MILANO – SCATTI ED EVENTI PER CONOSCERE IL GIARDINO SEGRETO DELLA CULTURA GIAPPONESE

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Di Mendes Biondo

La Fondazione Luciana Matalon regala al pubblico milanese una mostra interamente dedicata al mondo nipponico con scatti provenienti dall’archivio del fotografo Felice Beato e, assieme ad essa, una rassegna di appuntamenti volti a conoscere meglio il mondo e la cultura giapponese in tutte le sue sfaccettature.

nell'Ikebana Ohara1Giovedì 16 Giugno alle ore 20.00, infatti, si terrà una conferenza e dimostrazione intitolata “Tradizione e modernità nell’Ikebana Ohara” a cura di Maria Teresa Guglielmetti e Anna Massari del Garden Club di Milano. Giovedì 23 Giugno,  alle ore 19.15 si terrà una lezione dedicata alla lingua giapponese e alle sue valenze che vanno oltre il segno, organizzata da Orient’Asia Project: Focus Japan – Studiare e lavorare in Giappone con il Dottor Paolo Cacciato, Managing Director dell’Asian Studies Group.

La rassegna si concluderà Giovedì 30 Giugno con un evento alle ore 19.30 dedicatto all’introduzione alla calligrafia giapponese a cura di Yumi Ouchi.

Ikebana1La mostra che fa da sfondo a questi eventi riguarda le collezioni del Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari di Firenze, e contribuisce ad esemplificare l’interesse e il fascino esercitato dal mondo orientale alla fine dell’Ottocento nella cultura europea.

L’esposizione raccoglie 110 fotografie originali d’epoca (vintage-prints) colorate a mano con prodotti all’anilina, che ne caratterizzano inconfondibilmente la provenienza dall’atelier di Beato, oltre altre preziosi album-souvenir con copertine originali, in lacca, madreperla e avorio, che testimoniano la moda orientalista largamente diffusa nell’Europa del XIX secolo.

L’iniziativa, curata da Emanuela Sesti, responsabile scientifica della Fratelli Alinari Fondazione, è organizzata e prodotta da Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e Fondazione Luciana Matalon, con il patrocinio della Regione Lombardia, del Comune di Milano, dell’Ambasciata del Giappone, del Consolato Generale del Giappone, della Camera di Commercio e Industria Giapponese in Italia e fa parte del programma ufficiale delle celebrazioni del 150° anniversario della firma del Trattato di amicizia e commercio tra Italia e Giappone.

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Felice Beato, di origini veneziane naturalizzato inglese, nato nel 1832 e morto a Firenze nel 1909, nei suoi primi anni di attività lavora insieme al fratello Antonio e al fotografo inglese James Robertson a Costantinopoli durante gli anni della guerra di Crimea, della quale riportano alcune straordinarie immagini di documentazione. Nel 1857, sempre accompagnato dal fratello e da Robertson, inizia il suo viaggio verso Oriente, raggiungendo l’India e nel 1860 la Cina. Nel 1863 arriva da solo in Giappone, dove rimane per oltre 15 anni e fonda la sua attività fotografica insieme al pittore Charles Wirgman, specializzato nella caratteristica coloritura delle stampe fotografiche di Beato. La mancanza di colore nelle fotografie ottocentesche era avvertita come un limite e la policromia di queste stampe, unite alla loro  raffinatezza e esoticità, hanno contribuito al grande successo commerciale con cui furono accolte, tanto che Beato e Wirgman crearono una vera e propria scuola a Yokohama, alla quale collaborarono molti artisti locali.  Tale scuola proseguì la produzione delle fotografie ‘alla maniera di Beato’, anche molti anni dopo la partenza del  fotografo italiano, creando uno stile e una moda che perdurò fino ai primi del Novecento. Per la colorazione di una buona fotografia occorreva quasi mezza giornata. I tempi erano così lunghi che vennero assunti sempre più artisti in un solo atelier, istituendo così una catena di montaggio che aveva una gerarchia produttiva ben precisa e che seguiva anche le inclinazioni e il grado di abilità di ciascun colorista. La Yokohama Shashin, ovvero la fotografia in stile Yokohama, acquisì notevole importanza grazie al turismo.

I viaggiatori compravano,come souvenir, gli album con una cinquantina di immagini circa, affascinati dal Giappone e dalle sue più antiche tradizioni di vita sociale e di costume, ma anche dalle atmosfere e dagli irripetibili paesaggi ricchi di fascino e spiritualità, cercando fotografie che confermassero l’immagine esotica che avevano del Giappone, in antitesi alla cultura del mondo occidentale.

Attraverso le fotografie del XIX secolo realizzate in Giappone, si possono leggere i costumi, i paesaggi, la vita quotidiana giapponese: le geishe, i samurai, i lottatori, i monaci buddisti, i piccoli artigiani, i paesani, ma anche i paesaggi, i fiori e le scene di strada. Ogni immagine è una finestra aperta sul mondo orientale, su un lontano e sconosciuto Giappone che grazie alla fotografia si offriva alla curiosità del pubblico europeo del secolo scorso.

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