Padiglione della Tanzania alla Biennale di Venezia 2026 con la mostra “Minor Frequencies”, un viaggio emozionante nell’arte contemporanea

VENEZIA – Il Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia presenta la mostra Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation.

Manifesto della 61ª Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia, con il titolo 'Minor Frequencies: The Inner Life of a Nation' e dettagli sull'evento, tra cui le date 09.05 - 22.11.2026.

L’inaugurazione di giovedì 7 maggio prevede alle ore 17:30 la Conferenza Stampa, alla quale seguirà una visita dell’esposizione con le curatrici, accompagnate dagli artisti, e infine un cocktail di benvenuto. L’ingresso sarà riservato alla stampa accreditata e ai visitatori muniti dell’invito nominativo alla pre-apertura di Biennale e ai titolari di Biennale Card, fino ad esaurimento posti (RSVP tanzania.nationalpavilion@gmail.com).

Un artista seduto circondato da natura, indossa un abito colorato decorato con mollette da bucato di vari colori e un piccolo accessorio di peluche giallo. Sta esprimendo emozioni con le mani sollevate.
Lazaro Samuel, ph_ Jan Van Esch, courtesy of Lazaro Samuel

In Minor Frequencies, la Repubblica Unita di Tanzania risuona come una delle frequenze che animano la Biennale Arte 2026. Il progetto ci invita ad assumere una postura laterale, ad ascoltare il rumore di fondo, oltre i grandi proclami. Perché il minore non è riduttivo. Il minore è intimo e prezioso. Porta con sé memoria, respiro e resistenza. E la Partecipazione Nazionale della Tanzania si accorda a questo coro minore riverberando il sentimento della Nazione non attraverso slogan, bensì secondo percezioni sussurrate, facendola emergere come presenza sensibile, organica.

Uomo seduto in primo piano con una camicia a fiori, di fronte a uno sfondo artistico colorato e dettagli di piante.
Amani Abeid, ph_ Nicklas Kelvin Mwakatobe, courtesy of Amani Abeid

Il progetto curatoriale ed espositivo ruota con grande armonia attorno alle opere degli artisti tanzaniani. Opere che si fanno espressione di frequenze interne che echeggiano ciascuna una linea di ricerca: il Corpo di Turakella Editha Gyindo; il Gesto di Lazaro Samuel; l’Archivio di Valerie Asiimwe Amani; la Mente di Amani Abeid.

Espositori

Amani Abeid, Valerie Asiimwe Amani, Alice Andreoli, Christian Balzano, Silvia Canton, Patrizia Casagranda, Guk-hyun Cho, Mirko Demattè, Marie Denis, Xu Deqi, Jung Duri, Gheorghe Fikl, Anastasia Giuntoli-Starovoitova, Turakella Editha Gyindo, Jiang Heng, Fukushi Ito, Jennifer Lee, Andrea Marchesini, Zhang Meng, Gianni Moretti, Ahmad Nejad, Maria Elisabetta Novello, Jiyoon Oh, Ciro Palumbo, Andrea Papi, Angelo Orazio Pregoni, Lazaro Samuel, Roberto Saglietto, Joungeun Shin, Michele Tombolini, Xing Junqin, Zhai Xudong, Sasha Vinci, Sergi Zader, Jin Zhiqiang

Ritratto di una donna con un abito dai colori vivaci e una collana distintiva, davanti a uno sfondo di tessuti colorati.
Valerie Asiimwe Amani, ph William Bacon, courtesy of Valerie Asiimwe Amani

La centralità di questi lavori funge da diapason al coro polifonico degli artisti provenienti da geografie plurali che, mediante i loro interventi creativi, espandono la vita interiore della Nazione Tanzania. Grazie a differenze formali e linguistiche, l’esposizione converge in un caleidoscopio artistico condiviso, uno spazio di ricerca che privilegia l’interiorità, l’opacità e l’ascolto rispetto alla spettacolarizzazione. In tal modo tutte le opere non solo rappresentano la Nazione, ma ne interpretano anche la dimensione più profonda, contribuendo ad amplificare il ruolo della Tanzania nel panorama internazionale dell’Arte Contemporanea.

Ritratto di una giovane donna con treccia nera, seduta con un'espressione riflessiva, indossando un maglione scuro e pantaloni con macchie di vernice.
Turakella Editha Gyindo, ph_ David Masanja, courtesy of Turakella Editha Gyindo

In Minor Frequencies il dialogo e il confronto si fanno prolifici nel momento in cui si rende necessario superare il paradigma della costruzione di identità e rappresentatività culturale, per dare voce all’opera d’arte come sintesi propositiva del metodo di lettura delle comunanze e delle diversità geografiche, sociali, culturali. Si tratta di vagabondare attraverso luoghi che non ammettono distanza, poiché appartengono al “territorio magico” dell’arte. Dalla Tanzania a Venezia – e ritorno – l’architettura è mobile, composta da derivazioni, analogie e filiazioni intrinseche all’accettazione di un nomadismo che “si estende in reticoli”.

