Dal libro di Armando Vertorano nasce uno spettacolo che racconta oltre settant’anni di Italia attraverso i quiz televisivi. A Moglia il 31 ottobre presso il Teatro Italia.
«Quando fui assunto nella redazione di un quiz televisivo, la cosa che proprio non andò giù a mio padre era che non c’era una parola “immediata” per definirlo. Se dici “avvocato” o “ingegnere” tutti capiscono cosa fa tuo figlio. Ma se dici: mio figlio fa il domandiere… devi metterti a spiegare. Stasera, ve lo spiego».
Milioni di italiani, ogni sera, provano a rispondere alle domande dei quiz televisivi. Cambiano i conduttori, cambiano le domande, cambia il modo di giocare. E, insieme ai quiz, cambia anche l’Italia. È da questa intuizione che nasce “A domanda rispondo. Uno spettacolo interattivo su quiz, domande e domandieri”, il nuovo titolo prodotto da Fondazione Aida ETS ICC, tratto dall’omonimo libro di Armando Vertorano (Nottetempo, 2025), autore televisivo che da quasi vent’anni lavora dietro le quinte dei più importanti game show italiani.
Con la regia di Andrea de Manincor e l’interpretazione di Stefano Colli, lo spettacolo sarà presentato a Moglia il 31 ottobre, ore 21.00, presso il Teatro Italia.
Il protagonista è un domandiere, come si autodefinisce lo stesso Vertorano: la figura che costruisce le domande dei quiz televisivi partendo da fatti, curiosità e frammenti della realtà. Un mestiere poco conosciuto, spesso circondato da molti luoghi comuni.
«Molti pensano che basti prendere un’enciclopedia e cercare le informazioni. In realtà una domanda non deve mai essere troppo nozionistica, non deve essere un’interrogazione, perché altrimenti si perde quel senso di intrattenimento. Dalla nozione bisogna costruire qualcosa che attiri l’attenzione» spiega l’autore.
È quello che definisce un esercizio di pensiero laterale, capace di trasformare una semplice informazione in una domanda inattesa: non si deve chiedere quanto è alta la Torre di Pisa, ma quanti Francesco Totti servirebbero per raggiungerne la cima. «Ecco cosa fa un domandiere: cerca. Cerca dei pezzi di realtà che possano diventare un gioco – racconta Vertorano -. Mentre tutti cercano risposte, noi cerchiamo le domande. Per noi la risposta non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza».
Dai pionieri di Lascia o raddoppia? e Rischiatutto fino ai quiz che ancora oggi accompagnano il pubblico ogni sera, “A domanda rispondo” racconta come siano cambiati il linguaggio televisivo, i riferimenti culturali e il modo stesso di costruire una domanda. Non è la trasposizione teatrale di un saggio, ma un racconto che parte da oltre settant’anni di televisione italiana e arriva fino a una riflessione più intima: su come cercare una domanda partendo da una risposta possa cambiare il modo di guardare noi stessi, le nostre paure, i dubbi e il mondo che ci circonda.
Il cuore dello spettacolo resta però il teatro. “A domanda rispondo” è infatti un vero game show teatrale, nel quale il pubblico entra continuamente in gioco. La narrazione si sviluppa tra domande, improvvisazioni e momenti di partecipazione diretta, fino a trasformare gli spettatori in protagonisti dell’esperienza. «La quarta parete, di fatto, è già rotta» spiega Vertorano. A raccogliere la sfida di trasformare questo racconto in un’esperienza teatrale è il regista Andrea de Manincor. «La prima cosa a cui mi rivolgo è lo studio del testo – precisa -. Quello di Armando Vertorano permette di lavorare sulla parola e sulle sue intenzioni, creando più livelli: l’intimità della riflessione e la narrazione di un mondo con cui siamo cresciuti, quello della televisione e del quiz». Da qui nasce «una macchina teatrale in cui convivono parola, proiezioni, improvvisazione con il pubblico e gaming, cercando una cifra originale ma sempre nel solco tracciato dal testo».
«Il quiz è rimasto uno dei pochi rituali collettivi che ancora ci uniscono – osserva l’attore Stefano Colli -. Raccontare il cambiamento dell’Italia partendo da un linguaggio che tutti conoscono, e farlo attraverso il gioco anziché con una lezione frontale, rende il pubblico parte del racconto». Tra i protagonisti dello spettacolo c’è anche Enza, un’intelligenza artificiale in voce off che dialoga con il domandiere. «Da quando è arrivata l’intelligenza artificiale mi chiedono spesso se il nostro lavoro sia a rischio. Allora ho pensato: parliamone» chiosa l’autore. Ne nasce uno scambio ironico che accompagna il racconto e porta sul palcoscenico, con leggerezza, uno dei temi più attuali legati al rapporto tra creatività e tecnologia.
Produzione: Fondazione Aida ETS ICC
Drammaturgia: Armando Vertorano
Regia: Andrea de Manincor
Con: Stefano Colli
Scene: Luca Zanolli
Light designer: Alberto Gottardi
Proiezioni: Riccardo Sarti
Staff tecnico: Go.Service – Mario Gottardi
Tour manager: Roberto Terribile
Biglietto unico 8 euro
Informazioni
Fondazione AIDA ETS ICC
Tel. 045 8001471
fondazione@fondazioneaida.it
www.fondazioneaida.it



