Scopri la mostra di Rocco Tanica a Milano, dove l’arte incontra l’intelligenza artificiale, trasformando fantasie in immagini incredibili

MILANO – Dal 3 al 14 novembre 2026, la galleria Gli eroici furori di Milano (Via Melzo, 30) presenta Archivi riemersi. Che non avresti visto mAI…, la prima mostra personale di Rocco Tanica, a cura di Silvia Agliotti e Paola Martino.

Qui il suo progetto visivo dà forma a un passato inesistente quanto verosimile, mediato dall’intelligenza artificiale. In galleria l’esposizione Archivi riemersi. Che non avresti visto mAI – curata da Silvia Agliotti e Paola Martino – riguarda presunti archivi fotografici perduti, e poi ritrovati, ma di fatto mai esistiti, tanto inimmaginabili storicamente quanto credibili esteticamente. Con un coup de  foudre alla Tarantino, Rocco Tanica cambia la storia e accosta personaggi di epoche diverse secondo una logica che proviene dalla sua sagace ironia di persona non comune e dal particolare sguardo sul mondo.

Icone del cinema, dello spettacolo, della musica si trovano immortalati in accostamenti surreali  in modo iperrealista generando nell’osservatore un effetto sorpresa, “ritratti”  tanto paradossali quanto convincenti.

Rocco Tanica – Capitani coraggiosi

Laurel e Hardy e Meryl Streep, Frank Zappa e Donald Sutherland, i Teletubbies e Claudia Cardinale, Gesù in carcere.

Personaggi accostati in modo naturale, in circostanze inattese, che paiono stare a proprio agio nel paradosso e nell’assurdo.

Così scrive Paola Martino nel testo che accompagna la mostra: “Dall’esperienza con Elio e le Storie Tese alle collaborazioni musicali, dalla televisione alla scrittura, il suo linguaggio si distingue per la capacità di sovvertire le convenzioni e mettere in discussione ciò che consideriamo scontato. Lo spiazzamento diventa così uno strumento di osservazione, un modo per mostrare le incongruenze della realtà senza ricorrere necessariamente alla satira esplicita”.

Rocco Tanica – Life on the moon

La tecnologia al servizio di una fervida immaginazione che viaggia più che a mille.

E ancora Paola Martino: “E qui emerge la questione più interessante. Se possiamo produrre fotografie di eventi mai accaduti, possiamo anche inventare le prove della loro esistenza. Non si tratta soltanto di alterare il passato, ma di interrogarsi sul modo in cui si costruisce la memoria, individuale e collettiva, e sul valore che attribuiamo alle immagini nel definire ciò che consideriamo vero”.

E allora abituiamo la nostra mente a pensare l’impossibile e il nostro occhio a vederlo sul serio, immaginando di immortalarlo in un magico e perfetto instans: è una bella scommessa che merita un premio, o almeno una fotografia.

Rocco Tanica – Manca il divano

Oltre alle opere esposte in galleria sarà possibile richiederne  “on demand” con personaggi e contesto storico-geografico a piacere.

Durante la mostra saranno proiettati film cortometraggi AI , sempre creati da Rocco Tanica, di cui uno è finalista al “London AI Festival”.

Informazioni
Rocco Tanica – Archivi riemersi. Che non avresti visto mAI…
A cura di Silvia Agliotti e Paola Martino
Gli eroici furori, Milano
 3 –14 novembre 2026
Inaugurazione: 3 novembre, ore 18.00
Orari: martedì–sabato, 15.30–19.00

Archivi riemersi. Che non avresti visto mAI

Rocco Tanica

di Paola Martino

Rocco Tanica – Rifulgenza

Archivi riemersi. Che non avresti visto mAI. Il progetto visivo di Rocco Tanica dà forma a un passato inesistente attraverso fotografie tanto improbabili nei contenuti quanto convincenti nell’aspetto. Immagini che sembrano provenire da archivi dimenticati, documenti che nessuno storico potrebbe autenticare, eppure dotati di quella credibilità che siamo abituati ad attribuire alla fotografia. Una verosimiglianza mediata dall’intelligenza artificiale.

Personaggi, epoche e situazioni appartenenti all’immaginario collettivo vengono sottratti al loro contesto originario e ricomposti secondo una logica che ignora deliberatamente la cronologia. Ne deriva una successione di incontri impossibili, anacronismi e situazioni surreali, stranianti, restituiti con un realismo tale da rendere plausibile persino ciò che non avrebbe mai potuto verificarsi.

