FEMINEUM: Cinque sguardi sull’identità femminile contemporanea

A Milano, DFB Studio presenta una mostra collettiva che attraversa fotografia, scultura, pittura e video art per indagare le trasformazioni del femminile, tra identità, corpo e condizionamenti sociali

Dal 10 novembre al 15 dicembre 2026,

a cura di Francesco “DEMO” De Molfetta. Da un’idea di Daniela Ferrante Bernasconi.

Il corpo femminile è stato celebrato, idealizzato, giudicato, trasformato in simbolo e, troppo spesso, privato della possibilità di raccontarsi autonomamente. Oggi, mentre i confini dell’identità vengono continuamente ridiscussi, l’arte torna a interrogarsi su ciò che significa essere donna, sottraendosi alle definizioni precostituite e alle rappresentazioni convenzionali.

Nasce da questa riflessione FEMINEUM. Cinque sguardi, un’unica essenza, la mostra collettiva ospitata dal 10 novembre al 15 dicembre 2026 presso DFB Studio, in via Ruggero Boscovich 14 a Milano. Ideata da Daniela Ferrante Bernasconi e curata da Francesco “DEMO” De Molfetta, l’esposizione riunisce cinque artisti, Nicola Biondani, Marco Circhirillo, Giulia Filippi, Federico Lombardo e Nico Mingozzi, con la partecipazione speciale di Flavia Vago.

Il progetto prende le mosse da una considerazione: la femminilità contemporanea non può più essere ricondotta a un’immagine unitaria e rassicurante. Le trasformazioni culturali, le aspettative sociali, i traumi individuali e collettivi hanno contribuito a frammentare una rappresentazione che per secoli è stata costruita attraverso lo sguardo altrui.

“Femineum nasce dalla consapevolezza di una femminilità complessa”, racconta Daniela Ferrante Bernasconi,  “sfaccettata e condizionata dagli sguardi esterni”. Con questo progetto non ho voluto cercare risposte, ma ho voluto liberare il racconto del femminile, affidando agli artisti il compito di accogliere questa frammentazione per trasformarla in una nuova, potente forma di verità.”

La mostra affronta, infatti,  questa frammentazione non come una perdita irreversibile, ma come la possibilità di una nuova ricomposizione. Ogni artista interviene su un aspetto differente della questione, attraverso linguaggi e sensibilità che non cercano necessariamente una sintesi, ma riconoscono nella pluralità un elemento essenziale dell’identità.

La fotografia, utilizzata sia come linguaggio autonomo sia come strumento di elaborazione dell’immagine, dialoga con la scultura, la pittura e la video art. Ne emerge un percorso che attraversa la rappresentazione del corpo, la percezione di sé, le convenzioni estetiche e i meccanismi attraverso cui la società costruisce e condiziona l’immagine femminile.

“La femminilità contemporanea appare frammentata, destrutturata, attraversata da contraddizioni che rendono impossibile ricondurla a un modello unico”, osserva Francesco “DEMO” De Molfetta. “Con FEMINEUM abbiamo voluto riunire ricerche artistiche differenti, capaci di ricomporre idealmente queste parti senza cancellarne le diversità. Non ci interessa formulare una definizione definitiva del femminile, ma ampliare il campo della riflessione, lasciando che siano le opere a mettere in discussione le nostre certezze”. Le opere selezionate restituiscono interpretazioni differenti di questa complessità.

Giulia Filippi, Nella morsa dei detrattori, 2024, Fotografia digitale

Nelle fotografie di Giulia Filippi, il corpo diventa il luogo di un confronto serrato con le aspettative sociali. Attraverso immagini costruite con un linguaggio diretto, talvolta ironico e perturbante, l’artista affronta il tema dell’adeguamento ai modelli imposti, trasformando gesti e situazioni apparentemente quotidiani in rappresentazioni di disagio, resistenza e consapevolezza.

Marco Circhirillo, Una, nessuna, tutte

Marco Circhirillo interviene sull’identità attraverso la scomposizione e la moltiplicazione dell’immagine. Il volto femminile perde la propria apparente stabilità, si frammenta e si ricostruisce, suggerendo quanto la percezione individuale sia condizionata dalla molteplicità degli sguardi esterni.

Nico Mingozzi 7, Mirrors, 2026, Collage

La ricerca fotografica di Nico Mingozzi, rappresentato dall’Art Consulting Glenda Cinquegrana, introduce una riflessione sulla rappresentazione del corpo e sui processi di costruzione dell’immagine. Attraverso il collage, l’artista altera la continuità della figura, producendo cortocircuiti visivi che interrogano il rapporto tra identità, apparenza e percezione.

Nicola Biondani, China Girl, terracotta patinata con ossidi naturali, acrilici e finita a cera decolorata e talco.

La scultura di Nicola Biondani propone una diversa relazione con la figura umana. Le sue opere, realizzate in terracotta, restituiscono presenze dal carattere fortemente espressivo, nelle quali il gesto, la postura e la materia assumono un ruolo determinante nella costruzione del significato.

