FERRARA – L’arte per l’arte. DIPINGERE GLI AFFETTI. La pittura sacra tra Cinque e Settecento

Ippolito Scarsella (1551-1620), Madonna di Reggio e Santi, 1600 circa, tela cm 144,5 x 112,5, Ferrara, Azienda Servizi alla Persona, inv. DOC18 (in deposito presso i Musei di Arte Antica)

Ippolito Scarsella (1551-1620), Madonna di Reggio e Santi, 1600 circa, tela cm 144,5 x 112,5, Ferrara, Azienda Servizi alla Persona, inv. DOC18 (in deposito presso i Musei di Arte Antica)

Al Castello Estense di Ferrara fino al 26 dicembre 2019 si potrà ammirare la mostra “L’arte per l’arte”, progetto del Comune di Ferrara, promosso in collaborazione con la Fondazione Ferrara Arte, dedicato alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico della città reso inaccessibile dopo il sisma del 2012.

Si tratta di un vero e proprio capitale artistico, pressoché sconosciuto eppure di grande rilevanza storica, che l’esposizione al Castello mira a restituire al grande pubblico. L’esperienza di visita assumerà i contorni di un viaggio nel tempo affascinante e sorprendente che spazierà dal tramonto del dominio Estense fino al secolo dei Lumi.

Ippolito Scarsella (1551-1620), Decollazione di San Giovanni Battista, 1603-05, tela cm 243,5 x 142 Ferrara, Azienda Servizi alla Persona, inv. DOC24 (in deposito presso i Musei di Arte Antica)

Ippolito Scarsella (1551-1620), Decollazione di San Giovanni Battista, 1603-05, tela cm 243,5 x 142 Ferrara, Azienda Servizi alla Persona, inv. DOC24 (in deposito presso i Musei di Arte Antica)

Le tappe di questo itinerario ci condurranno al cospetto dei due importanti protagonisti della rivoluzione naturalistica di inizio Seicento: Ippolito Scarsella detto Scarsellino e Carlo Bononi. La soave magnificenza del primo e la dolente bellezza del secondo, caratterizzano la Ferrara di quegli anni facendone uno dei più intriganti centri artistici dell’epoca. Contestualmente, faremo la conoscenza di personalità cronologicamente precedenti e parallele come, ad esempio, Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo, il cui il manierismo castigato è fondamentale nella seconda metà del Cinquecento, Gaspare Venturini, pittore molto attivo per i duchi e per committenti religiosi, e l’enigmatico Giuseppe Caletti, curiosa figura di artista “maledetto” operante nella prima metà del Seicento. La seconda metà del XVII secolo è caratterizzata dal mitigato universo figurativo di Giuseppe Avanzi, pittore di mediazione che schiuderà il sipario al Settecento dove si imporranno le singolari personalità di Giacomo Parolini e Giuseppe Zola.

Ippolito Scarsella (1551-1620), Martirio di Santa Margherita, 1611, tela cm 246,5 x 156,5, Ferrara, Azienda Servizi alla Persona, inv. DOC51 (in deposito presso i Musei di Arte Antica)

Ippolito Scarsella (1551-1620), Martirio di Santa Margherita, 1611, tela cm 246,5 x 156,5, Ferrara, Azienda Servizi alla Persona, inv. DOC51 (in deposito presso i Musei di Arte Antica)

L’esposizione di queste opere è stata preceduta da una campagna di manutenzioni e restauri eccezionale: dopo i recenti recuperi delle tele di Scarsellino curati dai Musei di Arte Antica, in previsione dell’esposizione sono state ben 34 le tele restaurate e 14 quelle per le quali sono state approntate manutenzioni. Un risultato a dir poco eccezionale, raggiunto grazie ai finanziamenti messi a disposizione dalla Fondazione Ferrara Arte, dall’ASP – Azienda Servizi alla Persona, dal CFR e dal CIAS dell’Università degli Studi di Ferrara, con le operazioni conservative dirette dai Musei di Arte Antica sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna.

Ippolito Scarsella (1551-1620), Deposizione del Cristo, 1612 circa, tela cm 245 x 165,3 Ferrara, Azienda Servizi alla Persona, inv. DOC25 (in deposito presso i Musei di Arte Antica)

Ippolito Scarsella (1551-1620), Deposizione del Cristo, 1612 circa, tela cm 245 x 165,3 Ferrara, Azienda Servizi alla Persona, inv. DOC25 (in deposito presso i Musei di Arte Antica)

Ma perché Dipingere gli affetti? Per una doppia evocazione simbolica. La prima riguarda il linguaggio: le opere che saranno esposte in Castello si muovono nel solco degli orientamenti successivi al Concilio di Trento che delegavano all’arte il basilare compito di mediare tra il fedele e la religione, tra il visibile e l’invisibile, attraverso forme naturalistiche, emotive e familiari, nelle quali l’uomo del Sei e Settecento si potesse riconoscere. La seconda attiene alla vocazione umanitaria che animava i luoghi da cui esse erano originariamente collocate. Non delle chiese qualsiasi, ma gli altari, le cappelle e gli ambienti di istituti religiosi che ponevano al centro del loro operare l’aiuto verso gli altri, fossero essi orfani, indigenti, bisognosi o donne in difficoltà. Un insieme di esperienze animato da figure di primo piano della corte Estense – da Alfonso II a Barbara d’Austria, fino a Margherita Gonzaga – ma anche di una fetta consistente della nobiltà e della borghesia cittadina, impegnata nell’attività di carità e solidarietà.

Informazioni: tel. 0532 299233  castelloestense@comune.fe.it

Prenotazioni tel. 0532 244949  www.castelloestense.it

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