Sostenibilità digitale: guida pratica per aziende tra impatti nascosti, dati e infrastrutture IT

Email, cloud, software e streaming vengono spesso considerati “invisibili”. Ma dietro ogni attività digitale si nasconde un’infrastruttura fisica che consuma energia, utilizza risorse e genera emissioni. Un impatto ancora poco percepito, ma destinato a diventare sempre più rilevante per le aziende.

Un impatto nascosto lungo tutta la filiera digitale

Un’analisi di Ollum, società specializzata in consulenza per la sostenibilità, evidenzia come la sostenibilità digitale sia oggi uno dei temi più sottovalutati nelle strategie ESG. Il digitale non è immateriale: data center e cloud richiedono grandi quantità di energia, sia per il funzionamento dei server sia per il raffreddamento degli impianti. Allo stesso tempo, dispositivi come computer, smartphone e server generano impatti ambientali lungo tutto il loro ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento.

A questo si aggiunge un elemento spesso trascurato: la trasmissione dei dati. L’aumento esponenziale del traffico legato a video, streaming e servizi online comporta un consumo energetico crescente, rendendo l’infrastruttura digitale sempre più energivora. Anche il software gioca un ruolo chiave: applicazioni inefficienti o una gestione non ottimizzata dei dati possono amplificare ulteriormente i consumi, contribuendo in modo significativo all’impatto complessivo.

Perché le aziende fanno fatica a gestirlo

Il principale problema è che questo impatto è diffuso e difficilmente visibile. A differenza di altre fonti di emissione più evidenti, il digitale è distribuito tra infrastrutture, fornitori e processi interni, rendendo complessa la misurazione e la gestione. Di conseguenza, molte aziende non lo includono ancora in modo strutturato nelle proprie strategie di sostenibilità.

Tuttavia, con la crescente digitalizzazione dei processi e l’aumento delle richieste di trasparenza sui dati ESG, questo scenario è destinato a cambiare. Il digitale sta diventando una componente sempre più rilevante dell’impronta ambientale aziendale, con implicazioni non solo ambientali ma anche strategiche e competitive.

👉 Nella guida sulla sostenibilità digitale, Ollum analizza nel dettaglio le fonti di impatto del digitale e le azioni concrete che le aziende possono adottare per renderlo più sostenibile.

Dalla consapevolezza all’azione: le leve per ridurre l’impatto

Integrare la sostenibilità digitale significa passare da una gestione passiva a un approccio consapevole. Le aziende possono intervenire su più livelli: dall’ottimizzazione dei sistemi IT alla riduzione dei dati inutili, fino alla scelta di infrastrutture cloud e fornitori più efficienti dal punto di vista energetico.

Il digitale è spesso percepito come qualcosa di immateriale, ma in realtà ha un impatto ambientale concreto e in rapida crescita. Le aziende che iniziano oggi a misurarlo e gestirlo avranno un vantaggio competitivo, oltre che ambientale, commenta Saverio Lapini, CEO e cofondatore di Ollum.

Si tratta di un cambio di prospettiva: il digitale non è più solo un abilitatore di efficienza, ma anche una variabile da gestire in ottica ambientale. Comprendere dove si genera l’impatto è il primo passo per ridurlo in modo efficace.

Chi è Ollum?

Ollum Srl è una società di consulenza ESG, parte del Gruppo TÜV Austria, che supporta anche aziende dei settori elettronica e ICT nella gestione e valorizzazione dei dati ambientali lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti e delle infrastrutture digitali. L’approccio integra analisi tecnica, modellazione LCA e strutturazione dei dati per affrontare temi come carbon footprint, impatto dei data center, gestione dell’hardware e sostenibilità del software.Dalla misurazione delle performance ambientali alla definizione di strategie di miglioramento, Ollum accompagna le imprese nell’integrare la sostenibilità nei processi digitali, rispondendo alle crescenti richieste di trasparenza del mercato e rafforzando il loro posizionamento competitivo in un contesto sempre più orientato ai dati.

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