CURTATONE – PER NON DIMENTICARE IL DIALETTO MANTOVANO

NONNIProseguono con successo a Curtatone le iniziative legate al progetto “Università del tempo libero”, promosso dall’assessore alla cultura Federico Longhi, in collaborazione con la Pro loco. Una di queste è la tavola rotonda “Le nostre parole” in programma a partire da giovedì 12 novembre alle ore 20.30 al circolo culturale Pognani di Montanara, a cura di Silvana Luppi.

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Nel corso degli incontri verrà presentata l’etimologia e la contestualizzazione storico-culturale di termini dialettali mantovani di uso comune presso la civiltà contadina .

L’intento del progetto “Le nostre parole” è quello di salvaguardare e tramandare alle giovani generazioni le parole e le espressioni utilizzate dai contadini della campagna mantovana nella comunicazione orale della vita quotidiana e del lavoro (in casa, nei campi, sotto il portico della piazza del paese, etc.). Alcuni termini, legati a certi lavori agricoli, sono in disuso, mentre molti sono ancora utilizzati nel linguaggio comune.

L’analisi etimologica di queste parole rivela il loro significato originale proveniente dal greco o dal latino o da altri ceppi linguistici, mentre la contestualizzazione socio-economica ridona agli stessi la loro valenza antropologica, storica e culturale.

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Riportiamo alcuni detti e proverbi mantovani, tenendo presente che a volte l’accento e/o l’intera parola, cambia da zona a zona:

Cüm a fémia a ‘ndàr a mésa e a stàr a cà? A ciamém al prét in cà (lett.: come facciamo ad andare a messa e a stare a casa? Chiamiamo il prete a casa) = usato come per dire che non si possono fare due cose nello stesso momento se la soluzione non è a portata di mano.

At ghè la spìnta ‘d an bøf (lett.: hai la spinta di un bue) = sei esagerato, (più o meno sinonimo di “At ‘n ghè mia üsta“).

At sè trist admè ‘l fréd (lett.: sei triste come il freddo): sei un incapace.

At càti gnànc’al Signór ‘nd ‘l ort (lett.: non trovi neanche Gesù nell’orto. Non trovi mai niente!)

Ca ‘t gnìs ‘n càncar (lett: che ti venisse un accidente): frase tipica dell’intercalare mantovano, usato in qualsiasi situazione, come per esprimere stupore (“Et vìst che bèla machina c’am son cumprà?” “Ca ‘t gnìs ‘n càncar! ‘t al dig”) o rabbia (“Ma cua tàiat la cürva, imbesìl, ca ‘t gnìs ‘n càncar!”). Corrisponde grosso modo al “soccmel” del dialetto bolognese, al “belìn” del dialetto genovese, o al “mortacci tua” del dialetto romano.

At sè fort ad me l’asé (lett.: sei forte come l’aceto) modo scherzoso per prendere in ridere il fatto che il soggetto della frase non abbia sufficiente forza (fisica) per compiere una determinata azione.

Star da la banda dal furmantón (lett. stare dalla parte del granoturco)stare dalla parte giusta, stare sul sicuro

Ad not li lasagni le par gnòcch! detto per sconsigliare dall’intraprendere lavori notturni, dato che ci si vede poco

Lo scrittore spagnolo Avelino Hernandez scrive: “La cultura rurale è stata sconfitta ma non è morta. Per questo motivo, essa continuerà a vivere come la brace che cova sotto le ceneri del tempo che passa. E il suo persistere evocherà il ricordo di nomi, luoghi, riti, tradizioni, costumi, feste, radicati come licheni ai vecchi rami della cultura in vigore”.

I prossimi incontri in programma sono fissati per il 19 e 26 novembre e il 10 dicembre sempre con inizio alle ore 20.30 e la partecipazione è  libera e gratuita (per informazioni, cell. 3382720937).

(fotografie tratte dall’archivio web)

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