Un altare decorato con sculture e candele, con un toro rosso e bianco in primo piano.
Gheorghe Fikl, Doiminion, 2016, ©Gheorghe Fikl, Courtesy dell_artista

Nello spazio della mostra, le opere abitano un impianto scenico orchestrato con ritmica sincopata e non lineare, intervallata da quinte che accolgono installazioni multidisciplinari, collage, scritte poliglotte, luci, suoni, interventi grafici, pittura e scultura. L’obiettivo è posizionare lo sguardo laterale degli artisti tanzaniani come punto privilegiato di osservazione, nel tentativo di spostare e moltiplicare le prospettive attraverso l’incrocio e l’accoglienza di visioni alternative all’interno della «totalité-monde». La partecipazione della Repubblica Unita di Tanzania alla Biennale Arte 2026 rappresenta un segno di continuità con la precedente edizione del 2024. Se in quella scorsa edizione il Padiglione ha occupato uno spazio limitato, quest’anno la mostra si svolge presso una grande area di archeologia industriale, ponendosi sullo stesso piano delle principali nazioni del mondo.

Un grande pannello fotografico appeso a una parete che mostra un paesaggio montano sfocato in bianco e nero con nuvole di vapore.
Maria Elisabetta Novello, Vesuvio, 05 aprile 2024, ph. Pierluigi Buttò, courtesy dell_artista (dalla mostra Là dove il sentiero di perde)

Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania

alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation

Sedi espositive:

Supernova

Cannaregio 3218/A – Fondamenta della Sensa

Orario estivo (dal 9 maggio al 27 settembre): 11:00 – 19:00

Orario autunnale (dal 29 settembre al 22 novembre): 10:00 – 18:00

Chiuso il lunedì (tranne 11 maggio, 1 giugno, 7 settembre, 16 novembre)

Gervasuti Foundation – Palazzo Canova

Cannaregio 4998 – Calle Lunga Santa Caterina – Il Campiello

Sede non presidiata, liberamente fruibile nei seguenti orari:

Orario estivo (dal 9 maggio al 27 settembre): 11:00 – 19:00

Orario autunnale (dal 29 settembre al 22 novembre): 10:00 – 18:00

Chiuso il lunedì

Commissaria:

Leah Elias Kihimbi, Vicedirettrice per lo Sviluppo delle Arti presso il Ministero dell’Informazione, della Cultura, delle Arti e dello Sport della Repubblica Unita di Tanzania

Curatrici:

Lorna Benedict Mashiba, Martina Cavallarin

Promotore:

Ministero dell’Informazione, della Cultura, delle Arti e degli Sport della Repubblica Unita di Tanzania

In collaborazione con:

Rangi Gallery, Dar es Salaam, Tanzania; Gervasuti Foundation London-Venice; BRUCHIUM Associazione Culturale; Out of Africa Associazione Culturale; Le Fondamenta Nove dell’Arte

Una stanza con vari barattoli di vetro di diverse forme e dimensioni, disposti su un pavimento in legno chiaro, con pareti di pietra e pittura parziale.
Maria Elisabetta Novello,Terra Bruciata”, 2024, ph. Pierluigi Buttò, courtesy dell_artista (dalla mostra Ciò che resta del fuoco a Magnano)

Organizzazione:

Produttore Esecutivo: Alessandro Corona

Responsabile del progetto: Matteo Scavetta

Rapporti Istituzionali: Michele Gervasuti

Produzione: MilleEventi – Venice & Everywhere

Organizzazione: Techne Art Service e PRS Impresa Sociale

Allestimenti: MilleEventi con Techne Art Service

Identità visiva, grafica e fotografia: Fludesign

Collaboratori al progetto:

Antonio Caruso, Baraka Mlewa Chale, Natalia Gryniuk, Lin Hong, Nakunda Mshana, Nora Negadi, Alice Salvatico, Mechtilda Sarungi, Giovanni Serradifalco

Con il supporto di:

Alkiva Capital; Artesicura; Association Clubul Rotary Cetate Timișoara; BeOne Medicines Italia; Casa d’Arte San Lorenzo; Collezione Sibilla; Daniela Diodato – Dadart Gallery; GABRIELLI Steel Service Centre; Li Keran Academy of Painting; Lineapelle; Kodama Building; K STUDIO Design; MAIIIM; Modus Arte & Impresa; MUSA International; Ototeman Perfumes; Serradifalco Editore; STUDIO RONCATO Ingegneria Civile e Ambientale; UNIC – Concerie Italiane

Interno di una cantina storica con pareti in pietra, caratterizzato da un camino centrale e vari cilindri artistici distribuiti sul pavimento.
Marie Denis_Divination – La Forêt de Rouleaux_2025. Ph. Danilo Donzelli e Mauro Palumbo.jpg
Un'opera d'arte che combina un'immagine di un elefante con una figura umana, con un fondo decorato in oro e tonalità rosate.
Michele Tombolini, Memoria Incarnata, 2026, courtesy dell_artista
Installazione artistica in una galleria, con opere tra cui un video, una scultura di un samurai, steli decorativi e stivali neri.
Sasha Vinci, La Terra delle Ombre, 2026, courtesy dell_artista (render)
Interno di una galleria con pareti di tessuto bianco sospese, creando un ambiente luminoso e arioso.
Turakella Editha Gyindo, Testimonials from the body, 2026, courtesy of the artist (render)
Opera astratta caratterizzata da una fusione di tonalità blu, verdi e nere, con texture fluide e forme organiche che evocano un paesaggio marino o vegetale.
Zhai Xudong, Minor Harmonies, 2026, Courtesy dell_artista

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