La Regione fra le prime tre insieme a Veneto e Toscana nel garantire i livelli essenziali di assistenza (Lea) attraverso le prestazioni fornite, sulla base di dati del ministero della Salute
BOLOGNA – “Se non possiamo non essere orgogliosi degli ottimi risultati centrati anche quest’anno dal Servizio sanitario pubblico dell’Emilia-Romagna, resta l’enorme preoccupazione per la tenuta della sanità pubblica del nostro Paese, vittima di un profondo definanziamento nazionale, come messo in luce anche dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Gimbe”.
A sottolinearlo sono il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, commentando i dati diffusi dalla Fondazione Gimbe, che mettono in luce come in 4 anni, dal 2023 al 2026, la quota di finanziamento pubblico al sistema sanitario italiano in rapporto al Pil del Paese sia calata dal 6,22 al 6,14%, con un “taglio invisibile” di 18,8 miliardi di euro.
“E’ l’ennesima conferma a quanto sosteniamo da tempo: è necessario un robusto rifinanziamento della sanità pubblica in Italia, se si vuole scongiurare il collasso dell’intero sistema- sottolineano de Pascale e Fabi-. L’aumento in termini assoluti è oggettivamente una realtà, ma non è nemmeno lontanamente sufficiente in alcun modo a coprire le necessità legate alla crescita dei costi, dei servizi e delle prestazioni, ancor di più adesso con l’impennata dei costi energetici. L’Italia si conferma in coda in Europa per spesa sanitaria pubblica pro-capite, con dati preoccupanti come i quasi 6 milioni di persone che hanno rinunciato a visite ed esami nel 2024 o la crescita del ricorso a fondi e assicurazioni private. Non sono i numeri che deve avere un Paese civile- proseguono-. L’auspicio è che il Governo ascolti la voce non solo dell’Emilia-Romagna, ma di tutte le Regioni italiane che, al di là del colore politico, stanno denunciando da tempo questa situazione, chiedendo interventi concreti e non più rinviabili”.
Secondo i dati diffusi da Gimbe e relativi al 2024, l’Emilia-Romagna si conferma al vertice tra le Regioni italiane per punteggi legati ai parametri Lea, i Livelli essenziali di assistenza da garantire a cittadine e cittadini: nella Prevenzione (97 punti, prima in Italia, dietro solo alla Provincia autonoma di Trento), nell’Ambito distrettuale (94 punti, seconda dietro al Veneto) e ospedaliero (91 punti, terza dietro Veneto e Toscana). Risultati centrati di fronte a una quota di riparto tra le più basse (2.218 euro pro-capite, pur in linea con la media italiana).
“Risultati che ci rendono orgogliosi e di cui dobbiamo ringraziare professioniste e professionisti della sanità regionale: medici, infermieri, operatori, personale amministrativo che ogni giorno lavorano in condizioni sempre più complesse per assistere chi è in difficoltà. Un patrimonio di competenze e umanità eccezionale che vogliamo difendere e aiutare con politiche che rafforzino la medicina di territorio e l’utilizzo delle nuove tecnologie: solo così- concludono de Pascale e Fabi– saremo in grado di mettere in campo un sistema sanitario pubblico al passo con i tempi e a misura delle persone, difendendo il diritto alle cure a prescindere dal luogo di nascita o dal reddito”.
