GHITTA CARREL-RITRATTI DEL NOVECENTO: Mostra organizzata dal FAI a VILLA NECCHI CAMPIGLIO di MILANO, dal 15 maggio al 12 ottobre 2025

MILANO

Il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano presenta Ghitta Carell – Ritratti del Novecento a cura di Roberto Dulio dal 15 maggio al 12 ottobre 2025 Villa Necchi Campiglio-via Mozart 14, Milano

Ghitta Carell_anni cinquanta

Il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS presenta a Villa Necchi Campiglio, dal 15 maggio al 12 ottobre 2025, una mostra dedicata a Ghitta Carell (1899-1972), fotografa ritrattista che nell’Italia tra le due guerre fu la più celebre e richiesta. Davanti al suo obiettivo posarono i massimi protagonisti dell’epoca: dall’aristocrazia all’alta società, dal mondo della politica a quello della cultura, e perfino della Chiesa, in Italia e oltre i confini. I suoi scatti nitidi, intensi ed eleganti, dallo stile inconfondibile, capace di fondere classicismo e modernità in un’estetica nuova e seducente, e di infondere bellezza, carattere, prestigio, e un sofisticato glamour, in ogni ritratto, costituiscono una galleria affascinante che attraverso volti, sguardi, pose, abiti e accessori, firme e dediche, ripercorre la storia e la cultura del Novecento.

MARIA JOSÈ (1906-2001) Principessa di Piemonte. Figlia di Alberto I del Belgio, sposò nel 1930 Umberto (II) di Savoia. – Foto ritratto eseguito da Ghitta Carell (1899- 1972). Artefice dello scatto, la fotografa ha eseguito personalmente anche la delicata mansione del fotoritocco. Scansione diretta della lastra negativa 18×24 (positivo in #29667), che riporta gli interventi in rosso coprente su mattoleina. Italia, 1935.

Curata da Roberto Dulio, l’esposizione raccoglie più di cento opere, tra fotografie vintage – recuperate da decine di collezionisti privati – lettere, cartoline, libri, documenti d’archivio e l’attrezzatura fotografica, esposta per la prima volta in una mostra.

Ghitta Carell leviga una sintesi espressiva che salda, in seduzione dialettica, accordi, tensioni e contrasti tra avanguardia e tradizione, in piena sintonia con il più elevato dibattito artistico dell’epoca. Nella caleidoscopica miscela figurativa della fotografa lievitano suggestioni desunte da contesti remoti, a volte antitetici, come la ritrattistica rinascimentale e barocca e il gusto glamour delle fotografie che consacrano il divismo degli attori d’oltreoceano. I suoi soggetti, di cui studia con minuzia abbigliamento e posizione appaiono in bilico tra un formalismo solenne e un immaginario hollywoodiano: memoria del passato ed eloquenza espressiva del presente”, afferma il curatore.

Piero Portaluppi_1938

Tra le fotografie, alcuni ritratti sono legati al luogo, Villa Necchi, come quello dell’architetto Piero Portaluppi, autore del progetto della villa, e delle due sorelle Necchi, Nedda e Gigina, che ne furono proprietarie, e la donarono al FAI; anche Giulia Maria Crespi, fondatrice del FAI, compare giovane a fianco della madre in un ritratto.

Nedda_Foto Ghitta Carell_1941_Fondo Necchi Campiglio – FAI e Gigina_Foto Ghitta Carell_1941_ Fondo Necchi Campiglio – FAI

Ed è proprio dalla presenza di questi ritratti familiari che nasce l’idea della mostra a Villa Necchi, con un progetto di allestimento che presenta un display museale nello spazio dedicato alle mostre e dispone poi altre fotografie negli ambienti della casa, sugli arredi, con le loro cornici originali, come fossero state collocate lì dagli stessi proprietari. Villa Necchi, del resto, non è un museo, ma una casa, e mostre come questa sono pensate dal FAI proprio per valorizzarne l’identità e l’atmosfera speciali, e per raccontare da un altro punto di vista lo spaccato di vita, di società e di cultura del Novecento che questo luogo di per sé testimonia ed esprime.