Federico Lombardo, Exodus 5 pittura digitale e acquerello su carta arches formato 55x75cm

A completare il percorso è la ricerca di Federico Lombardo, che si concentra sulla figura umana e, in particolare, sul volto, indagato come espressione di un’identità fragile, mutevole e difficilmente definibile. La sua pittura intreccia riferimenti all’iconografia classica e sperimentazione contemporanea, attraverso un dialogo tra tecniche tradizionali e linguaggi digitali. Nei suoi ritratti femminili, spesso caratterizzati da un’apparente immobilità emotiva, la bellezza si sottrae all’idealizzazione per diventare occasione di riflessione sulla percezione di sé, sull’ambiguità dell’immagine e sul rapporto tra realtà e rappresentazione.

La partecipazione speciale di Flavia Vago introduce un ulteriore livello di lettura, nel quale il corpo diventa strumento di espressione e presenza, contribuendo ad ampliare la riflessione sulle molteplici forme del femminile.

FEMINEUM rinuncia dunque alla pretesa di stabilire che cosa debba essere oggi una donna. Al contrario, attraverso cinque prospettive artistiche e una partecipazione speciale, invita a considerare l’identità come una realtà complessa, soggetta a trasformazioni e sottratta a ogni definizione conclusiva.

La mostra si inserisce nella programmazione di DFB Studio, spazio milanese dedicato alla valorizzazione di nuovi talenti e alla sperimentazione tra discipline artistiche differenti, sotto la direzione creativa di Daniela Ferrante Bernasconi e Francesco “DEMO” De Molfetta.

INFORMAZIONI

FEMINEUM – Cinque sguardi, un’unica essenza

Artisti: Nicola Biondani, Marco Circhirillo, Giulia Filippi, Federico Lombardo, Nico Mingozzi (rappresentato dall’Art Consulting Glenda Cinquegrana).

Partecipazione speciale: Flavia Vago

Da un’idea di: Daniela Ferrante Bernasconi

A cura di: Francesco “DEMO” De Molfetta

Sede: DFB Studio, Via Ruggero Boscovich 14, Milano

Periodo: 10 novembre – 15 dicembre 2026

Inaugurazione: 10 novembre 2026, ore 18.30–21.30

Ingresso: gratuito

Prenotazioni: https://eventi.dfbstudio.it/events/9dc589b2-9160-4054-b253-fc95bcf875f5?share=mvpa5o70

OMNIA

(performance) di

Flavia Vago

“Una quae es omnia”

“Oh Iside, Tu che sei insieme Una e il Tutto!” è una celebre invocazione alla dea Iside, usata nell’antica Roma, che esplica perfettamente il concetto universale della divinità femminile, considerata pantea e sintesi di tutti i poteri divini.

Flavia Vago

Il titolo della performance, Omnia, trae origine da questi versi e nasce dall’esigenza di esprimere l’idea intorno alla quale ruota la mostra Femineum: il femminile assoluto, declinato in tutte le sue sfumature.

Omnia si rivolge al pubblico con l’intento d’incarnare in un unicum temporale e fisico l’essere femminile, rappresentando una moltitudine di sue manifestazioni che ne sono al contempo espressioni diverse ed essenza stessa.

Per racchiudere in sé il principio primo femminile, Omnia si avvale dell’iconografia classica. La base unica è costituita dal corpo della donna, nudo, esposto, ma scevro sia da pudore sia da voluttà, semplicemente libero vulnerabile integro come la Natura che rappresenta. È il concetto della nudità femminile richiesta alle sacerdotesse, e alle streghe, giunta fino a noi attraverso i testi antichi (come racconta, ad esempio, Ovidio, nel Libro IV dei Fasti, quando descrive i riti delle Veneralia, in onore di Venere Verticordia).

A dividere la performer, immersa in questo stato metafisico, dal mondo empirico che la circonda, si pone solo un velo rosso che la ricopre interamente. Esso richiama, da un lato, la funzione sacra che nei secoli gli è stata affidata (come il velo che copriva le Vestali, il suffibulum), dall’altro, il concetto del velo platonico, che divide il mondo sensibile e il mondo della realtà, e che solo le iniziate possono attraversare. Il rosso è il colore degli Dei in tutte le tradizioni delle antiche popolazioni, rappresenta il Fuoco Sacro e il sangue, simbolo della vita e della morte, del ciclo perenne che regge il mondo (nel culto della Magna Mater, Cibele, nel Dies Sanguinis si svolgevano rituali in cui le sacerdotesse si purificavano con bagni di sangue, elemento cardine della devozione, inteso come veicolo di purificazione, rigenerazione e unione estatica con la divinità).

In questa non-veste ancestrale, la performer assume il ruolo di tela pura, sulla quale viene proiettato un flusso di immagini, composto dalle più note rappresentazioni del divino femminile (dalla Venere di Willendorf, all’Athena di Klimt). Un viaggio nella storia del linguaggio estetico femminile, con un impatto visivo, ma anche sonoro, dirompente. La musica, elemento fondamentale dell’esperienza, trae ispirazione dalle partiture originali delle composizioni dell’Antica Roma, aiutando gli spettatori ad

immergersi sempre più nell’opera che vedono crearsi davanti ai loro occhi. Le note accompagnano le pose sinuose della performer che riproduce la plasticità iconografica narrativa. Un movimento onirico sospeso nello spazio e nel tempo, fatto di linee, gesti, simboli archetipici. Il suo corpo si fa così simulacro del potere femminile. Essa si dona al pubblico, come Iside ai devoti, trascendendo la realtà materiale, e come la dea, diventa Una et Omnia.

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