MILANO – Dal 5 novembre al 5 dicembre 2026, BUILDING TERZO PIANO presenta Abandon Sight, mostra personale di M.O.O.R. — Gianluca Balocco (Verona, 1964), a cura di Serena Tabacchi. Attraverso un’unica installazione, articolata in opere e linguaggi differenti – elaborazioni transpittoriche nate da archivi fotografici sistemici, cromolografie, dispositivi luminosi, video, sculture e opere interpercettive – Balocco sviluppa una ricerca sulla percezione come esperienza di sospensione, perdita di orientamento e trasformazione della coscienza visiva.
Lo studio degli antichi arazzi e tappeti della Collezione Moshe Tabibnia – conservati presso la Galleria Moshe Tabibnia di Milano – costituisce il punto di partenza, la matrice generativa dell’installazione. L’artista interroga questo patrimonio preesistente non come semplice repertorio decorativo, ma come campo di memoria, superficie rituale e archivio di materia attraverso cui costruire nuove possibilità di visione. Nelle trame, nelle simmetrie, nelle abrasioni e nelle tonalità dei tessuti riconosce una doppia natura: immagine e corpo, ornamento e geografia, funzione e soglia.
È a partire da questo patrimonio che l’artista sviluppa “Neural Thrill”, un orientamento della propria ricerca fondato sulla riattivazione percettiva di immagini e memorie preesistenti.

Presso BUILDING TERZO PIANO tale ricerca si traduce in un progetto espositivo concepito appositamente per gli spazi della galleria. Immagine, luce, video, suono, componenti olfattive e opere interpercettive concorrono a una drammaturgia della percezione, dando vita a un’esperienza unitaria, in cui i differenti linguaggi dialogano tra di loro, senza perdere la specificità delle singole opere.
Il titolo della mostra, Abandon Sight, non indica una rinuncia alla visione, ma l’abbandono del suo automatismo. Non si tratta di chiudere gli occhi, ma di abbandonare il modo abituale di vedere, permettendo alla superficie conosciuta di trasformarsi in altro: mappa, orizzonte o paesaggio interiore. Dai tappeti antichi affiorano così presenze incerte, cavità, volti svuotati e forme antropomorfe, sospese tra reliquia, idolo, memoria materiale e immagine mentale.
Ad accogliere il visitatore è Abandon Sight – Impermanence Insight (2026), una tela elettronica in lenta trasformazione nella quale, nell’arco di quasi cinque ore, l’immagine muta impercettibilmente, sottraendosi all’immediatezza del riconoscimento e invitando a un’attenzione prolungata. Le componenti sonore di Abandon Sight – Impermanence Insight e del video Abandon Sight – Brutalist (2025), sviluppate da RobinG (Roberta Gilardi), entrano in dialogo con le opere di Balocco e ne ampliano la dimensione sensoriale. A queste si affianca l’intervento olfattivo site-specific di Fulco Abbate, realizzato appositamente per lo spazio espositivo, attraverso una composizione di essenze che comprende rizomi, un accordo di petricore — l’odore della pietra e della terra bagnata — e note muschiate animaliche.

Nelle opere della serie Abandon Sight, il colore delle stampe cromolografiche non è più soltanto una caratteristica dell’immagine, ma entra in relazione con la luce e con l’ambiente. In Abandon Sight – Vanitas Neuralis (2025), ad esempio, un dispositivo luminoso introduce variazioni cromatiche che trasformano progressivamente la percezione dell’opera.
Tra i nuclei centrali della mostra figura The4thDimension – Transland (2025), opera interpercettiva presentata per la prima volta in Italia in questa configurazione, che mette in relazione lo sguardo dello spettatore con un universo visivo concepito dall’artista e articolato in decine di migliaia di stati potenziali. In quest’opera si manifesta un paradosso percettivo: lo spettatore osserva l’opera, mentre l’opera, attraverso un sistema di tracciamento oculare, osserva a sua volta lo spettatore, interpretandone le dinamiche dello sguardo. Da questa relazione reciproca emerge, come in un processo maieutico, una delle molteplici configurazioni potenziali concepite dall’artista. L’immagine non si limita a essere contemplata, ma prende forma attraverso l’esperienza visiva individuale, dando origine a uno stato percettivo irripetibile, nel quale occhio, mente e immagine entrano in una relazione dinamica. È in questo scambio di sguardi che l’opera esprime una dimensione quasi quantistica: l’osservazione diventa parte integrante del processo attraverso cui una possibilità si manifesta. L’immaginario di Transland nasce da migliaia di fotografie di paesaggi italiani realizzate da Balocco, rielaborate anche con l’intelligenza artificiale in scenari distopici proiettati cinquecento anni nel futuro. L’intelligenza artificiale interviene nella costruzione di questo immaginario, non nel funzionamento dell’interazione. La componente sonora è elaborata dall’artista a partire da una registrazione per viola da gamba eseguita da Roberto Gini.