Questa mostra è perfetta per Villa Necchi, perché l’alta società fotografata dagli anni Trenta da Ghitta Carell è la stessa rievocata da Villa Necchi. Quel mondo si ritrova qui: nell’architettura all’avanguardia di Portaluppi, temperata dallo stile di Tomaso Buzzi; nella collezione d’arte che annovera i più grandi nomi del Novecento (donata da Claudia Gian Ferrari), come negli armadi che conservano intatti vestiti e accessori alla moda in quegli anni; e nella storia degli stessi proprietari, le sorelle Necchi, che si erano fatte ritrarre due volte ciascuna da Ghitta Carell. Sapevamo di avere queste fotografie, ma non sapevamo quante storie potessero raccontare, se studiate e abilmente ricucite al loro contesto storico e culturale come in questa mostra. E non si tratta solo di storie del passato. Questa mostra fa riflettere su temi generali e attualissimi: dalle forme della rappresentazione del potere, alla definizione dei canoni di bellezza; dalla seduzione delle mode alla manipolazione delle immagini, capaci di costruire personaggi e modificare caratteri, a partire dal ritoccarne l’aspetto, come la fotografia sempre più fa oggi, con filtri e programmi digitali, e come un tempo faceva l’arte” Daniela Bruno, Direttrice Culturale FAI

GHITTA CARELL

Nata nel 1899 nella contea ungherese di Szatmár da una famiglia ebrea, Ghitta Klein, in visita a Firenze nel 1924, decide di fermarsi in Italia e intraprendere la professione di fotografa. Ribattezzatasi Carell per l’occasione, in breve tempo, entra in contatto con l’aristocrazia, l’élite intellettuale e la classe politica italiane.

Davanti al suo obiettivo hanno posato, nell’arco di quarant’anni, personalità di spicco, come Vittorio Emanuele III e la regina Elena, Umberto e Maria José di Savoia, Margherita Sarfatti, Benito Mussolini, Cesare Pavese, Neville Chamberlain, la regina madre d’Inghilterra Elizabeth con la figlia Margaret, le famiglie Mondadori e Pirelli, Walt Disney, Pio XII e Giovanni XXIII.

Le personalità italiane più note – o aspiranti alla notorietà – degli anni Trenta si susseguono nello studio di Piazza del Popolo 3 a Roma, dove Ghitta Carell si è ormai trasferita dopo l’esordio fiorentino. Negli anni di più intensa attività apre uno studio anche a Milano, in via Conservatorio 20, dove fotografa la famiglia Necchi Campiglio e lo stesso Piero Portaluppi, progettista della loro casa milanese.

Carell utilizza un’attrezzatura tradizionale – un grande macchina con cavalletto della ditta Luigi Piseroni di Milano, esposta in mostra – che impara subito a padroneggiare. Si tratta di un apparecchio con lastre di grande formato (cm 18 × 24), all’occorrenza sostituito da più agili macchine portatili, ma sempre dello stesso formato. La fotografa dimostra subito un indubbio

talento nel mondo della fotografia, o meglio del ritratto fotografico, con il quale sintetizza le esperienze che più l’hanno interessata, sia della fotografia che della pittura rinascimentale. Si sofferma sui tagli, le inquadrature, i particolari, l’uso delle luci, arrivando alla definizione di uno stile inconfondibile

Sulla lastra sono fissate le immagini che poi la fotografa ritocca a tavolino come oggi si farebbe con filtri e programmi digitali, con un apposito leggio e una serie di strumenti – matite, colori, pennelli, raschietti – che faranno sembrare il suo atelier più simile a quello di un pittore che di un fotografo

La promulgazione delle leggi razziali nel 1938 sconvolge la vita degli ebrei italiani e anche quella di Ghitta Carell. Non sarà perseguitata, ma il suo ruolo e il suo nome inizieranno a essere censurati e omessi. Trascorrerà in Italia gli anni della guerra, nascosta tra Roma e Milano. Nel dopoguerra continuerà la sua attività su cui aleggia il ricordo – drammaticamente espiato – del fascismo e nel 1969 si trasferirà ad Haifa, dove vivono la sorella e la nipote, e dove morirà nel 1972, lasciando una serie di stampe e alcune lastre fotografiche all’Istituto Italiano di Cultura della città, che ha concesso il patrocinio a questa mostra.

