LOGOS ZANZOTTO. Un documentario di Denis Brotto per ricordare il grande poeta e pensatore nel centenario dalla nascita

Il Comune di Pieve di Soligo festeggia il centenario della nascita di Andrea Zanzotto (10 ottobre 1921-18 ottobre 2011, Conegliano), poeta pensatore e filosofo del paesaggio, con una tre giorni di riflessione e di incontri, dall’8 al 10 ottobre. In occasione del giorno di apertura, l’8 ottobre alle 21:00 al Teatro Careni (Via Guglielmo Marconi, 16), in programma la proiezione di Logos Zanzotto, l’intenso documentario di Denis Brotto che racconta il pensiero di questo poeta del paesaggio attraverso le parole e la voce stesse di questo straordinario personaggio.

Nell’anno del centenario dalla nascita di Andrea Zanzotto (1921- 2011), questo documentario vuole ripercorrere la sua opera poetica rivelandone il valore profondo e le suggestioni visive, ma soprattutto restituendo la voce di Zanzotto, il suo logos capace come nessun altro di definire il ‘paesaggio’. Da locus amoenus a spazio visivo sempre più segnato dai pericoli della modernità e dell’inquinamento, è il paesaggio il centro di tutta l’opera poetica di Zanzotto. Logos Zanzotto, dunque, rimarca come l’opera poetica di Zanzotto abbia da sempre cercato di osservare e definire il paesaggio in un modo che non fosse didascalico e che, partendo dalla realtà, fosse in grado di scorgerne i cambiamenti, i rischi, le alterazioni, applicando talvolta uno sguardo deformante sul reale.

Per realizzare Logos Zanzotto ci sono voluti molti anni. Tutto ha avuto inizio da uno studio su Andrea Zanzotto, sulla sua poesia e sulle connessioni tra questa e le immagini. Un ambito di grande interesse quando si avvicina la poesia di Zanzotto. In seguito, questa idea ha preso una forma più ampia e complessa, ovvero quella di un documentario sul grande poeta, attraverso cui capire come il cinema possa rivelare la poesia di Zanzotto. 

“È un atto di indagine, di approfondimento e di condivisione del percorso poetico di Zanzotto, in cui proviamo a dar conto delle tante influenze presenti nella sua opera. Il suo del resto è stato un percorso sviluppatosi in decenni attraverso saperi e linguaggi diversi, attraverso una visione del senso del linguaggio che è andato modificandosi e intensificandosi nel corso del tempo – dice il regista Denis Brotto -.

Abbiamo cercato di ricreare tutto ciò, attraverso le immagini. Qui la sfida era quella di provare a filmare qualcosa di invisibile – o quasi: la poesia. qualcosa che non esiste materialmente e che tuttavia ha delle ripercussioni chiare, evidenti sul reale. Insomma, provare a far sentire anche ciò che, per sua natura, non si vede.

E con ciò, cercare anche di rinnovare il significato del guardare al reale. Un lavoro – continua Brotto –  che oggi inevitabilmente significa anche muovere il proprio sguardo sui resti, su ciò che rimane del paesaggio, dopo guerre, violenze, sfruttamenti intensivi. In questo senso c’è un legame continuo tra passato e presente. Tra le aspettative passate e le attestazioni attuali. Il senso di questo lavoro su Zanzotto va ricercato, credo, in quello che la sua poesia mi ha suggerito sin dal primo atto di avvicinamento a essa. Un mondo fatto di parole, di simboli, di suoni che restituivano un universo composito. Leggendo il Filò – conclude Brotto -, molto tempo fa da giovane, ho pensato che il mondo fosse un luogo complesso, non ovvio, pieno di stupore, di sensazioni, di eventi infinitesimali posti di fianco ad altri di immensa grandezza. Un luogo da scoprire insomma, e dunque degno essere vissuto”.

Logos Zanzotto è un film nato dunque dai tanti materiali d’archivio raccolti su Andrea Zanzotto attraverso un periodo di ricerca condotto da Denis Brotto e che ha visto la collaborazione di molti giovani studiosi: Monica Bortolami, MariaFiorina Cicero, Deborah Osto, Federico Sillo, Luca Zantomio. I materiali d’archivio sono stati un ulteriore punto di partenza per pensare a quale sarebbe dovuto essere il percorso del film. Più di 100 reperti, circa 200 ore di materiali, in cui ricercare indicazioni, tracce suggestioni che hanno fatto del pensiero di Zanzotto una voce in grado di anticipare i rischi e i pericoli a cui il paesaggio sta andando incontro negli ultimi decenni.

Tra i tanti materiali confluiti in Logos Zanzotto si trovano anche gli incontri tenuti dal poeta all’Università di Padova. E sono molte le persone incontrate per raccontare Andrea Zanzotto e la sua opera. Poeti, studiosi, critici, amici di Zanzotto. Marzio Breda, Massimo Cacciari, Francesco Carbognin, Paolo Cattelan, Luciano Cecchinel, Andrea Cortellessa, Stefano Dal Bianco, Giosetta Fioroni, Giorgio Tinazzi, Gian Mario Villalta, Emanuele Zinato. Ognuno ha provato a dare una propria interpretazione di una VOCE così unica, originale e personale come quella di Zanzotto. Una voce in grado di rendersi universale, pur rimanendo strettamente legata per tutta la sua vita alla realtà dei colli di Pieve di Soligo. Una voce profetica, che ha saputo anticipare i dissesti del paesaggio, e che ha narrato le meraviglie immacolate di luoghi quali i Palù, i conglomerati, le Fontane bianche, le prealpi dolomitiche, al fine di mettere in risalto quella sua idea di paesaggio fatta al contempo di natura e di storia, di ambiente e di intervento umano.

Il film ha origine da un’idea di Denis Brotto, Giorgio Tinazzi e Giovanni Zanzotto, figlio del poeta, ed è stato reso possibile dal Direzione Dipartimento di studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova, dai direttori Anna Bettoni e Sergio Bozzola, e da Avilab, la società di produzione che ha curato il lavoro, con Federico Massa come produttore. Il montaggio è stato curato da Denis Brotto e da Paolo Cottignola, storico editor dei film di Ermanno Olmi e Carlo Mazzacurati. A sostenere il progetto sono stati in particolare il Dipartimento di studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova, il Comune di Pieve di Soligo, la Banca Prealpi SanBiagio, Ascotrade e, per quanto riguarda lo studio e la ricerca dei materiali d’archivio, la Fondazione Cariparo.

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