MANTOVA
Con lo spettacolo San Francesco, la superstar del medioevo , Giovanni Scifoni , percorre la vita del poverello di Assisi e il suo sforzo ossessivo di raccontare il mistero di Dio in ogni forma, fino al logoramento fisico che lo porterà alla morte.

Giovanni Scifoni sarà al teatro Sociale di Mantova, domenica 13 aprile , con San Francesco, la superstar del medioevo, unmonologo, orchestrato con le laudi medievali e gli strumenti antichi di Luciano di Giandomenico, Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli, che si interroga sull’enorme potere persuasivo che genera su noi contemporanei la figura pop di Francesco.
Lo spettacolo, organizzato da Mister Wolf in collaborazione con Artespettacolo, rientra nell’ambito della rassegna Mantova Live Theatre. I biglietti sono in vendita su TicketOne, punti vendita autorizzati e presso la biglietteria del Teatro Sociale negli orari di apertura.
www.mantova-live.it
Con lo spettacolo San Francesco, la superstar del medioevo , Giovanni Scifoni , percorre la vita del poverello di Assisi e il suo sforzo ossessivo di raccontare il mistero di Dio in ogni forma, fino al logoramento fisico che lo porterà alla morte.
“Come si fa a parlare di San Francesco D’Assisi senza essere mostruosamente banali? Come farò a mettere in scena questo spettacolo senza che sembri una canzone di Jovanotti? Se chiedo ad un ateo anticlericale “dimmi un santo che ti piace” lui dirà: Francesco. Perché tutti conoscono San Francesco? Perché sono stati scritti decine di migliaia di testi su di lui? Perché è così irresistibile? E perché proprio lui? Non era l’unico a praticare il pauperismo. In quell’epoca era pieno di santi e movimenti eretici che avevano fatto la stessa scelta estrema, che aveva di speciale questo coatto di periferia piccolo borghese mezzo frikkettone che lascia tutto per diventare straccione?Aveva di speciale che era un artista. Forse il più grande della storia. Le sue prediche erano capolavori folli e visionari. Erano performance di teatro contemporaneo. Giocava con gli elementi della natura, improvvisava in francese, citando a memoria brani dalle chanson de geste, stravolgendone il senso, utilizzava il corpo, il nudo, perfino la propria malattia, il dolore fisico e il mutismo.
Dalla predica ai porci fino alla composizione del cantico delle creature, il primo componimento lirico in volgare italiano della storia, Francesco canta la bellezza di frate sole, dal buio della sua cella, cieco e devastato dalla malattia. Nessuno nella storia ha raccontato Dio con tanta geniale creatività. Francesco sapeva incantare il pubblico, folle sterminate, sapeva far ridere, piangere, sapeva cantare, ballare. . Il vero problema con cui mi sono dovuto scontrare preparando questo spettacolo è che Francesco era un attore molto più bravo di me.
E poi il gran finale, la morte, il rapporto di fratellanza, quasi di amore carnale che aveva Francesco con Sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare. E neanche il pubblico potrà scappare da questo finale, incatenati sulle poltrone del teatro saranno costretti anche loro ad affrontare il vero, l’ultimo, grande tabù della nostra contemporaneità: non siamo immortali”.
CREDITI:
Musiche originali:
Luciano Di Giandomenico
Strumenti antichi:
Luciano Di Giandomenico, Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli
Regia:
Francesco Ferdinando Brandi
crediti foto: Chiara Lucarelli
Nota di regia
Lavorare con Giovanni è entusiasmante perché è un attore vulcanico che sa fare tutto bene, recitare, ballare, cantare, suonare e persino disegnare.
Abbiamo lavorato durante le prove in modo quasi laboratoriale. Una volta condivisa la direzione del racconto, ognunova proponeva digressioni, suggerimenti, invenzioni nuove. Nessuno imponeva mai nulla, niente era mai definitivo, ma tutto in divenire. E’ il modo più bello per costruire uno spettacolo, le idee nascono da un’intuizione ancora sfocata, poi rielaborata, metabolizzata e rielaborata ancora fino a che non prende la sua forma definitiva. Lo stesso è stato con i musicisti. Loro proponevano un arrangiamento, noi cercavamo di raccontare l’effetto che cercavamo, e loro lo riadattavano, spesso restituendo un effetto ancor più efficace. Il teatro è un’arte che si fa insieme, dove ognuno apporta la sua competenza, sensibilità, esperienza e quando uno spettacolo si costruisce così è la migliore garanzia di ottenere un buon risultato.
Spero che siamo riusciti a raccontare un Francesco bellissimo, meno ieratico e iconico delle grandiose rappresentazioni cinematografiche, ma più umano, fragile, perfino confuso e incapace di portare avanti l’immane compito che si è dato. Sublime e grezzo, immenso e miserrimo, della stessa pasta dei grandi personaggi letterari e teatrali e come loro capaci di aprirci grandi interrogativi sulle nostre vite in ogni tempo.
Una narrazione perfetta per Giovanni che ha da sempre la grande abilità di riuscire a trattare temi elevati con semplicità e divertimento, unendo l’alto e il basso in una seducente affabulazione.
Anche le composizioni musicali, del bravissimo Luciano Di Domenico, sono state create con la stessa immaginazione. Reinventando temi medievali fino ad arrivare, attraverso variazioni e modulazioni, alla musica techno.
Il risultato di così tanto lavoro è uno spettacolo, credo, unico nel suo genere, pieno di invenzioni narrative, musicali e sceniche per onorare il nostro formidabile santo che si chiamava Giovanni come Scifoni e Francesco come me. Non potevamo che farlo insieme.
Francesco Ferdinando Brandi
