BOLOGNA – Il lavoro femminile oltre gli stereotipi, le infrastrutture sociali necessarie al supporto dei percorsi di vita, l’uso dei fondi comunitari per ridurre il gender gap nelle retribuzioni e non solo.
E poi le reti di donne come motori dell’innovazione sociale, il contrasto alle difficoltà di accesso e successo per le studentesse nelle materie scientifiche e tecnologiche: sono questi gli assi su cui non può non fondarsi uno sviluppo sostenibile, che in tutti gli strumenti di programmazione deve prevedere il coinvolgimento e il contributo delle donne, a partire da una Agenda 2030 dell’Onu declinata al femminile e al plurale.
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