L’Accademia Campogalliani apre la stagione teatrale con R.U.R. LA FABBRICA DEI ROBOT – 22 ottobre, Teatrino d’Arco

MANTOVA – Giovedì 22 ottobre alle ore 20:45 con lo spettacolo “R.U.R. LA FABBRICA DEI ROBOT” di Karel Čapek, con la traduzione e l’adattamento di Alberto Iori e la regia di Maria Grazia Bettini,  l’Accademia per Teatrale Campogalliani inaugura la stagione teatrale 2026-2027al Teatrino di Palazzo D’Arco.

“R.U.R. Rossum’s Universal Robots” (questo il titolo originale) è stata scritta nel 1920 ed è l’opera teatrale che introduce nella cultura mondiale il termine «robot». Nella prima metà degli anni Venti si afferma sui palcoscenici di tutto il mondo con grande rapidità: nel 1921 è in scena a Praga e Aquisgrana, un anno dopo a Varsavia, Belgrado e New York, nel 1923 a Berlino, Vienna, Londra e Zurigo, nel 1924 a Parigi, Bruxelles, Stoccolma e Tokio. Utopia planetaria che coinvolge il destino dell’intera umanità, propone una riflessione sulle paure ancestrali che l’uomo del XX secolo prova di fronte alla rapidità senza precedenti con cui il progresso scientifico avanza. La creazione di un uomo artificiale, il suo sfruttamento nel mercato del lavoro e perfino lo scoppio di guerre distruttive sono all’epoca temi già noti, ma la grande novità del dramma tragicomico di Karel Čapek consiste nel ridurre al minimo la distanza tra creatura artificiale e umana. Il robot è un operaio artificiale non meccanico, è una replica semplificata dell’uomo: nelle intenzioni dell’autore, R.U.R. è un grido d’allarme, «un ammonimento alla società tecnologica, perché si avveda in tempo del baratro in cui sta precipitando». Sarà però l’aspetto spettacolare e drammatico della lotta tra uomini e robot a catturare l’attenzione degli spettatori e a inaugurare un filone che avrà grande successo letterario e cinematografico lungo tutto il Novecento e oltre.

Per quanto riguarda la scelta del testo la regista dello spettacolo Maria Grazia Bettini dichiara: “ll professor Alberto Jori, che ringrazio, mi ha dato la possibilità di mettere in scena  un adattamento che, di fatto, è una riscrittura e un omaggio: liberare R.U.R dalla patina del tempo per attualizzarlo e farlo esplodere in tutta la sua potenza moderna. E restituire all’Italia un testo che nel resto del mondo sta vivendo una nuova, importante riscoperta.

Ambientato in un’isola lontano dal mondo abitato, la messa in scena sfrutta un luogo non realista fatto di trasparenze, nel quale i robot si evolvono a fronte dei loro creatori decadenti e disconnessi dalla realtà. L’idea centrale è che la civiltà umana si sia rifugiata in un’illusione di normalità passata, mentre il mondo fuori e dentro si sta trasformando in una catena di montaggio. La trasparenza spessa e deformata dà l’idea di una serra per gli ultimi umani, per trasmettere al pubblico un senso di claustrofobia e mancanza d’aria. La scenografia è come spezzata tra futuro e passato, pareti non pareti e mobili tradizionali. Lo spettatore viene proiettato in un’esperienza immersiva e destabilizzante, che anticipa la paura per il nuovo e il diverso. L’estetica degli anni Cinquanta non è soltanto una scelta visiva.

È una chiave di lettura. Le superfici lucide, i telefoni, le uniformi, le geometrie industriali convivono con un’ombra più inquietante. Quella dell’atomo. Quella della produzione di massa. Quella della standardizzazione. Il robot di R.U.R. diventa così il perfetto prodotto dell’epoca: progettato per essere identico, prevedibile, efficiente. Un essere umano senza ciò che la società considera superfluo. Senza esitazioni. Senza desideri. Senza libertà. Lo spettacolo è arricchito da cori antichi e coreografie moderne, proprio per far comprendere meglio il percorso dell’umanità verso l’automazione e la moderna intelligenza artificiale.

Il numeroso cast degli interpreti è costituito da:  Diego Fusari, Giancarlo Santarello, Giovanni Rodelli, Michele Romualdi, Francesco Cantarelli, Adolfo Vaini, Valentina Durantini, Francesca Campogalliani, Gianluigi Gualdi, Elisabetta Macaione, Davide Uggeri, Nadir Ferrari, Annalisa Giovanelli, Guglielmo Cotrone, Moris Bellini, Elisabetta Macaione, Paolo Di Mauro e Giulia Lopalco

Le scenografie sono state ideate da Daniele Pizzoli, i costumi da Francesca Campogalliani e Diego Fusari, le luci sono curate da Giovanni Artoni e Massimiliano Fiordaliso, le musiche selezionate da Nicola Martinelli, la direzione scenica è di Donata Bosco, Clelia Gessi e Daniela Modena, l’ideazione grafica di Michele Romualdi e Fabio Nardi.

Le coreografie e le danzatrici sono della Scuola di ballo Marina Genovesi.

Le musiche originali sono di Maria Elena Mazzella con l’esecuzione corale di Ensemble vocale Concentus Noe ETS.

Lo spettacolo verrà replicato ogni venerdì e sabato sera (tranne sabato 24 ottobre) alle ore 20,45 e le domeniche al pomeriggio alle ore 16,00 sino fino a domenica 29 novembre.

La prevendita dei biglietti per tutte le rappresentazioni e per tutti gli spettacoli della stagione si può già effettuare online su http://www.mailticket.it o direttamente dal sito http://www.teatro-campogalliani.it, oppure il venerdì e il sabato dalle ore 17,30 alle ore 19,00 presso la biglietteria del Teatrino D’Arco tel. 0376 325363 – 375 7384473.    

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