ABOLIRE IL CARCERE con Mons. Erio CASTELLUCCI, Gherardo COLOMBO e Luigi MANCONI – CARPI 8 novembre

Martedì 8 novembre alle 20:45 presso l’auditorium dell’ex Convento di San Rocco in via San Rocco 1, l’arcivescovo di Modena ERIO CASTELLUCCI, il senatore LUIGI MANCONI e il magistrato GHERARDO COLOMBO si confronteranno sul tema “Abolire il carcere”.

Tra certezza della pena, necessità di giustizia per le vittime e recupero del reo.

UN MANIFESTO E UNA PROPOSTA A USO DEI PERPLESSI E DI CHIUNQUE SI INDIGNI O SI SPAVENTI AL SOLO SENTIR PARLARE DI ABOLIZIONE DEL CARCERE. INVECE ABOLIRLO SI PUÒ. ECCO COME.  

“Ciò di cui in questo libro si prospetta l’abolizione è il carcere così come è praticato, come funziona, come vi si vive oggi: una macchina da oltre tre miliardi di euro, applicata a circa 55.000 persone che mediamente dispongono di tre metri quadrati a testa, in cui meno di un terzo di loro dopo essere uscito non torna di nuovo per aver commesso un altro reato.” Gherardo Colombo

“Non ci appare stupefacente che in tanti secoli l’umanità, che ha fatto tanti progressi in tanti campi delle relazioni sociali, non sia riuscita a immaginare nulla di diverso da celle, gabbie, sbarre dietro le quali rinchiudere i propri simili come animali feroci?” Gustavo Zagrebelsky

Non è una provocazione. Nel 1978 il Parlamento italiano votò la legge per l’abolizione dei manicomi dopo anni di denunce contro la loro disumanità. Ora dobbiamo abolire le carceri che, come dimostra questo libro, riproposto in una nuova edizione ampliata e aggiornata, servono solo a riprodurre crimini e criminali e tradiscono i principi fondamentali della Costituzione.

L’Italia è il fanalino di coda tra i paesi europei più avanzati che stanno riducendo il numero dei detenuti (solo il 30 per cento dei condannati va in carcere in Francia, il 36 per cento in Inghilterra, mentre in Italia sono il 55 per cento). Nel nostro paese chi ruba in un supermercato si trova detenuto accanto a chi ha commesso crimini efferati. Il carcere è per tutti, in teoria. Ma non serve a nessuno, in pratica. I numeri parlano chiaro: la percentuale di recidiva è altissima.

E dunque? La verità è che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani non ha idea di che cosa sia una prigione. Per questo la invoca. La detenzione in strutture spesso fatiscenti e sovraffollate deve essere abolita e sostituita da misure alternative più adeguate, efficaci ed economiche, capaci di soddisfare tanto la domanda di giustizia dei cittadini quanto il diritto del condannato al pieno reinserimento sociale al termine della pena, oggi sistematicamente disatteso.

Il libro, al centro dell’incontro di martedì 8 novembre, indica “Dieci cose da fare” per provare a diventare un paese civile e lasciarci alle spalle decenni di illegalità, violenze e morti.

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