Numerose icone della cultura popolare compaiono in circostanze inattese (come un film mai girato, una conversazione intima, un litigio) mentre persino l’iconografia religiosa può essere trasferita in un ambiente clinico contemporaneo. Laurel e Hardy e Meryl Streep, Frank Zappa e Donald Sutherland, e Claudia Cardinale. Immagini-paradosso non per l’accostamento di involontari soggetti, ma soprattutto per la naturalezza con cui questa prossimità viene rappresentata. Tutto appare perfettamente normale, ed è proprio questo a renderlo assurdo.

Le immagini di Tanica non cercano l’effetto spettacolare, ma riproducono con sorprendente precisione il linguaggio della fotografia documentaria: le inquadrature, le imperfezioni, la luce, i dettagli che suggeriscono un’epoca e ne restituiscono l’atmosfera. L’artificio è dichiarato, eppure lo sguardo continua a cercare una conferma, quasi che la verosimiglianza potesse sostituirsi alla verità.

C’è qualcosa di profondamente contemporaneo in questa operazione. Viviamo immersi in una quantità crescente di immagini, spesso accolte come testimonianze prima ancora di essere comprese o verificate. La fotografia, che per lungo tempo ha rappresentato una delle forme più immediate di documentazione del reale, oggi può mostrare con assoluta precisione ciò che non è mai esistito. Rocco Tanica interviene proprio su questa contraddizione, trasformandola in un esercizio di immaginazione che diverte, ma invita anche a riflettere.

L’ironia è da sempre parte integrante del percorso artistico di Tanica. Dall’esperienza con Elio e le Storie Tese (40 anni) alle collaborazioni musicali, dalla televisione alla scrittura, il suo linguaggio si distingue per la capacità di sovvertire le convenzioni e mettere in discussione ciò che consideriamo scontato. Lo spiazzamento diventa così uno strumento di osservazione, un modo per mostrare le incongruenze della realtà senza ricorrere necessariamente alla satira esplicita.

Con Archivi riemersi questo atteggiamento trova una nuova possibilità espressiva nell’intelligenza artificiale generativa. La tecnologia non sostituisce l’idea, ma ne permette la realizzazione, rendendo visibili situazioni che fino a poco tempo fa sarebbero rimaste confinate nell’immaginazione. L’autore costruisce, modifica, combina, fino a ottenere immagini nelle quali l’assurdo acquista la stessa consistenza visiva di un documento storico.

E qui emerge la questione più interessante. Se possiamo produrre fotografie di eventi mai accaduti, possiamo anche inventare le prove della loro esistenza. Non si tratta soltanto di alterare il passato, ma di interrogarsi sul modo in cui si costruisce la memoria, individuale e collettiva, e sul valore che attribuiamo alle immagini nel definire ciò che consideriamo vero.

Tanica non pretende di risolvere il problema. Preferisce lasciare allo spettatore il piacere di riconoscere l’impossibile e, magari, il dubbio di essersi lasciato convincere almeno per un istante.

La mostra è un archivio di testimonianze immaginarie, nel quale il linguaggio della fotografia incontra il gusto per il paradosso e la tecnologia si mette al servizio di un’intelligenza creativa che conserva una qualità sempre più preziosa: la capacità di non prendersi troppo sul serio.

Perché non tutto quello che vediamo è vero. Ma alcune cose che non sono mAI successe meritavano decisamente una fotografia.

Breve BIO

Rocco Tanica, (Milano, 1964), è musicista, compositore, arrangiatore, autore e protagonista di una delle esperienze più originali della musica italiana. Cofondatore e tastierista degli Elio e le Storie Tese, ha costruito un percorso artistico nel quale virtuosismo musicale, sperimentazione linguistica e ironia convivono con naturalezza.

Nel corso della carriera ha collaborato con importanti interpreti della musica italiana e lavorato per la televisione, lo spettacolo e l’editoria. Autore di Lo sbiancamento dell’anima (Mondadori, 2018) e Non siamo mai stati sulla Terra (Il Saggiatore, 2022), primo libro al mondo scritto dichiaratamente come un dialogo con l’AI, negli ultimi anni ha ampliato la propria ricerca alle tecnologie generative, sperimentandone le possibilità attraverso immagini, video, musica e scrittura.

Con Archivi riemersi. Che non avresti visto mAI porta questa ricerca nel campo dell’immagine fotografica, dando vita a un universo nel quale il paradosso diventa verosimile e la realtà, almeno per una volta, non ha necessariamente l’ultima parola.

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