persistere fino a febbraio 2027, con possibili ripercussioni sui livelli di temperatura e precipitazioni e un aumento dei rischi associati a alluvioni, siccità e caldo estremo.
Secondo quanto svelato dall’ultimo Global Seasonal Climate Update della World Meteorological Organization relativo al trimestre settembre-novembre 2026, in Europa si prospetta un forte aumento delle probabilità di avere temperature superiori alla media nelle regioni meridionali e centrali.
Per l’Europa meridionale, le previsioni stagionali della WMO indicano un aumento della probabilità di precipitazioni superiori alla media, mentre il segnale risulta più debole in altre aree del continente. I possibili impatti di El Niño non sono soltanto a livello meteorologico. Secondo le stime elaborate dal Peterson Institute for International Economics, nel caso in cui l’intensità dell’attuale El Niño raggiungesse quella del fenomeno verificatosi nel 1997-98, a livello mondiale le perdite economiche ammonterebbero, per il 2027, a quasi 1.000 miliardi di dollari (986).
Addirittura, nel corso dei successivi cinque anni, senza interventi e azioni immediate messe in campo dalla comunità internazionale e dai responsabili politici delle nazioni, tali perdite potrebbero arrivare ad almeno 7.200 miliardi di dollari. Anche sul fronte della sicurezza alimentare le conseguenze potrebbero essere rilevanti: una recente analisi del World Food Programme (WFP) relativa a 45 Paesi già caratterizzati da livelli di insicurezza alimentare prevede che, entro la fine del 2027, almeno altri 49 milioni di persone nel mondo saranno in una situazione di grave insicurezza alimentare con gli impatti maggiori che si verificheranno in alcune zone dell’America Centrale e dell’Africa meridionale, con effetti significativi attesi anche nell’Africa orientale e nell’Asia meridionale e sud-orientale.
In questo scenario, la capacità di prevedere, comunicare e gestire rapidamente le emergenze assume un’importanza crescente.
La stessa WMO sottolinea il rafforzamento, da parte dei servizi meteorologici e idrologici nazionali, delle attività di preparazione e di allerta precoce per riuscire a prevenire al meglio i possibili impatti di un evento estremo. Quando un evento meteorologico estremo colpisce un territorio, la tempestività dell’allerta rappresenta soltanto il primo passaggio.
Subito dopo entra in gioco la capacità di coordinare, in tempo reale, forze dell’ordine, vigili del fuoco, servizi sanitari, Protezione Civile e operatori impegnati sul campo. È qui che le control room stanno assumendo un ruolo sempre più centrale. La crescente quantità di informazioni disponibili, dalle comunicazioni radio alle immagini video, dalla posizione dei mezzi ai dati meteorologici, dai sensori alle immagini provenienti dai droni, offre nuove possibilità, ma introduce anche una nuova complessità: rendere tutte queste informazioni immediatamente comprensibili a chi deve prendere le decisioni.
“La vera sfida dei prossimi anni sarà utilizzare le nuove tecnologie per permettere di prendere decisioni migliori, più rapidamente e con maggiore consapevolezza” – spiega Massimiliano Palma, CEO di Regola, azienda italiana di professionisti con una vasta esperienza nella realizzazione di software per la gestione delle emergenze, l’allertamento, la Protezione Civile e le Forze dell’Ordine e di strumenti on-board per il command & control. “Nel nostro paese i numeri raccontano la stessa urgenza che si respira a livello globale: ogni emergenza reale ci ricorda che non basta più mettere in comunicazione le squadre sul campo, serve che chi coordina dalla sala operativa abbia la stessa fotografia della situazione, aggiornata al secondo. Una rete broadband – aggiunge Palma – può portare in sala operativa voce, video, posizione e dati da decine di sistemi diversi, ma più dati non significa automaticamente più consapevolezza: il vero salto è trasformare quella mole di informazioni in una rappresentazione condivisa e comprensibile dell’emergenza, utile a chi deve decidere in pochi secondi”.
Questa trasformazione riguarda anche il modo in cui vengono gestite le comunicazioni durante le emergenze. Le tradizionali reti radio professionali, come TETRA, continueranno a svolgere un ruolo importante ancora per diversi anni, mentre le infrastrutture broadband basate su 4G e 5G stanno progressivamente introducendo nuove possibilità per la trasmissione di voce, dati e video. Il risultato è un ecosistema nel quale comunicazioni, localizzazione, immagini, sensori e applicazioni possono essere integrati all’interno delle sale operative.
L’obiettivo non è semplicemente quello di aumentare la quantità di informazioni disponibili, ma consentire agli operatori di avere una visione coerente e aggiornata dell’evento e di condividere rapidamente le informazioni rilevanti con chi sta intervenendo sul campo. Secondo Data Bridge Market Research il mercato globale delle Mission Critical Communication (MCX) che ha raggiunto il valore di 24,19 miliardi di dollari nel 2025 arriverà, entro il 2033, a toccare i 52,25 miliardi di dollari (+116%), una crescita sostenuta soprattutto dagli investimenti in pubblica sicurezza e dalla modernizzazione delle reti di emergenza.
Questi temi sono stati al centro dell’edizione 2026 del Critical Communications World (CCW), il principale appuntamento mondiale dedicato alle comunicazioni critiche, organizzato da TCCA – The Critical Communications Association e ospitato dal 16 al 18 giugno all’ExCeL di Londra dall’Emergency Services Network(ESN) dello UK Home Office. I temi emersi al Critical Communications World 2026 mostrano una trasformazione già in corso: la migrazione verso reti broadband e sistemi MCX non riguarda più soltanto la trasmissione della voce, ma l’integrazione di dati, video, localizzazione e applicazioni all’interno dei processi operativi. Aumentare i dati disponibili non basta, serve la capacità di trasformarli in una rappresentazione coerente dell’emergenza.
È in questo scenario che si inserisce l’esperienza di Regola, azienda italiana specializzata da anni nelle tecnologie per Public Safety e sale operative, che con la piattaforma “Unique” lavora sui processi di gestione dell’emergenza e sulle tecnologie CAD e Command & Control utilizzate dagli operatori delle sale operative, mentre la collaborazione con Frequentis integra queste capacità con le tecnologie di comunicazione e control room del gruppo austriaco, per affrontare comunicazione, dispatching e gestione dell’evento come componenti di un unico processo operativo.
“Il cambiamento osservato durante i tavoli di lavoro del Critical Communications World (CCW) rafforza una convinzione che portiamo avanti da anni – aggiunge Palma. La control room del futuro non dovrà semplicemente avere più informazioni ma dovrà aiutare l’operatore a comprenderle. Una rete broadband può portare nella sala operativa voce, video, posizione, immagini, sensori e informazioni provenienti da numerosi sistemi. Ma avere a disposizione una maggiore quantità di dati non significa automaticamente una maggiore consapevolezza. La vera sfida tecnologica – conclude Palma – diventa quindi costruire piattaforme capaci di integrare queste fonti all’interno del processo operativo, contestualizzarle e presentare all’operatore ciò che è realmente rilevante in quel momento”.

