BASSANO DEL GRAPPA (Vi) – Ponte di Bassano, meglio la tradizione in legno o il moderno acciaio?

di Paolo Biondo

La sistemazione del Ponte di Bassano è divenuto in questi periodi fonte di un acceso dibattito, non solo a livello locale, ma vista l’importanza dell’opera anche in ambito nazionale. Il confronto è in larga parte tra i fautori di una ristrutturazione con nuove tecnologie e l’utilizzo, ad esempio, dell’acciaio al posto del legno e quelli che, invece, pur guardando al futuro, non intendono cancellare la storia e di conseguenza ritengono doveroso ripristinare la struttura continuando a puntare sul legno come elemento principale.

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Solitamente si è abituati a pensare che ciò che è considerato storico difficilmente possa essere rivisitato in una chiave “moderna” che snaturi l’aspetto anche sociale ed umano del “monumento”, perché così viene riconosciuto da bassanese non è. Comunque sia per non sembrare eccessivamente legati al passato ed anche per disporre di elementi più concreti nel compiere le dovute valutazione del caso si è andati a scomodare un esperto del settore quale l’architetto Franco Laner, professore ordinario di tecnologia all’Iuav di Venezia e sicuramente uno dei nomi più illustri nel restauro di costruzioni di legno e nell’utilizzo dello stesso in forma lamellare.

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Architetto prima di entrare nel merito del tema ci può fornire pochi elementi per comprendere come è stato concepito dal punto di vista strutturale il Ponte di Bassano?

“L’attuale struttura non è quella originaria. Si attribuisce al Palladio ciò che non gli appartiene e come ricorda lo storico Puppi, si sottrae a Bassano la costruzione, paziente, nel tempo, della propria memoria, memoria che il Ponte identifica. Di storico il Ponte di Bassano, come entità fisica, ha ben poco: è stato ricostruito molte volte. Nel tempo ha subito innumerevoli restauri. Di conseguenza di storico ha l’immagine e l’invenzione strutturale che vanno invece accuratamente conservate. Dal Palladio in poi ogni costruttore ha fatto delle modifiche secondo i propri gusti ed idee, ma dal punto di vista strutturale il Ponte è sempre rimasto lo stesso, salvo alcuni miglioramenti a livello di fondazioni. Oggi ci resta la versione di Angelo Casarotto (1820) e penso non esistano dubbi che è questa a cui dobbiamo attenerci. É difficile spiegare in termini semplici il sistema di forze agenti, rotazioni e momenti che s’ingenerano con la spinta della corrente. Palladio ha ideato una stilata che con la sua struttura trapezoidale sa resistere molto bene a queste forze, che trovano equilibrio anche grazie al grande peso sopra l’impalcato, fondamentale per la stabilità! Anche gli altri costruttori venuti dopo hanno seguito questa strada, mantenendo la pesante massicciata e rinforzando inoltre il “trapezio” di base delle stilate, allungandolo, alzandolo e controventandolo”.

Proprio per questo motivo c’è chi sostiene che questo peso eccessivo abbia contribuito all’attuale cedimento delle stilate.

“Ma no… così pensando si confondono le cause con gli effetti: il progressivo cedimento della seconda stilata, come evidenziato dalle immagini che mi avete mostrato, è dovuto al degrado della trave di fondazione e della base delle colonne che hanno perduto sezione, marcite all’appoggio e in queste condizioni il peso ha dato un contribuito al cedimento, ma non ne è stato la causa”

Una delle ipotesi che sta facendo parecchio discutere, sul versante della sistemazione del ponte, è quella di togliere la massicciata per alleggerire il ponte. In base all’esperienza maturata lei cosa ne pensa?

“Temo che sarebbe fatale, non solo in caso di una improvvisa brentana, se prima non si mettono in sicurezza tutte le stilate con adeguate opere provvisionali, ma anche per l’inevitabile disagio per gli abitanti e i visitatori che tale devastante intervento provocherebbe, interrompendo per un lungo periodo l’agibilità del Ponte”.

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Un altro progetto prevede una trave reticolare sopra l’impalcato lei condivide questa soluzione?

“La trave reticolare orizzontale a livello d’impalcato dovrebbe impedire l’arcuatura del ponte, ma legando tutte assieme le stilate tradirebbe la concezione originaria che prevede il Ponte costituito da travi isostatiche fra le stilate: una sommatoria di campate indipendenti col grande vantaggio di prestarsi ad interventi singoli, localizzati. La reticolare invece, ovvero la continuità delle campate, oltre a comportare invasive opere sulle attuali spalle, presume interventi sempre globali in caso di necessità. Insomma le reticolari appartengono ad una idea progettuale diversa da quella originaria e questo non è conservazione! Si possono d’altra parte progettare miglioramenti, ricorrendo anche a materiali e tecnologie innovative, ma senza intaccare aspetto e concezione strutturale. Ad esempio mi pare accettabile, come fatto nel 1992, introdurre materiali del nostro tempo, come il cemento armato e l’acciaio inossidabile per la fondazione della stilata, Tutte le parti di legno, degradate, fuori-servizio, dovranno essere sostituite: la sostituzione è semplice azione di manutenzione del legno. Indispensabile infine dovrebbe essere un piano di manutenzione programmata, perché non si può intervenire solo quando il ponte non ce la fa più”.

C’è chi evidenzia come questa trave reticolare sia congeniale anche in funzione di poter rendere antisismico il ponte?

“Ma non scherziamo. Non ho, in cinque secoli di storia, notizie di danni sismici al Ponte. Una struttura di legno, concepita per resistere alla forza orizzontale delle grandi “Brentane”, contiene in sé abbondanti risorse strutturali anche per sismi impegnativi. Spesso per le costruzioni di legno viene enfatizzato il problema sismico, dimenticando che la forza del vento, o dell’acqua in questo caso, sono ben maggiori di quella di un sisma”.

Diventa di conseguenza inutile togliere l’intera massicciata per mantenere l’agibilità del Ponte?

Ovvio. Pur rispettando ogni soluzione, penso che dobbiamo usare tutte le nostre virtù e capacità tecniche per intervenire e al contempo provocare i minori disagi possibili al normale scorrere delle attività che il Ponte assolve. Non mi pare difficile intervenire subito da sotto, inizialmente sulla seconda stilata e poi sulle altre, rinviando a un secondo momento gli interventi sull’impalcato”.

Stando così le cose, quali sono allora i presupposti che hanno indotto i progettisti a puntare su queste scelte per la sistemazione della struttura?

“É una domanda maliziosa, francamente non saprei rispondere. Soprattutto non ho letto le motivazioni che giustificano ciò che sinteticamente mi avete sottoposto e non so quale storia del Ponte i progettisti abbiano ricostruito e introitato. Ritengo però che, per questi aspetti, ci dovrebbe essere la Soprintendenza a tutelare e salvaguardare il Monumento”.

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Un pensiero su “BASSANO DEL GRAPPA (Vi) – Ponte di Bassano, meglio la tradizione in legno o il moderno acciaio?

  1. Occorre chiederlo? Ma legno naturalmente!!! E’ come chiedere ai romani se vogliono restaurare il colosseo in pietra o in vetro…ma vi pare???? E’ la nostra memoria storica e non si cambia, a tutti coloro ai quali e’ venuta questa idea balzana auguro di ripensarci se non vogliono una rivoluzione in citta’

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