di Paolo Biondo
Molti sono i progetti, di natura artistica, culturale e di promozione del territorio compresi gli aspetti più caratteristici della tradizione popolare ed enogastronomica, ai quali stanno lavorando in queste settimane i dirigenti della Pro Loco di Medole.
Nel frattempo il loro impegno è rivolto inoltre a valorizzare alcune degli angoli più affascinanti del capoluogo.
A tal proposito domenica 3 marzo ripropongono, come ogni prima domenica del mese, l’apertura di Palazzo Ceni e quindi della Civica Raccolta d’Arte; in più per l’occasione sarà visitabile, grazie alla disponibilità dei volontari della Pro Loco, anche la parte espositiva della Torre Civica.
Unitamente a tutto ciò va ricordato che è in corso la fase di raccolta delle iscrizioni per l’anno 2024 come soci del sodalizio medolese presieduto da Stefano Vergna e per coinvolgere maggiormente coloro che intendessero aderire è prevista la consegna gratuita di un catalogo di uno degli artisti che espongono nella Civica Raccolta d’Arte o nella Torre Civica.
A completare il quadro della giornata vi sarà pure la possibilità di ritirare il libro da poco pubblicato e presentato sulla storia del dolce tipico di Medole che ha ottenuto la Denominazione Comunale ovvero “La Scaletta”. Pubblicazione che oltre alla storia di questo alimento contiene pure le ricette realizzate dalle famiglie medo lesi.
PALAZZO CENI
Palazzo Ceni appartenne al nobile casato dei De’ Mori da Ceno, il cui rappresentante più illustre fu il poeta Ascanio de’ Mori da Ceno, che fu al servizio dei Gonzaga.
I lavori di ristrutturazione del palazzo come lo vediamo oggi iniziarono nel 1750 e terminarono nel 1758. Il 10 agosto del 1750 Pietro Ceni firmò un contratto d’appalto con Angelo Casnighi, detto Speltone Muratore, ma nel 1754 il palazzo non è stato ancora terminato.




Dopo aver liquidato il Casnighi nel giugno del 1754, Pietro Ceni si accordò con Antonio Goggi muratore. Nel frattempo Pietro acquistò l’8 luglio 1751 una casa confinante con la sua dal reverendo Signor Don Pietro Mattanza per 1333 berlingotti e 17 soldi; questo gli permise di ampliare il cantiere già iniziato.
Il fabbricato, probabilmente risultato dalla unione di due abitazioni, è costituito dal piano terra con sei finestre rettangolari ornate da doppia cornice e dal piano superiore con i finestroni posti sullo stesso asse delle finestre sottostanti. Al centro il portale in marmo sovrastato dallo stemma della famiglia. Sulla parte sinistra della facciata è stata posta nel 1910 una lapide, che ricorda il soggiorno nel palazzo di Giuseppe Garibaldi il 27 aprile 1862.
Durante la battaglia di Medole del 1859 il palazzo venne utilizzato come infermeria per la cura dei feriti. Ivi spirò il colonnello francese Louis-Charles de Maleville.
Nel 1996 la famiglia Ceni ha donato il palazzo al Comune di Medole, che nel 2008 ha dato inizio all’opera di restauro per destinarlo a sede municipale e sede della Civica Raccolta d’Arte.
CIVICA RACCOLTA D’ARTE
La Civica raccolta d’arte è un museo di Medole, in provincia di Mantova, nato negli anni settanta ad opera dell’associazione Pro loco Medole.
Raccoglie opere della tradizione artistica dei luoghi dell’alto Mantovano, con particolar riferimento al Chiarismo. La raccolta, composta da 250 pezzi, è stata donata al comune di Medole nel 1995 ed è attualmente ospitata all’interno del Palazzo Ceni, sede del Comune di Medole.
La Civica raccolta ospita inoltre esposizioni temporanee di arte contemporanea.
La raccolta, suddivisa in 12 sezioni, è costituita da opere pittoriche, grafiche e scultoree legate alla tradizione artistica del territorio, in particolare al Novecento e al Chiarismo.


