Sculture e oggetti d’arte dal Medioevo all’Ottocento
Tra le proposte anche importanti argenti, marmi e sculture lignee
12 giugno 2024, Firenze: Esposizione dall’8 al’11 giugno
Firenze – Palazzo Ramirez Montalvo

RITRATTO DELLA SIGNORA PORTA Bronzo 40x32x32
Firmato e datato 1901
Stima € 80.000/120.000
È con grande piacere che Pandolfini presenterà nel catalogo Sculture e Oggetti d’arte dal Medioevo all’Ottocento del 12 giugno prossimo, il mirabile bronzo, sinora sconosciuto al grande pubblico, raffigurante il Ritratto della Signora Porta.
Firmata e datata 1901, l’opera proviene da una collezione privata, cui è appartenuta sin dai primi decenni del secolo scorso.
La figura elegante e snella della Signora Porta, di cui ad oggi è sconosciuta l’identità, si erge maestosamente assisa su quella che la Dott.ssa Fromanger ha individuato come una meravigliosa poltrona ideata dal grande ebanista Carlo Bugatti, padre dell’artista.
Il bronzo è un chiaro omaggio all’influenza artistica del celebre principe Troubetzkoy, caro amico della famiglia Bugatti, che incoraggiò il piccolo Rembrandt a dedicarsi alla scultura.

SAMARITANA AL POZZO
gruppo in argento, cristallo, pietre dure e vetri colorati, cm 26,5x27x19
Stima € 28.000/40.000
La scena si sviluppa su di una base di forma rettangolare rivestita in lamina d’argento finemente sbalzata con un doppio ordine di decori, sostenuta da quattro piedini angolari raffiguranti testa di cherubino tra due ampie volute.
Sullo sfondo al centro si eleva un grande albero in argento impreziosito da foglie e numerosi frutti realizzati in vetri policromi, pianta che ricorda molto i preziosi “rami fioriti” realizzati soprattutto dagli orafi messinesi alla fine del Seicento, mentre l’angolo sinistro è occupato da una bella fontana a muro sormontata da mascherone.
Al centro della scena il pozzo, ai cui lati stanno Gesù e la Samaritana insieme a due cagnolini e ad una terza figura, maschile, posta sullo sfondo. Tutto intorno vasi in cristallo con manici e fiori in argento, insieme ad una grande anfora, chiaro riferimento al racconto evangelico.

In legno interamente decorata in pastiglia dorata, struttura di forma rettangolare sormontata da coperchio a spioventi incernierato sul retro; cm 42x51x31
Stima € 20.000/30.000
Il coperchio, decorato da un motivo inciso a grata, mostra sul fronte una coppia di putti alati intenti a sorreggere una ghirlanda, all’interno della quale sono poste le armi della famiglia Orsini. La fascia mediana è interamente decorata da floridi festoni vegetali, sotto i quali si dipana un’ininterrotta teoria di angeli musicanti, secondo un repertorio decorativo chiaramente ispirato al gusto antiquario di Donatello; a delimitare poi la fascia in alto e in basso molteplici modanature impreziosite da svariati motivi decorativi di evidente gusto rinascimentale. La nostra cassetta, esposta nel 2015 a Milano durante la mostra Il tesoro d’Italia, è stata, proprio in quell’occasione, attribuita alla mano di Maso di Bartolomeo (Capannole Valdambra 1406 – Ragusa di Dalmazia 1456), importante scultore, architetto, orafo e fonditore toscano, che collaborò, tra gli altri, con Donatello e Michelozzo alla realizzazione del pulpito esterno della cattedrale di Prato. Benché risulti difficile l’identificazione della mano dello scultore toscano, vi si scorge chiaramente un retaggio della cultura ghibertiana e donatelliana. La presenza, inoltre, delle insegne della famiglia Orsini permette di legare questo scrigno alla figura di Clarice Orsini di Monterotondo, consorte di Lorenzo il Magnifico, forse proprio come dono da parte del marito, e questo consentirebbe di collocare la cassetta tra il 1467 e il 1468, anni in cui vennero stilati gli accordi per il fidanzamento e il matrimonio per procura.

