Polifarmacoterapia: a Bologna un convegno sugli effetti dell’uso contemporaneo di più medicinali nei pazienti cronici

La pillola per la pressione, per il cuore, per l’osteoporosi, per il diabete, i gastroprotettori, la vitamina D. Dopo una certa età diventa quasi la norma avere un lungo elenco di farmaci da prendere per la cura di patologie croniche. 

Intervento di Luca Baldino

La popolazione invecchia, gli anziani sono sempre più numerosi e con essi cresce il consumo di risorse sanitarie e farmaci.

Ma davvero non c’è un’alternativa?

Se lo sono chiesto professionisti ed esperti a Bologna nel corso del convegno “La polifarmacoterapia: sfide e strumenti”, organizzato dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con l’Università di Bologna. I lavori del convegno sono stati aperti da Luca Baldino, direttore generale Cura della persona, salute e welfare della Regione Emilia-Romagna.

Si definisce polifarmacoterapia l’utilizzo contemporaneo, da parte di un paziente, di diversi farmaci, per patologie croniche. È tipica delle persone con più di 65 anni. L’utilizzo eccessivo di farmaci diversi può portare alla compromissione delle funzioni fisiche e cognitive e alla minore aderenza ai trattamenti: insomma, può rivelarsi controproducente per la salute dei pazienti.

In Emilia-Romagna sono 320mila i pazienti che assumono 6 o più farmaci per le loro terapie croniche: è un dato sottostimato, perché tiene conto solo dei trattamenti con più di 90 giorni di terapia nel 2022 e non comprende i farmaci per uso saltuario e quelli a carico del cittadino. I pazienti cronici che assumono 9 o più farmaci al giorno sono circa 80mila e si definiscono iperpolitrattati. Ma c’è anche chi arriva a superare i 15 farmaci giornalieri.

“Il consumo eccessivo di medicinali in generale e, in particolare, nella terza età rappresenta un problema riconosciuto dalla letteratura scientifica- commenta l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-. L’utilizzo di tanti farmaci in contemporanea aumenta il rischio di controindicazioni o addirittura ricoveri in ospedali per reazioni avverse. Per questo sono fondamentali occasioni come queste, in cui gli esperti possano interrogarsi sull’appropriatezza delle cure e condividere, con un approccio multidisciplinare, strumenti ed esperienze diverse. Noi come Regione non ci stancheremo mai di privilegiare gli stili di vita sani che possono prevenire tante malattie croniche. I farmaci non sono l’unica risposta alla domanda di salute”.

Le Regione Emilia-Romagna e la polifarmacoterapia

Durante il convegno è emerso come il tema delle terapie croniche negli anziani è fondamentale per la Regione Emilia-Romagna. La gestione appropriata delle politerapie rientra tra gli obiettivi delle direzioni generali delle Aziende sanitarie. Insieme alla richiesta di iniziare un percorso di formazione multidisciplinare per migliorare la cura dell’anziano fragile che segue terapie multiple.

Negli obiettivi regionali, la gestione delle polifarmacoterapie deve assumere una rilevanza strategica negli ambiti ospedalieri e territoriali, attuando la “riconciliazione” tra le diverse aree specialistiche che prendono in carico il paziente, ma non può trascurare le residenze sanitarie assistite, dove si registra il maggior numero di pazienti politrattati.

I temi dibattuti durante il convegno
L’invecchiamento comporta l’insorgenza di diverse condizioni morbose, spesso cronico-degenerative, che richiedono più trattamenti farmacologici per essere curate. Lo scenario di progressivo invecchiamento della popolazione (si stima che entro il 2050, il 22% dell’intera popolazione avrà più di 60 anni di età) impone allora di riflettere su come migliorare la cura, come impostare, ove possibile, pratiche di deprescribing, cioè di riduzione delle prescrizioni e prima ancora migliorare la prevenzione.
I relatori si sono interrogati sull’interazione tra farmaci e società non solo da un punto di vista medico, ma anche antropologico ed etico. E sulla sostenibilità per il sistema sanitario nazionale della polifarmacoterapia, affrontando pratiche cliniche e strumenti di gestione di queste particolari condizioni. Le prescrizioni sono sempre appropriate? Si può migliorare, monitorare con più attenzione la condizione dei pazienti? In questo ambito sono stati sottolineati i progressi resi possibili dall’informatizzazione che garantisce un supporto sofisticato della ricognizione farmacologica. Largo spazio è stato previsto per i laboratori interdisciplinari, con l’analisi di casi clinici focalizzati per esempio sugli anziani dimessi dagli ospedali o da quelli affetti da demenza nelle Casa residenza anziani (CRA).
Si è anche affrontato il delicato tema dell’impegno che deve accompagnare, ma non stravolgere, la fine dell’esistenza. Si è visto come occorra migliorare l’appropriatezza farmacologica, favorire l’uso delle terapie palliative e non sottoporre i pazienti a inutili procedure diagnostiche e a trattamenti che in alcuni casi non solo non riescono a prolungare la sopravvivenza ma addirittura producono ulteriore sofferenza.
È emerso come il tema delle polifarmacoterapia sia causato da un lato dall’aumento delle patologie croniche correlate all’invecchiamento, dall’altro dalla concezione del “farmaco come primo approccio”. Anziché privilegiare stili di vita sani, le patologie croniche sono prevalentemente prevenibili, si utilizzano i farmaci come prima risposta nella speranza che sia veloce e adeguata.
Quando insorge un nuovo disturbo, la prescrizione di un farmaco risulta così la soluzione più rapida ed efficiente per cercare di trattarne al meglio la sintomatologia. È meno diffusa la consapevolezza che l’aggiunta di un nuovo farmaco possa comportare il rischio di una cascata prescrittiva, in cui si assumono altri farmaci per trattare nuovi effetti avversi con il rischio di interazioni clinicamente rilevanti che possono dar luogo ad altre reazioni e ospedalizzazioni.
I professionisti della Regione e delle Aziende sanitarie hanno ricordato da un lato la necessità di promuovere stili di vita sani, dall’altra hanno ribadito l’attenzione alla farmacovigilanza come sistema per monitorare la sicurezza delle terapie in commercio, visto che difficilmente gli studi sui farmaci approfondiscono il tema della multimorbilità, cioè la presenza di diverse patologie croniche.

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