Domenica 20 dicembre in diretta con l’archeologo Alberto Crosato – La sua importanza storica e le vicende che l’hanno portata all’esilio per 200 anni
CASTEL GOFFREDO – Domenica 20 dicembre alle ore 16.30 in occasione dell’ormai consueta iniziativa “Un te al museo in streaming”, in diretta sul sito www.mastcastelgoffredo.it/eventi/ , l’archeologo conservatore del MAST – Museo della Città, Alberto Crosato, ricostruisce la storia della stele funeraria di Publius Magius, un manufatto risalente al I secolo d.C. ritornato da pochi giorni a Castel Goffredo dopo che all’inizio dell’Ottocento venne trasferito a Brescia nell’allora costituendo Museo Patrio, prima struttura del genere nella città della Leonessa.
L’interesse per questo straordinario oggetto si deve all’iscrizione, incorniciata tra preziosi bassorilievi, che ricorda Publius Magius quale committente del sepolcro che fece realizzare per sé, per la moglie Asselia Sabina, per sua madre Cassia Seconda e per Satria Tertia (forse sua cognata).
Il nomen Magius, con il quale venivano indicati i componenti di una stessa stirpe, attestato anche nel territorio mantovano oltre che ad Aquileia, Brescia e Verona, riveste però un’importanza particolare poiché alla gens Magia apparteneva Polla, la madre del poeta Virgilio. L’ipotesi degli studiosi è che Magius, identificato nell’iscrizione come appartenete alla tribù cremonese degli Aniensi, si trasferì nell’area di Castel Goffredo dove probabilmente possedeva una proprietà terriera. Ipotesi supportata dalle figure allegoriche ispirate alla campagna riprodotte nella parte bassa della stele: un cane, due pecore, un gallo e due bovini che si abbeverano a una fontana.
Prima del suo trasferimento a Brescia, questa stele romana era murata all’esterno di una casa privata di Casalpoglio, ora frazione di Castel Goffredo. Oggi, grazie ad un lungo iter avviato insieme a Fondazione Brescia Musei per riportarla nella sua terra d’origine, la sua collocazione è nella nuova sezione archeologica del Must, dove è raccontata la storia del comune mantovano dal VIII sec. a.C. fino al I sec. dopo Cristo.
