L’AVR RODIGO rafforza la collaborazione con il campione paralimpico ANDREA DEVICENZI dopo la sua nuova impresa in America

di Paolo Biondo

RODIGO – Sport, valorizzazione della forza di volontà del singolo ed impegno sociale diventano un tutt’uno grazie alla collaborazione che nel tempo si è venuta a creare tra l’Avr, Associazione Volontari Rodigo, ed il campione paralimpico Andrea Devicenzi.

Il campione paraolimpico Andrea Devicenzi con il presidente dell’Avr Aimone Araldi

In questi giorni, al suo ritorno dalla nuova impresa compiuta in America, attraversata in bici e in perfetta solitudine durata tre settimane per completare la distanza di 2.600 km che dividono Chicago da New Orleans, l’atleta di Martignana Po (Cr) si è incontrato nuovamente con il presidente del sodalizio rodighese, Aimone Araldi, per raccontare l’emozioni vissute negli States e per parlare del futuro.

Futuro che ad oggi sta già prendendo forma visto che l’obiettivo di Andrea Devicenzi sarà quello di affrontare in Giappone, nell’ottobre 2025, la strada dei templi per un totale di 1.700 km.

In casa Avr, invece, che da tempo ha trovato in Andrea Devicenzi un significativo testimonial, si valuta con maggior entusiasmo la possibilità di sostenere non solo in termini logistici le sue “imprese” sportive e umane fuori dai confini nazionali.

Il campione paralimpico Andrea Devicenzi con Aimone Araldi e Denise Vighi

Tornando al campione paralimpico cremonese, dopo l’esperienza vissuta nei paesi scandinavi quest’anno ha deciso di percorrere con una bici preparata appositamente per questa “avventura”, la Route 61 da Chicago a New Orleans per complessivi 2.600 km.

“Il percorso – racconta Andrea Devicenzi – l’ho preparato in Italia cercando di studiare attentamente le varie tappe previste e tenendo conto anche di alcuni accorgimenti tecnici come, ad esempio, la bici che avrei dovuto usare per affrontare la trasferta statunitense”.

“A parte il paesaggio che ammiravo di giorno in giorno – spiega il campione cremonese – mi sono rimasti nella memoria momenti che ritengo unici come la visita al circuito d’Indianapolis, durante le prove della Nascar, e quella allo store della Gibson. Momenti davvero emozionanti. Parlando invece di alcuni contrattempi che mi hanno costretto a modificare il programma previsto ricordo quando sono stato fermato dalla polizia perché stavo pedalando su una strada vietata alle bici oppure quando ho dovuto scendere dalla stessa prima di affrontare un ponte particolarmente pericoloso”.

Sforzo fisico quello compiuto che ha richiesto pure una particolare attenzione al tema dell’alimentazione?

“Certamente. Solitamente al mattino e alla sera facevo un pasto piuttosto ricco per disporre delle energie necessarie da un lato per affrontare il percorso predisposto e dall’altro per recuperare quelle perse nell’arco delle sei ore di pedalata quotidiana. Durante il tracciato mi alimentavo con barrette proteiche che ho portato dall’Italia. Non nascondo che in alcuni casi, però, ho dovuto compiere scelte che potrebbero sembrare non indicate per lo sforzo affrontato, ma non avevo alternative”.

Il rapporto con gli americani come è stato, al termine di ogni tappa dovevi ricercare una soluzione per trascorrere la notte?

“Molto bello, ho sempre trovato persone che ammiravano il mio impegno e il mio progetto. Lungo l’intero tracciato alla sera spesso ero ospitato negli hotel della catena Best Western”. Come per le precedenti attraversate anche per quella americana Devicenzi ringrazia tutti gli sponsor e le aziende che gli sono stati al fianco e inoltre ricorda che saranno realizzati un libro, un documentario ed una mostra fotografica.

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