L’AIGAE INTERVIENE ALLE AFFERMAZIONI DEL SINDACO DI BAGNO DI ROMAGNA IPOTESI REALIZZO BACINO IDRICO NELLA VALLE DI PIETRAPAZZA

L’Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche (AIGAE) interviene in merito alle recenti affermazioni del sindaco di Bagno di Romagna sull’ipotesi di realizzare un bacino idrico nella valle di Pietrapazza.

Diga a Pietrapazza, interviene AIGAE: «Idea folle pensare di allagare un’altra valle del Parco nazionale delle foreste casentinesi» «Per risolvere il problema idrico se ne creerebbe uno più grande, tra deforestazione e alterazione degli habitat. Le grandi infrastrutture devono essere costruite in aree di minor pregio ambientale»

Apprendiamo con un misto di stupore e angoscia le parole del sindaco di Bagno di Romagna in merito all’idea di creare un nuovo invaso idrico nella valle del ramo del bidente di Strabatenza.

Il luogo in cui si ipotizza di realizzare un bacino gemello di Ridracoli è uno dei più selvaggi e incontaminati dell’intero Appennino tosco-romagnolo, e – esattamente come Ridracoli – ricade all’interno dell’area protetta del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna: uno dei parchi nazionali più importanti e imitati d’Italia e che nasce per TUTELARE i suoi ecosistemi, non di certo per ospitare grandi infrastrutture (e in questo senso, il Parco ha già dato, avendo appunto Ridracoli al suo interno).

Pensare di sacrificare e sommergere per sempre un’altra valle di questo Parco (che sia quella del Bidente o del Tramazzo) è un’idea folle, che contravviene a tutti i principi di tutela e convivenza civile condivisi non solo dalle comunità del parco, ma anche dall’intera comunità europea, che chiede resilienza e sostenibilità, mentre quello che vediamo è una mentalità ferma agli anni ’80, che crede che a fronte di un aumento di domanda si possa reagire solamente aumentando l’offerta. Una crescita infinita in un sistema finito è di per sé una crescita insostenibile, figlia di una politica incapace di guardare al lungo periodo.

Si è mai pensato seriamente di agire sul risparmio idrico? È mai stato fatto qualcosa di concreto e incisivo in tal senso, anche a livello normativo, al di là di sporadiche ordinanze in caso di siccità?

Per risolvere un problema (quello idrico) se ne creerebbe uno più grande, che è il danno ambientale causato dall’annientamento di migliaia di ettari di foresta, senza considerare i danni collaterali che si avrebbero per colpa delle infrastrutture secondarie e di cantiere. Un incubo a cui non vogliamo nemmeno pensare.

Tutto questo senza considerare che con l’allagamento della valle di Pietrapazza si cancellerebbe per sempre la storia di una società che oggi non esiste più e che in questi luoghi incontaminati è custodita.

Nessuno nega l’emergenza idrica e la necessità di costruire nuovi invasi: tuttavia chiediamo fermamente che questi vengano realizzati al di fuori delle aree protette, e soprattutto in zone di minor pregio ambientale.

Non vogliamo passare per chi dice “Non nel mio giardino”, vogliamo essere pragmatici, anche perché “nel nostro giardino” una grande diga c’è già: nel 2022 i politici dovrebbero avere l’obbligo morale di aver compreso la gravità del problema ambientale, e capire che la tutela dell’ambiente è la priorità assoluta per garantire un futuro alle nostre comunità.

Proprio vicino a noi ci sono bacini che sono stati realizzati in zone antropizzate, e quindi di minor pregio: pensiamo al lago di Bilancino nel Mugello o al lago di Montedoglio. Dunque gli spazi per costruire nuovi bacini senza distruggere le nostre più belle, antiche e delicate foreste ci sarebbero, basta volerli trovare.

Noi guide ambientali escursionistiche emiliano romagnole ci auguriamo vivamente che il sindaco di Bagno di Romagna riprenda in seria considerazione le proprie affermazioni, nell’interesse non solo delle comunità che rappresenta, ma soprattutto del pianeta sul quale anche lui stesso abita.

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