BOZZETTO PER IL MONUMENTO EQUESTRE A FRANCESCO III D’ESTE DUCA DI MODENA, 1750
scultura in marmo bianco di Carrara con inserti in marmo rosso sul basamento.
an: 1750. Cm 71x47x22,5
Stima € 15.000/25.000
La scultura qui presenta, già nota alla critica in seguito ad una pubblicazione del 2010, rappresenta il bozzetto per un monumento celebrativo dedicato a Francesco III d’Este, duca di Modena e Reggio dal 1737 al 1780 e signore di Varese dal 1765 al 1780. Gli anni del suo governo rappresentarono per Modena un periodo molto intenso e ricco di avvenimenti, nei quali la corte estense eccelse per divertimento e sfarzo. Del 1738 è l’inaugurazione della strada della Tambura, importante asse viario che collegò finalmente Modena con il mare, l’evento che spinse alla progettazione di un monumento equestre dedicato a Francesco III nell’atto di indicare in direzione della collina, dove la nuova strada si inoltrava valicando i colli. Il progetto fu affidato a Francesco Antonio Cassarini, ottavo direttore dell’Accademia di Architettura e Scultura di Carrara, conosciuto come Panzetta, che realizzò il modello qui presentato. Nel frattempo, però, lo stesso Francesco III vendette la successione di Modena all’Austria in cambio del Governatorato della Lombardia, dove si recò per non tornare più in patria. Vi rientrò invece da Londra il Panzetta acciaccato e malsano, in condizioni tali da non poter realizzare l’opera finale, che venne affidata invece al Cybei per essere innalzata in piazza Sant’Agostino, ma successivamente rimossa e distrutta.

(Fogliano di Cascia 1745 – Napoli 1809)
TRIONFO DI BACCO E SILENO
Stima € 18.000/30.000
Grande gruppo in bisquit modellato su due livelli. Nel registro superiore, poggiante su un basamento modanato posto su un’ara parzialmente sulla quale è appesa una pelle di pantera, Bacco, coronato di pampini, sostiene con la mano sinistra levata al cielo un grappolo d’uva e con la destra regge una tazza, e accanto a lui Sileno, che tiene un fiasco nella mano sinistra e poggia la destra sulle sue spalle.
Nel registro inferiore tre figure a sè stanti di un fauno danzante, un sacerdote dionisiaco e una baccante con una pantera poggiante sulle zampe posteriori. Nella Nota de’ prezzi stilata da Filippo Tagliolini nel 1805 compare fra i gruppi grandi un “Trionfo di Bacco e Sileno” del costo di ducati ventisei, chiaro riferimento questo al gruppo qui presentato, del quale si conoscono altri tre esemplari conservati al Museo di Capodimonte (inv. n. 1065, 5204 e 6365) e due al Museo di San Martino di Napoli (inv. n. 557 e 559); cm 61x39x33.

in argento sbalzato e bronzo dorato con applicazioni di vetri policromi. cm 24×36,5×26
Stima € 18.000 / 30.000
Il piano di appoggio mostra un’anima di legno (forse cedro del Libano) rivestita sul retro di velluto rosso e coperta nella parte frontale da una lamiera d’argento lavorata a sbalzo, sulla quale il centro è occupato da un grande scudo sagomato e coronato (sul quale si trova il punzone dell’argentiere) affiancato da quattro rosette a rilievo in bronzo dorato con castoni in argento a trattenere vetri azzurri, mentre intorno gira una cornice a motivi vegetali con teste di cherubino e piccole conchiglie in bronzo dorato applicate a rilievo. La parte frontale, con l’appoggio per il libro, è decorata con una lamiera d’argento lavorata a sbalzo stretta e lunga dalla quale si alza una sorta di cimasa a doppia voluta centrata da una fusione di bronzo dorato con petali d’argento di lamiera sottile interni con un vetro blu scuro incastonato, vicino alla quale si trova l’altro punzone della bottega dell’argentiere. La base del leggio è composta da un telaio di bronzo dorato sui quali sono fissati elementi d’argento sbalzato con volute e girali e un castone d’argento con un vetro verde smeraldo. Nella parte inferiore sono fissate da un lato due aquile e dall’altro due leoni alati di bronzo dorato che tengono un libro aperto con gli artigli.
Germania meridionale, seconda metà secolo XVI
SAN GIORGIO E IL DRAGO
Stima € 15.000 / 25.000
Scultura in legno di tiglio intagliato, dorato e dipinto in policormia, raffigurante il santo in posizione stante, vestito dell’armatura, i piedi a schiacciare un drago sul quale poggia anche una lunga picca impugnata con la mano destra; cm 130x62x34.

