SATURNO BUTTÒ, PICTA MENTIS REVELATAE – GALLERIA MAD DAL 10 AL 30 DICEMBRE 2022

Saturno Buttò “Picta Mentis Revelatae” al 10 al 30 dicembre alla Galleria M.A.D. di via Cavour 59 a Mantova. Mostra curata da Massimo Pirotti all’interno del progetto MaterManto in collaborazione con Mediolanum Private Banking Mantova e Cantina Sociale Coop Quistello.

Inaugurazione sabato 10 dicembre ore 18:00 con presentazione del curatore Massimo Pirotti.

Ci sarà inoltre su invito un anteprima martedì 6 dicembre ore 20 e seguirà una cena di gala presso Ca’ degli Uberti.

Durante il periodo dell’esposizione verranno trasmessi via web i video della mostra con installazioni sonore del progetto MaterManto a cura di Massimo Pirotti.

2015 brighter than a thousand suns

SATURNO BUTTÒ – PICTA MENTIS REVELATAE 

Di Massimo Pirotti 

Una sacralità che si manifesta attraverso la contraddizione e la fragilità umana, archetipi che si enfatizzano per il gusto dell’effimero, queste immagini svelate della psiche sono fortemente presenti nell’iconografia di Saturno Buttò che attraverso le suggestioni che la vita ci presenta trae spunto da persone vere, reali e non costruite a tavolino; grazie a questa visione essenziale dell’umanità il suo linguaggio risulta pienamente fortificato. 

Sono anime violate nel corpo ma integre nella loro intangibilità intellettiva che giustifica queste performances come riti celebrativi, segnati da una linea sottile tra sacro e profano, due facce della stessa medaglia.

Influenzato dai grandi maestri del colore di scuola veneziana e non solo, Tiziano in primis, prende pieno possesso queste solide basi pittoriche per poi catapultarle nella nostra epoca fatta di bagliori artificiali cogliendo una nuova ossessione, non più una luce naturale ma un crepuscolo creato da smartphone e tablet che sono le attuali finestre sul mondo.

2018 hieratic selfie

Per questo le sue tavole sono un moderno palcoscenico dove si rappresentano e presentano controversie, perversioni e trasgressioni senza evidenziarne solo il lato scabroso. In realtà il senso culturale universale del suo linguaggio è palesare la sensualità di ciò che è labile ed effimero elevandolo alla stessa stregua delle immagini religiose. 

Con questa modalità il pittore di origine veneziana vuole fare pace con le rigide fobie che la religione ci impone andando a riscoprire le vere istanze dello spirito, quelle dell’essere umanamente fragili.

Un senso di gratitudine verso quel mondo pregno di sacralità sembra palesarsi nelle opere di Buttò, creatore e spettatore di queste sensuali scene che ci conducono verso un’ estasi divinatoria, rendendoci testimoni dell’abbandono delle inibizioni, rivelando alle nostre menti il vero senso di una spiritualità faticosamente emersa . 

SATURNO BUTTÒ. Nato vicino a Venezia nel 1957, inizia la sua carriera espositiva nel 1993, anno in cui viene pubblicata anche la sua prima monografia, dal titolo “Ritratti da Saturno: 1989-1992″. Da allora seguono numerose esposizioni personali in Italia, Europa e negli Stati Uniti (a New York, Los Angeles, San Francisco). Oltre ad altri due volumi monografici “Opere 1993-1999″ e “Martyrologium” (2007), la galleria Mondo Bizzarro di Roma ha pubblicato il catalogo in ordine di tempo: “Blood is my favourite color” (2012), segue lo splendido “Breviarium Humanae Redemptionis” catalogo che definisce perfettamente la poetica e il linguaggio dell’artista.

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L’opera di Saturno Buttò è caratterizzata da una personalissima interpretazione formale dell’arte sacra europea e da una perizia tecnica impeccabile, che ricorda quella dei grandi maestri della nostra tradizione pittorica. Rituali figurati, tableaux vivants, neogotiche pale d’altare sono le magistrali creazioni con cui l’artista indaga da sempre gli affascinanti misteri di una “oscura religione”: quella della innata sensualità del corpo e della sua profonda spiritualità. In continuo conflitto tra erotismo e doloretrasgressione ed estasi, i pregiati dipinti su legno di Buttò sviscerano la visione intransigente e contraddittoria dell’iconografia religiosa occidentale nei confronti del corpo, da un lato esibito come oggetto di culto, dall’altro negato nella sua valenza di purissima bellezza erotica. Ne scaturisce un’affascinante tensione che esalta innanzitutto la figura umana, che nella sua opera è da sempre al centro della scena.
La figura umana, che nella poetica di Buttò è costantemente rappresentata come sacra, viene indagata nei suoi aspetti di decadenza fisica e psicologica, talora attraverso la presenza di strumenti e apparati medici, che da un lato comunicano il senso del dolore umano e delle afflizioni del corpo, dall’altro tradiscono l’utopistica, più che mai attuale, volontà di sconfiggere la morte e l’ineluttabile condizione di caducità fisica. Così una parata di splendide fanciulle consacrate da un’aura dorata, la stessa delle icone bizantine, brillano di una fisicità pienamente terrena e sensuale, ma sono avvolte da un misterioso fascino demoniaco, come votate in purezza alla distruzione e al disfacimento.

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