Sezioni
- Mimì Quilici Buzzacchi
- Raffaldini e BUM: artisti restauratori
- Giuseppe Brigoni
- Volti: Gianpietro Moretti e Carlo Zanfrognini
- Chiarismo e chiarismi
- La scena castiglionese
- Tra Medole e Castiglione
- La scena castiglionese: gli ultimi sussulti
- Aldo Falchi
- Pesenti, Ferrara e la natura naturans
- Il segno e lo spirituale
- Nicola Biondani



Le opere più significative portano le firme di:
- Arnaldo Bartoli, Dosolo, 1947, acquerello
- Nicola Biondani
- Guglielmo Cirani
- Giuseppe Facciotto
- Aldo Falchi
- Paride Falchi
- Danilo Guidetti
- Carlo Amilcare Imperatori
- Umberto Lilloni
- Oreste Marini
- Carlo Malerba
- Gianpietro Moretti
- Giulio Perina
- Mario Porta
- Mimì Quilici Buzzacchi
- Alfonso Monfardini, Natura morta, 1940-1950, disegno a pastello su cartoncino
- Luigi Monfardini, Fiori di campo in vaso di cristallo, 1978, olio su masonite
- Maddalena (Nene) Nodari, Zinnie, 1945-1950, olio su tela[17]
- Vindizio Nodari Pesenti
- Arturo Raffaldini
- Guido Resmi
- Carlo Zanfrognini
TORRE CIVICA
La torre Gonzaghesca, testimonianza della presenza dell’antico castello, fonda le sue origini attorno all’anno 1000, com’è confermato da documenti che ne trattano il passaggio di proprietà al Conte Bonifacio di Verona nell’anno 1020. Il castello probabilmente nasce per difendere il paese dalle invasioni che flagellavano l’Italia settentrionale.
Tra i possessorio conosciuti del castello si susseguono Ezzelino da Romano, i Visconti, gli Scaligeri, nuovamente i Visconti, forse Venezia e infine i visconti con Caterina vedova di Gian Maria Galeazzo che lo cede ai Gonzaga nel 1404.
La signoria mantovana provvede ad adeguare le fortificazioni portando la struttura ad avere una certa rilevanza, tale da poter ospitare l’imperatore Carlo V nel 1543, per la stipula degli accordi matrimoniali tra il Duca di Mantova Francesco III e Caterina d’ Austria.
L’assetto edilizio si presenta con un recinto murario poggiato su un dosso e difeso da almeno due torri, una di forma circolare ancora parzialmente visibile nel giardino retrostante il tetro comunale, e l’altra quella di accesso al castello composta per buona parte da soli tre setti murari, successivamente dotata di un l’elegante avancorpo settecentesco.
Il castello, che in planimetria ha una forma a quarto di cerchio, affaccia il suo accesso a nord verso il centro abitato, ed era fino ai primi anni del ‘900 circondato da un fossato.
Percorrendo i limiti del Castrum, nella posizione ove era l’antica chiesa dei Santi Fedele e Giusto e l’antico teatro gonzaghesco vi è oggi il teatro comunale (sono visibili qui solo la base delle mura di cinta che costituiscono ancora oggi il terrapieno ove poggiano tali edifici, a sinistra dell’ingresso vi è un fabbricato detto quartiere, al quale muro esterno è affissa una lapide che ricorda uno dei governatori del paese, il Conte Evangelista Melone a Medole nel 1534 .
All’interno della cinta persistono le tracce di due piccoli isolati medioevali a lotto gotico composti da piccole abitazioni originariamente occupate da mercanti e botteghe artigiane.
Nello spazio antistante la torre si gode della vista di un elegante palazzotto, dai motivi fancelliani, probabile testimonianza dell’antico palazzo del Principe, anch’esso affacciato sull’antistante piazza Vecchia.