LA MOSTRA

VILLA NECCHI – FOTO DI BARBARA VERDUCI 2025 @ FAI

L’iniziativa rinnova l’offerta di visita di Villa Necchi Campiglio: le mostre come questa sono, per il FAI, occasioni per invitare il pubblico tornare a visitare la villa scoprendone aspetti e dettagli inediti, che permettono di approfondire la sua storia e di raccontare nuove storie. Questo sono le mostre in generale per il FAI, i cui beni non sono contenitori, ma contenuti, da valorizzare attraverso sempre nuove ricerche e attraverso forme di esposizione e di racconto originali e attrattive, ma che sempre nascono dallo spirito del luogo.

Anche questa mostra nasce da un contenuto che già Villa Necchi esprime, ovvero la storia della società e del costume in una certa Milano della prima metà del Novecento, e trae lo specifico spunto dalla presenza nell’allestimento storico dei ritratti di Nedda e Gigina Necchi, immortalate proprio dalla macchina fotografica di Ghitta Carell.

VILLA NECCHI – FOTO DI BARBARA VERDUCI 2025 @ FAI

Alle foto delle sorelle Necchi, nella loro collocazione originale, saranno affiancate nella hall del primo piano una parte dei ritratti raccolti per questa mostra, lasciati all’interno delle loro cornici originali. Le fotografie saranno posizionate su un grande tavolo da centro, come se fossero state collocate lì dai proprietari di casa, integrandosi con l’arredo e confondendosi con le fotografie della famiglia, senza turbare l’ambiente domestico allestito e abitato dai Necchi Campiglio.

VILLA NECCHI – FOTO DI BARBARA VERDUCI 2025 @ FAI

La mostra proseguirà nel guardaroba, che sarà dedicato ad approfondire la tecnica fotografica della Carell, e si espanderà nel sottotetto della villa: uno spazio propriamente museale dove saranno esposti ulteriori ritratti, in gran numero, oltre a lettere, cartoline, libri e documenti d’archivio, per raccontare, anche attraverso video e filmati storici, non solo il lavoro della fotografa, ma anche i rapporti e le relazioni che la hanno legata a esponenti della classe aristocratica e intellettuale del tempo.

Non è prevista la pubblicazione di un catalogo dedicato, la mostra sarà però accompagnata da due volumi, curati da Roberto Dulio – Un ritratto mondano. Fotografie di Ghitta Carell, edito da Johan & Levi nel 2013 e Ghitta Carell’s portraits, edito da Five Continents, nel 2024 – che hanno riaperto il dibattito critico sull’opera della Carell, spesso deformata da filtri ideologici o stereotipata da giudizi encomiastici quanto superficiali.

VILLA NECCHI – FOTO DI BARBARA VERDUCI 2025 @ FAI

UNA CALL PER RITROVARE LE FOTOGRAFIE DI GHITTA CARELL

Il FAI intende lanciare una Call for portraits, ovvero una ricerca diffusa tramite social e canali digitali, per ritrovare fotografie di Ghitta Carell conservate nelle case delle famiglie milanesi.

Per segnalare un’opera è necessario scrivere all’indirizzo mostraghittacarell@fondoambiente.it al fine di sottoporre le immagini all’attenzione dei curatori, fino al 3 ottobre 2025. Le fotografie selezionate saranno richieste in prestito per la mostra.

La mostra si svolge con il patrocinio di Regione Lombardia, del Comune di Milano e dell’Istituto Italiano di Cultura di Haifa.

