OLIGO EDITORE PORTA IN LIBRERIA QUATTRO NUOVI ROMANZI

Nel mese di marzo Oligo Editore porta sugli scaffali delle librerie quattro interessanti nuovi romanzi: IL PESCATORE DI LENIN di Lorenzo BeccatiIL PASSATO È UN FUOCO CHE BRUCIA. Sette casi per il commissario Presti di Riccardo LandiniIL LUTTO E IL NERO. Rituali e dinamiche della morte tra Medioevo ed Età Moderna di Giancarlo MalacarneARCHITETTURA DEL MEDIO EVO IN ITALIA. Con una introduzione sullo stile futuro dell’architettura italiana. La nuova edizione dell’opera di Camillo Boit, a cura di Federico Bucci.

IL PESCATORE DI LENIN

Tra rigorosa realtà storica e finzione narrativa, in un intreccio che lega insieme il presente con l’avvio del XX secolo, Lorenzo Beccati costruisce un romanzo avvincente partendo da un frammento di vita del rivoluzionario russo più famoso di sempre: il breve soggiorno di Lenin a Capri qualche anno prima del fatidico ottobre 1917. Le giornate del futuro padre dell’Unione Sovietica scorrono tra gite in barca ai faraglioni e passeggiate nella piazzetta, tra partite a scacchi con i compagni di partito, un amore clandestino, e cene di gala sul panfilo degli industriali dell’acciaio Krupp. Anto ’o muto, pescatore solitario e anarchico verace, con caparbietà diventa suo amico. Il caprese è capace di grande devozione ma anche di gettare nel tumulto la coscienza di Lenin. Con lui il russo scoprirà lati sconosciuti, e a tratti oscuri, dell’isola partenopea e della sua anima rivoluzionaria. Il tutto è pervaso da un enigma: perché il capo dei bolscevichi è andato a Capri? 

Lorenzo Beccati (Genova, 1955) è scrittore e autore televisivo. Ha collaborato a programmi che hanno fatto la storia della tv italiana, tra cui Drive inLupo SolitarioPaperissima e tuttora Striscia la notizia. Ha all’attivo molti libri, soprattutto romanzi grotteschi e thriller storici.(www.lorenzobeccati.com)

IL PASSATO È UN FUOCO CHE BRUCIA. SETTE CASI PER IL COMMISSARIO PRESTI

Il commissario Lodovico Presti è uomo solitario e malinconico che vive nel ricordo di Giulia, la sua compagna scomparsa anni prima in un incidente stradale. Questo non gli impedisce di essere un brillante investigatore che si trova alle prese con casi di ogni specie: un collega accusato d’aver ucciso la propria famiglia, un serial killer che lo sfida apertamente, l’omicidio di una donna che andava pazza per l’enigmistica, persino una cantina misteriosamente spostata. I suoi sottoposti ne temono le sfuriate, i magistrati mal sopportano la sua indisciplina, Presti invece sogna le ferie al mare, nel suo capanno isolato dal resto del mondo. L’ironia, la sagacia e lo spirito deduttivo rendono il protagonista di questa raccolta di racconti una figura unica nel panorama poliziesco italiano.

RICCARDO LANDINI, originario dell’Emilia-Romagna, ha esordito nel 2009 col suo primo romanzo, E verrà la morte seconda, che gli è valso l’interesse della stampa e dei lettori. A questo hanno fatto seguito, negli anni a venire, parecchi altri lavori per Mondadori, Cordero, Eclissi e diversi altri. Per Cento Autori ha pubblicato Il primo inganno, capitolo iniziale di una trilogia cui sono seguiti Non si ingannano i morti e Ingannando si impara. Nel 2019 per Newton & Compton è uscito il romanzo Il giallo di via San Giorgio, seguito nel 2020 per lo stesso editore da Il giallo della villa abbandonata. Tra i tanti riconoscimenti da lui ottenuti si ricordano Giallo Stresa, Carabinieri in Giallo, Lecce in Giallo, Spezia Giallo e Noir, Trichiana Città del Libro.

ARCHITETTURA DEL MEDIO EVO IN ITALIA

«Amico mio,
L’autunno del 1865 andai a villeggiare a Cernobbio. Avevo per costume di percorrere il lago, i paeselli delle sponde ed i viottoli delle montagne, in cerca di un rudero antico, di un’opera d’arte, di una cima eminente, di una vallata pittoresca, d’una cascatella, d’un fiore. Dopo due settimane la città, e segnatamente le golosità del Frasconi, fecero sentire sull’animo del cittadino la loro forza attrattiva; ma quand’ero giunto a Como, dalla riva con la mia piccola barca o da Borgo Vico sulle mie gambe, scappavo fuori da un’altra parte, e andavo di qua, di là, a San Carpoforo, a Sant’Abondio, pur di uscire dall’angustia delle case e di non camminare sui ciottoli».

CAMILLO BOITO (1836-1914), architetto, docente di architettura e scrittore, ha svolto un ruolo di primo piano nello sviluppo culturale dell’Italia post-unitaria. Nel libro “L’architettura del Medio Evo in Italia”, pubblicato nel 1880, Boito intreccia la sapienza del costruttore con l’eleganza dello scrittore e offre non solo una proposta dedicata allo “stile futuro” dell’architettura italiana, ma anche un metodo di lettura degli edifici del passato – condotto attraverso lo studio delle fonti – per valorizzare le eredità culturali di ogni regione d’Italia.

FEDERICO BUCCI (Foggia,1959) è professore ordinario di Storia dell’architettura presso il Politecnico di Milano, dove è Delegato del Rettore per le Politiche Culturali, Prorettore del Polo territoriale di Mantova e responsabile della Cattedra UNESCO in Architectural Preservation and Planning in World Heritage Cities. È stato visiting professor alla Texas A&M University, all’Istituto di Architettura di Mosca, alla Universidad de Los Andes di Merida, Venezuela, alla Pontificia Universidad Catolica de Chile, alla University of Southern California di Los Angeles, alla Escola Tècnica Superior d’Arquitectura di Barcellona e alla Tongji University di Shanghai. Membro dell’American Society of Architectural Historians, ha partecipato a numerosi convegni nazionali e internazionali. Ha lavorato nelle redazioni di “Rassegna”, “L’architettura. Cronache e storia” e attualmente è redattore di “Casabella”. Ha curato mostre sull’architettura italiana e pubblicato diversi volumi, tra cui: Albert Kahn: architect of Ford, New York 1993; Luigi Moretti. Opere e scritti, Milano 2000; Franco Albini, Milano 2009.

IL LUTTO E IL NERO. Rituali e dinamiche della morte tra Medioevo ed Età Moderna

Tra Medioevo ed Età Moderna, funerali e pompa correlata sviluppano una “teatralità” che ha lo scopo di proiettare il Potens nell’universo della società aristocratica che si nutre di effimero e suggestioni. Le esequie, gli apparati, le processioni che scaturiscono dal transito dei potentes rientrano nell’ambito di espressioni artistiche che la corte ha da tempo immemorabile codificato, finalizzandole a un contesto di relazioni e prestigio dinastico. Il “trapasso” è un palcoscenico dove si procede all’ultima omologazione, che nel momento della morte colloca il Principe alla stregua del più umile tra i servi. Egli attraverso la “pompa del lutto” legittima la sacralità del suo ruolo e lo stretto rapporto con la divinità.

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