MOGLIA – AL TEATRO MONDO 3 VA IN SCENA L’ILIADE di BARICCO

Iliade.jpg

Sabato 28 gennaio alle 21.00 andrà in scena a Moglia ILIADE di ALESSANDRO BARICCO per la prima volta in versione teatrale per la regia di Alberto Rizzi. Una coproduzione di Ippogrifo Produzioni e Fondazione Aida che hanno ricevuto dall’autore l’autorizzazione alla messa in scena del libro bestseller edito nel 2004 e presentato, all’epoca, in forma di reading al Romaeuropa festival.La riscoperta dell’Iliade, quella di Omero, da parte di uno sperimentalista come Baricco destò stupore. Stupore motivato se si pensa allo stile ricco dell’opera originaria: ben distante da quello che aveva contraddistinto OceanoMare o Seta. Ma ILIADE ha vita e anima proprie con tratti di continuità e grandi punti di innovazione rispetto allo stile che dell’autore tutti riconoscono. L’autore importa il poema omerico nella contemporaneità anzitutto lavorando sulla meravigliosa traduzione di Maria Grazia Ciani: una traduzione viva, ricca di forza evocativa e di grande fedeltà sull’impianto epico dell’originale pur rimuovendo “tutti gli spigoli arcaici che allontanano dal cuore delle cose” (cit. A. Baricco). L’Iliade era, in principio, un poema trasmesso oralmente e, partendo da questa considerazione ma al tempo stesso in funzione della contemporaneità (e della fruibilità), qui sopravviene la prima fondamentale operazione compiuta da Baricco: tradurre il poema in prima persona. Sono le voci dei protagonisti che si prendono l’onere e l’onore di narrarci la storia di Ilio. Eroi o semplici soldati, regine o schiave che si alternano nel racconto: ci guardano negli occhi, sono Uomini e Donne. Perfettamente umani. Ed ecco il secondo, forte e coraggioso, intervento di Baricco: l’eliminazione degli dei nel racconto. Senza dei, infatti, vengono a cadere tutti quei piccoli “sotterfugi” narrativi del poema. Le ragioni che muovono i personaggi nell’Iliade di Baricco sono totalmente umane. Senza influssi divini, le loro azioni escono dalla a noi lontana cultura dell’eroismo e dell’ananke, della necessità. Baricco abbraccia il moderno pensiero critico e si attiene solo alle azioni umane, senza risparmiarsi nulla: nulla delle passioni, dell’arrivismo, della ricerca di gloria, ossessiva e senza limiti. E così Baricco punta sulla guerra il suo telescopio svelando i fili che hanno mosso le battaglie, i pensieri e i guerrieri.

Iliade2.jpg

Il regista Alberto Rizzi si muove nello studio della messa in scena partendo dallo stesso presupposto di Baricco: portare la narrazione ad un “io”. Un’operazione non dissimile da quanto compiuto nella precedente produzione e regia, Furiosa ispirata all’Orlando furioso di Ludovico Ariosto.

La volontà di Rizzi fin dalla prima lettura è stata quella di realizzare un’azione teatrale tout-court, contrariamente alla visione dell’autore di realizzare reading con un numero di attori pari a quello dei capitoli del libro (diciassette).

Iliade3.jpg

Così come Baricco ha spostato l’esternalità dell’opera omerica all’ “io”, un processo di intimizzazione compiuto utilizzando la prima persona e ideando monologhi; così come Baricco ha eliminato gli déi riempiendo di significato le azioni umane; Rizzi sposta l’intera azione dentro una cucina. Per Rizzi infatti la cucina è la visione scenica che compensa per contrapposizione l’immensità il-limitata della spiaggia campo di battaglia e sede degli accampamenti: l’eco visivo e fisico di questa interiorizzazione. La cucina elevata a contenitore di una rabbia domestica, luogo assoluto di ogni violenza possibile: di quell’ira funesta che è il motore immobile dell’opera di Omero e di Baricco e quindi dello spettacolo: dove il sangue è non solo dello stesso colore ma precisamente cibo di cui ci si nutre quotidianamente. “La cucina, per eccellenza fulcro della vita domestica, luogo supremo della vita e della morte: dove si mangia e dove si viene mangiati, luogo delle private discussioni, delle guerre familiari, dove c’è il fuoco dei fornelli e l’acciaio dei coltelli, dove ci si trova e ci si scontra, dove si fa la guerra o l’amore. Luogo di un’epica, ed interminabile, battaglia.” (cit. Alberto Rizzi)

Iliade4.jpg

Gli abitanti, attori, personaggi di questa cucina, sono le “voci” di Omero con le parole scelte dalla Ciani, i sapienti tagli operati da Baricco e le azioni disegnate da Rizzi. Stranieri radunati loro malgrado nell’esercito di Agamennone, coinquilini forzati dell’accampamento che dovrebbero perseguire un fine comune, ma che si perdono nelle rivendicazioni personali, nei sentimenti privati, singoli, nelle conflittualità della convivenza. La grande violenza omerica diventa la violenza dentro le mura domestiche: una rabbia familiare e adolescenziale, una violenza cieca e capricciosa. La cucina ovviamente è solo evocata, in linea con gli allestimenti di Ippogrifo e con le regie di Rizzi. Tavoli, sedie e tutto quanto è a disposizione degli attori diventa altro in un rocambolesco e continuo cambio di scena: tutto quanto è simbolo di intimità, familiarità, protezione e accadimento si può trasformare in pericolosissime macchine da guerra.

In scena cinque giovani attori: Diego Facciotti (il capocomico di ILIADE, già impegnato con Ippogrifo in diverse produzioni sia di drammaturgia contemporanea che dei grandi classici), Enrico Ferrari, Alberto Mariotti, Ilenia Sbarufatti, Margherita Varricchio che hanno lavorato settimane con i regista in un processo di studio e di ricerca molto impegnativo.

Biglietti: prosa: 12/10 euro

Info: Teatro Mondo 3 via Giulio Romano, 3 Moglia – cultura@comune.moglia.mn.it

Fondazione Aida tel. 045 8001471 / 045 595284 – fondazione@f-aida.it – www.fondazioneaida.it

 

Annunci

Rispondi