Il calendario “Eventi nei Beni del FAI 2025” è reso possibile grazie al fondamentale sostegno di Ferrarelle, Partner degli eventi istituzionali e Acqua Ufficiale della Fondazione, e al prezioso contributo di Pirelli, accanto al FAI dal 2005, che rinnova per il tredicesimo anno consecutivo la sua storica vicinanza all’iniziativa; due sinergie pluriennali strategiche e virtuose, da sempre fondate su medesimi obiettivi e valori, che si sono consolidate negli anni con la realizzazione di numerosi progetti. Grazie anche a BRT per il primo anno vicina alla Fondazione in qualità di sponsor del calendario eventi nei Beni, una nuova collaborazione nata con l’obiettivo di coinvolgere e sensibilizzare le persone e le comunità alle bellezze del nostro Paese, e a Delicius, che rinnova per il quinto anno consecutivo il suo sostegno al progetto, confermando la propria vicinanza e partecipazione alla missione del FAI.

Villa Necchi Campiglio è Museo riconosciuto da Regione Lombardia.

Un ritratto mondano Fotografie di Ghitta Carell

Autore: Roberto Dulio Anno: 2025

Lingua: Italiano Pagine: 108

Immagini: 15 b/n

Prezzo: < 10,00

ISBN: 978-88-6010-391-8

Formato: 12 x 18 cm

Il volume ricostruisce la vita e l’opera della fotografa Ghitta Carell (1899-1972), ungherese d’origine, che nel 1924 si trasferisce in Italia, dove in breve tempo sarà annoverata tra i più celebri ritrattisti. Con determina- zione, Carell entra in contatto con l’aristocrazia, l’élite intellettuale e la classe politica italiana, ritraendo icone come Maria José di Savoia e la famiglia reale. Tra i suoi scatti più noti ci sono quelli di Benito Mussolini, con i quali consolida la propria notorietà e veicola alcune delle immagini più ricorrenti del Duce.

Nel 1938 affronta il dramma dell’antisemitismo e poi il conflitto bellico, un periodo che segna un cambia- mento radicale nella sua vita e carriera, portandola a un lento declino nel dopoguerra. La sua biografia, sia umana che artistica, si sviluppa al di fuori delle narrazioni tradizionali della modernità, rivelando un’opera molto più complessa di quanto non suggeriscano le etichette riduttive di “fotografa del potere” o “fotografa dell’anima” a cui spesso viene associata.

Il lavoro di Ghitta Carell si distingue per una sintesi espressiva che unisce, in un’affascinante dialettica, le tensioni tra avanguardie e tradizione che caratterizzano il dibattito artistico dell’epoca fascista. La sua acro- batica miscela figurativa evoca suggestioni provenienti da contesti diversi, talvolta opposti, come la ritrat- tistica rinascimentale e barocca e il gusto glamour delle fotografie che celebrano le star di Hollywood.

Questo volume mette in evidenza l’importanza del suo lavoro nel panorama della fotografia e dell’arte del Novecento. La sua arte merita senza dubbio un risarcimento critico che ne riconosca l’alto livello e la com- plessità, spesso trascurata nel corso della storia.

Roberto Dulio si occupa della cultura architettonica moderna e contemporanea e dei suoi rapporti con l’arte e la fotografia. Ha curato mostre, pubblicato libri e saggi. È stato redattore della rivista L’architettura, cronache e storia e collaboratore di altre testate tra le quali: Il Giornale dell’architettura, Casabella, Domus e il domenicale del Sole 24 Ore. È delegato della Rettrice per il sistema archivistico, bibliotecario e museale del Politecnico di Milano. Tra i suoi libri: Aldo Andreani 1887-1971, visioni, costruzioni, immagini (con Mario Lupano, 2015); Introduzione a Bruno Zevi (2008); Giovanni Michelucci 1891-1990 (con Claudia Conforti e Marzia Marando- la, 2006).

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