La scelta di pubblicare questo brano risulta decisamente anti-commerciale, infatti la canzone è minimale, poco catchy e senza nemmeno un ritornello. Una spirale di malinconia che che ti prende per mano e ti sa trascinare a fondo.
Sembra di vivere questa esperienza di post-suicidio come se gli occhi di Anna fossero i nostri.
“Ricordo che quel giorno stavo guardando dalla finestra l’ambulanza ferma davanti alla casa di I., il lampeggiante mi illuminava il viso e riempiva le stanze delle case attorno di blu. Il tempo era fermo e l’ambulanza non ripartiva. Ho scelto di parlare di quel momento attraverso questo brano, come a tentare di togliermelo dal cuore e dalla testa” spiega l’artista.
Interprete del video è Oliver Thrane, ragazzo danese dai profondi occhi azzurri. Laura Sans ha curato la regia di questo video estetizzante privo di una reale narrazione ma che vuole far stare seduti a guardare e osservare un ragazzo che vaga solo per tutto il video dapprima in ambienti gelidi e poi nella natura più indifferente senza poter fare nulla per aiutarlo. Lo schermo stesso che ci separa da lui e sintomo della nostra impotenza verso chi ha ormai preso quella tragica decisione.
Continua “La cosa che mi fece più male di quel giorno è il fatto che qualcuno disse che era un ragazzo che pensava troppo, come se questo potesse essere un movente, come se l’atto di pensare fosse un reato in questa società”.

ANNABIT è un progetto di cantautorato femminile, la sua voce suadente colora di nero una tela di rumori e melodie trascinanti, sicuramente per palati che non amano i soliti cliché musicali femminili. I temi spaziano tra la vita, la realtà e la morte, tra la società, il cercare di vivere nella nostra società e il capire chi non ne riesce a far parte pienamente.
ANNABIT è un diamante prezioso, raro per il nostro territorio, da tenere sott’occhio e da non lasciarsi scappare.
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