Allo stesso modo Oracle (2026) introduce una dimensione di interazione e imprevedibilità: un’applicazione algoritmica restituisce un responso a partire dall’esperienza dello spettatore, diventando parte della drammaturgia della mostra.
Il lavoro di Balocco appartiene a quello che l’artista definisce “pensiero ibrido”. Fotografia, osservazione del reale, disegno creativo, elaborazione digitale, stratificazione algoritmica e intelligenza artificiale convergono all’interno di una stessa ricerca, senza che nessuno di questi strumenti costituisca il fine dell’opera. La tecnologia non viene celebrata in quanto tale, ma utilizzata come strumento di trasformazione dello sguardo. In questa prospettiva, il dispositivo tecnologico diventa anche una metafora della responsabilità dello sguardo: un invito all’attenzione, alla misura e alla cura.
Con Abandon Sight, BUILDING TERZO PIANO presenta un progetto in cui patrimonio, memoria e tecnologia entrano in relazione attraverso l’esperienza del vedere. Al visitatore non è chiesto di risolvere un’immagine o di riconoscere una forma, ma di sostare in una zona di instabilità, dove ciò che appare può trasformarsi e dove la percezione diventa spazio di attraversamento tra memoria e presente, materia e immagine, reale e mentale.
M.O.O.R. (Mind Opens Our Reality) è il nome artistico di Gianluca Balocco (Verona, 1964), artista, architetto e tecno-umanista. Formatosi a Verona attraverso studi di pittura, scultura e fotografia e una successiva esperienza presso l’Accademia di Belle Arti, si laurea in Architettura allo IUAV di Venezia e consegue un master post-laurea in Comunicazione multimediale al Politecnico di Milano. È Leica Certified Photographer. Da oltre quarant’anni la sua ricerca indaga la trasformazione dell’immagine e, in particolare, l’evoluzione e la sperimentazione dei linguaggi fotografici. La fotografia viene progressivamente sottratta alla condizione di immagine stabile per diventare materia, ambiente, processo temporale e sistema percettivo. Il suo percorso attraversa differenti fasi della produzione, dalle prime sperimentazioni materiche e fotografiche alle multivisioni e alle elaborazioni digitali, fino ai sistemi interpercettivi contemporanei.
La ricerca più recente integra arte, neuroscienze, oculometria, biometria, intelligenza artificiale e studi sulla percezione, sviluppando linguaggi transpittorici e una concezione sistemica della fotografia. L’immagine non è intesa come rappresentazione conclusa, ma come organismo relazionale e campo di possibilità, capace di modificarsi attraverso luce, tempo, spazio, memoria e presenza dell’osservatore. Da queste ricerche nascono sistemi e ambienti come The4thDimension, Impermanence, le cromolografie, le Raybox RGBW e Neural Temple.
Nel 1993, Achille Bonito Oliva lo invita alla XLV Biennale di Venezia con Viaggio senza Passaporto; nel 2024 è Special Guest al Padiglione del Camerun della 60ª Biennale di Venezia. Nel corso della sua attività ha presentato lavori e progetti in importanti contesti museali e istituzionali internazionali, tra cui il Centre Georges Pompidou di Parigi, Fukuyama Museum of Art, Chiba Prefectural Museum of Art, The Museum of Art Kochi e Iida City Museum, nell’ambito della mostra itinerante Mistero e Mito. Momenti della pittura italiana (1994), la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea GNAMC di Roma e Palazzo Ducale di Mantova. Tra i progetti museali internazionali figura inoltre 13 poètes pour Marseille, installazione dedicata alla poesia marsigliese, presentata al Musée de la Vieille Charité in collaborazione con il Centre International de Poésie Marseille (CIPM). Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 presenta quattro mostre in Cina, tra Xiamen, Shenzhen e Harbin, comprendendo installazioni immersive. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e istituzionali tra cui MART – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Musei Civici di Venezia – Ca’ Pesaro e Palazzo Fortuny, Musée de la Vieille Charité / Centre International de Poésie di Marsiglia, Museo Civico Francesco Messina di Milano e HDC Museum di Harbin.
Nel 2026 pubblica con ILI Editore Il campo osmotico della percezione: Un artista tecno-umanista nell’era dell’allucinosi digitale, un’opera che intreccia riflessione teorica ed esperienza artistica, esplorando i processi della percezione e le trasformazioni dell’immagine nel rapporto tra essere umano, tecnologia e consapevolezza.
BUILDING
via Monte di Pietà 23, 20121 Milano
martedì – sabato, 10 – 19
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BUILDING TERZO PIANO, collocato al terzo piano di BUILDING, in Via Monte di Pietà 23, è uno spazio che nasce nel 2023 dal desiderio di esplorare la creatività in tutte le sue sfaccettature, attraverso modalità inedite non sperimentate in BUILDING GALLERY e BUILDING BOX.
La sua identità, volutamente lasciata sfumata, si svilupperà nel tempo, alimentata da mostre e progetti che seguiranno una programmazione indipendente e una differente periodicità rispetto agli altri piani della galleria.
MOSTRE IN CORSO
BUILDING GALLERY
Sophie Ko. Testimoni
a cura di Federico Ferrari
in mostra fino al 23 dicembre 2026
BUILDING BOX
Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia
a cura di Alberto Fiz
15 gennaio 2026 – 7 gennaio 2027
10/12 Dario Picariello
Mi fece vuota la mancanza come terra dimenticata dal semente (2026)
in mostra fino al 29 ottobre 2026


