SALVATORE GARAU presenta AUTORITRATTO, la scultura immateriale che va oltre al Metaverso

“L’opera che non vedete qui accanto è il mio autoritratto. È molto simile a me, e un giorno, quando non ci sarò più, saremo identici come due gocce d’acqua”.

L’ultima opera immateriale di Salvatore Garau, “Autoritratto”, presentata dall’autore in un video di venticinque secondi, sfida il tempo e sovverte i canoni classici: non è più l’opera d’arte a imitare l’artista ma è l’artista stesso a imitare l’opera.

Il video, di una semplicità francescana, mostra Garau che indica il suo autoritratto invisibile accanto a sé e ripropone il tema dell’invisibilità sotto una nuova prospettiva: sarà il tempo a deliberare la perfetta somiglianza tra l’opera invisibile e la fisicità del presente.

“Autoritratto” non è solo una riflessione poetica, ma anche un attacco per niente velato al mondo virtuale e parallelo del Metaverso, l’ultima frontiera proposta da Zuckerberg, quando la realtà fisica si fonderà con l’universo digitale: la nuova opera immateriale di Salvatore Garau non appartiene a un mondo virtuale, ma sarà la sua persona fisica, in futuro, con la sua scomparsa, a diventare “realmente” virtuale. Un processo che sfida la percezione del presente muovendosi al contrario.

“Se ci affideremo sempre più alla realtà virtuale, processo che sembra oramai inarrestabile, la nostra presenza/fisicità conterà sempre meno e nelle nostre vene scorrerà meno sangue di quanto non ne scorrerà nei circuiti informatici” – afferma Salvatore Garau – “Ho voluto sfidare il Metaverso con la poesia di un Autoritratto immateriale perché un giorno la mia assenza sarà più vera di qualunque fittizio mondo virtuale. Visto che nel mondo virtuale non esisteremo più fisicamente, verrà annullata l’essenza dell’essere umano e scomparirà la bellezza del nostro essere materia tangibile e vibrante, tanto vale annunciare da subito la nostra scomparsa dal mondo reale”.

(photo by Paolo Sanna Caria)

Salvatore Garau. Nato a Santa Giusta (Oristano) nel 1953, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1974. Dal 1976 al 1983 entra a far parte del gruppo di rock d’avanguardia degli Stormy Six. La prima personale è del 1984 nello Studio Cannaviello di Milano, seguiranno personali a Lugano, Losanna, Barcellona, San Francisco, Washington, Strasburgo, Londra. Due le presenze di Garau alla Biennale d’Arte di Venezia, nel 2003 e 2011.

Negli ultimi anni ha esposto nei musei di Saint-Etienne, Cordoba, Brasilia, San Paolo, Montevideo. Nel 2017 ha scritto e diretto “La tela” docufilm girato in un carcere di Massima Sicurezza in Sardegna con la fotografia di Fabio Olmi. Nel 2019 ha girato un docu-thriller prendendo spunto dalle ultime opere (non ancora esposte) “Futuri affreschi italiani”.

Nel 2021 la vendita all’asta dell’opera immateriale “io sono” ha creato dibattiti in tutto il mondo.

Un pensiero su “SALVATORE GARAU presenta AUTORITRATTO, la scultura immateriale che va oltre al Metaverso

  1. Quando la gente smetterà di farsi prendere per i fondelli da questi finti artisti e da queste opere (opere… si fa per dire) oscene e si renderà conto cosa sia veramente questa arte contemporanea, come è nata, chi l’ha finanziata spinta condizionata ed indirizzata fino al punto a cui oggi si è arrivati?

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